NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

VICEVERSA

scansione0004(Ho scritto questo breve racconto per il Concorso “70 righe – Resistenza e Liberazione” indetto nel 2015 dalla Casa della Memoria e della Storia, Via San Francesco in Sales, 5, Roma. Segnalato, è inserito nell’antologia)

Non ne indossa più da quando è rimasto solo. Era la moglie a trascinarlo fuori, lo prendeva a braccetto, lui fingeva di scocciarsi ma era felice. Ora guarda le cravatte come se non fossero sue. Alcune sono troppo larghe e colorate, a rettangoloni e rombi. Altre sottili e scure.
D’altronde, una – la meno vecchia, la meno ridicola – dovrà pur sceglierla.
L’hanno invitato come un eroe
e dovrà accettare, mettersi un po’ in ordine, andare dal barbiere, farsi radere la nuca,
tirar fuori il completo che odora di naftalina.

Alla cerimonia – di quelle con le parole ipocrite e maiuscole,
Per Non Dimenticare,
ché se uno lo dice vuol dire che ha già dimenticato –
ci saranno le scolaresche, rumorose, portate a forza dagli insegnanti,
i ragazzi eccitati seduti dietro alle fanciulle bionde,
tutti a guardarsi tra di loro, a sganasciarsi, a farsi cenni.
Non vorranno saperne di lui, e forse avranno ragione.

Non è un eroe. Non lo è stato mai.
Era solo uno che portava le cose, carte ordini cibo, una pistola.
Ed era come portare lo zucchero, ma più pericoloso.
Se talvolta lo intuiva, era dagli occhi della madre, dal modo in cui lo stringeva,
un istante in più del normale, l’abbraccio che si dà a quelli che rischiano la morte, la tenerezza che poi si caccia via col finto corruccio, con la pacca sul petto: su, via via, adesso vai.
E lui andava, giovanissimo, forte, sfacciato,
calli e vesciche, scarpe vecchie passate da fratello a fratello, già coi buchi nelle suole, e il cappotto rivoltato, di lana cattiva, da prurito sul collo.

No, non era un eroe.
Arrivava in un posto, gli dicevano grazie, gli davano qualcosa da portare altrove, una parola, un messaggio, un altro ordine, un pacco, un segreto,
e lui ripartiva, nelle scarpe un altro buco.

Se lo chiameranno eroe, si aprirà la camicia
spudorato, il corpo integro e bianco, un’ernia degli anni Sessanta e niente di più, e dirà
Non ho combattuto e non sono morto, non ho schegge né ferite.
E gli saliranno in gola i groppi, per quelli che invece. Che invece.
Tullio Amedeo Carlo Francesco Luigi Oreste Giovannino Michele…

Io, io no.
Ho avuto paura, questo sì, quando un convoglio mi affiancava sulla strada,
– una volta, due, cinquanta è capitato –
e un soldato mi fissava negli occhi con la forza misteriosa dei draghi,
ma io facevo lo stupido, lo facevo bene, forse lo ero,
scherzavo, simulavo, sorridevo,
se avevo una valigia pesante la facevo sembrare leggera, se era leggera la fingevo pesante,
se nascondevo nella maglia spostavo l’attenzione sui pantaloni, e viceversa.
Tutto viceversa. Se mi avessero chiesto di inventarmi un nome di battaglia, avrei detto
Viceversa mi chiamo.

No, non sono un eroe, ripeterà.
Eppure.

Ora che siede in questa sala di stucchi, con la cravatta che ha scelto
e il doppiopetto grigio dei matrimoni e dei funerali,
ora
con i ragazzini dietro, proprio come li aveva immaginati, belli e beati,
ché la resistenza è quella elettrica e nessun’altra,
ora
tremante per l’emozione, pensa:
eppure,
forse utile lo sono stato.

Anche questa è la ricchezza che vi abbiamo dato: di essere maleducati e leggeri
così come io ero, così come sarei stato se le circostanze lo avessero permesso,
se la guerra, se la miseria, se la dittatura, se.

Adesso ridete – di me, sì, anche di me, che mi alzo e raggiungo il palco a passi sghembi –
eppure anch’io vi ho regalato la bocca per ridere, la voce per schiamazzare,
la pace, il benessere, la libertà, la.

Eppure anch’io ve l’ho costruita, un mattoncino o due, questa nostra casa in cui abitate sereni.
Anch’io, ieri, l’altro ieri, altrove.

No, non sono un eroe.
Gli eroi sono pochi, devono essere pochi.
Gli altri, i molti, devono fare la loro parte, modesta che sia.

Luisella Pacco

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3 commenti su “VICEVERSA

  1. Dario Predonzan
    6 marzo 2016

    Bellissimo! Mi ha commosso

  2. Valerio Fiandra
    7 marzo 2016

    è ottimo. ci sei proprio, qui. sia in termini di stile sia in lingua. usalo come liquido di contrasto per la storia che stai scrivendo adesso: sei sulla buona strada.

  3. Marisa
    9 marzo 2016

    Eppure sì, anche lui è a suo modo un eroe. Non è solo il grande gesto che contraddistingue l’eroe, è anche la confusa intima consapevolezza di dare una piccola parte di se stessi a una causa che, per quanto assurda, è determinante per la salvezza comune, ben sapendo di rischiare la morte. E poi conta la giovinezza con l’impulso a osare, la sfida a superare ogni pericolo.
    Bellissimo racconto, in cui pare di sentire l’odore acre della guerra e lo sferragliare dei convogli diretti al fronte, di vedere le immagini di questi piccoli grandi eroi con le scarpe bucate e con la speranza nel cuore.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 marzo 2016 da in Racconti brevi.

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