NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

PRIMA PLURALE

Prima plurale

 

 

 

PRIMA PLURALE

 

Ha l’arroganza del vetro
e la trasparenza dei forti.
Non dice, bensì dichiara afferma proclama.
È incontrovertibile
anche solo in un suo verbo.
Nessun discorso singolare, seppur ben articolato,
potrà esserlo altrettanto.

È prima come primitiva e originaria,
mai preceduta da altra vita,
odora di mondi esplosi e riassemblati,
di metalli incandescenti fusi dentro la giusta forma.
Ed è plurale e ardimentosa
come di popolo salito a raggiungere il palazzo del re,
per incutergli timore.

È la persona degli innamorati,
potente e ostinata anche nelle banalità.

Ci siamo fermati a guardare il cielo –
come se gli occhi fossero comuni.
Abbiamo apprezzato la bistecca –
come se il palato fosse di un’unica bocca.

Così, chi si è fermato da solo sotto lo stesso cielo
o da solo ha mangiato la medesima carne,
deve tacere,
perché la sua esperienza non è vera quanto la loro
e nulla può aggiungere o correggere
o scalfire.

Non può nemmeno dirsi d’accordo:
la prima singolare ha una voce rotta e vaga,
un gracchiare di radiolina
che qualcuno
passando
spegne con un dito.

Luisella Pacco (2014)

 

(Con questa poesia ho partecipato al Premio Mario Luzi. Credo ormai di poterla pubblicare)

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6 commenti su “PRIMA PLURALE

  1. Dario Predonzan
    15 novembre 2015

    Molto bella e molto vera. Per quanto ci si senta – o ci si sforzi di essere – individualisti ed autonomi, padroni assoluti di sé stessi, c’è sempre qualcuno o qualcosa a ricordarci che l’essere umano è “per natura un animale politico” (nel senso di Aristotele, sia chiaro…) e ha bisogno degli altri, per dare un senso all’esistenza, esistere davvero. Anche, magari, di un solo altro, o di una sola altra.

    • Luisella Pacco
      16 novembre 2015

      Già.

  2. Marisa
    16 novembre 2015

    Questa bellissima poesia parla dell’amore, pur senza mai nominarlo.
    Parla dell’empatia e della potenza che esso racchiude. Parla dell’essere umano e della sua unicità, di quella unicità che tuttavia lo rende capace di compenetrarsi fino a confondersi nell’altro.

    • Luisella Pacco
      16 novembre 2015

      Magari, Marisa, fosse come dici. In realtà parla della sfrontatezza e della crudeltà dell’amore, che si comporta come un bulletto prepotente, mentre la solitudine è il ragazzino perpetuamente vilipeso.

  3. Marisa
    16 novembre 2015

    Ho inteso la prima parte della poesia come metafora dell’amore, come due insiemi di forza che procedono caparbiamente all’unisono, dato che la mia immaginazione si è soffermata sul vissuto di una ipotetica coppia. A dire il vero, in questa mia interpretazione ha giocato molto il titolo della poesia.
    Nella seconda parte ho visto invece in quella solitudine non tanto l’umiliazione dell’abbandono o dell’indifferenza o dell’offesa altrui, ma principalmente il senso di dignità dell’essere umano quando – rimasto solo – guarda lo stesso cielo con occhi diversi, quelli del dolore.
    Ma ora tutto mi è più chiaro e ti ringrazio per questo.

    • Luisella Pacco
      16 novembre 2015

      La tua è una bellissima interpretazione, sono io che ti ringrazio! 😊

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Questa voce è stata pubblicata il 15 novembre 2015 da in Poesia.

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