NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Ottobre 2015: I NON CONFORMISTI di Richard Yates

Provate a dirmi perché vi siete innamorati di qualcuno, cos’è che vi ha colpito, cos’è che avete visto. Sarà stata certamente una piccola cosa, forse un modo di alzare la testa o di sorridere, sarà stato un istante, una visione, una specie di preveggenza, nient’altro che una follia. Sono altri i sentimenti che si costruiscono mattone su mattone, valutando i comportamenti, condividendo i principi morali, nella ragionevolezza e nel tempo: l’amicizia, il rispetto, la stima, e tutte quelle buone cose lì. Ma se vi innamorate, lo sapete: è il colpo di fulmine, e null’altro serve.
Gli amori letterari funzionano allo stesso modo.
Quello mio per Richard Yates è scoppiato grazie a un dettaglio in uno dei racconti della raccolta Undici solitudini. Una donna si presentava al suo uomo con una bella camicia da notte. Lui ne toccava un lembo, strofinandolo con competenza tra le dita come un venditore di stoffe, come un mercante. Il gesto diceva tutto: non si sarebbero potuti descrivere meglio la mancanza d’attrazione, il disagio e la distanza, l’imbarazzo dell’uomo che non osava toccare nulla di più del tessuto, e la frustrazione della donna che certo avrebbe desiderato una carezza per sé.
Allora, ho imparato che uno scrittore di piccoli gesti è uno scrittore geniale, ed è stato in quel momento – non prima, non dopo – che Yates è entrato nel mio cuore.

"I non conformisti" di Richard Yates (ed. Garzanti, 1966, traduzione di Adriana dell'Orto

“I non conformisti” di Richard Yates (ed. Garzanti, 1966, traduzione di Adriana dell’Orto

Per questo, vi parlo del suo romanzo più noto, I non conformisti, ovvero Revolutionary Road (1961) poiché è questo il titolo (quello originale) con cui il romanzo è attualmente più famoso. Merito del bellissimo film di Sam Mendes che nel 2008 portò sullo schermo in modo impeccabile una storia che incredibilmente Hollywood non aveva ancora sfruttato.
I due protagonisti, Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, entrambi bravissimi, gli stessi che anni prima avevamo visto quasi ragazzini in Titanic, ormai adulti e disincantati erano perfetti per rappresentare questo nuovo naufragio, dove le onde sono ancora più gelide e non ci sono scialuppe né pezzi di chiglia a cui aggrapparsi.
Mi fa tenerezza stringere in mano questa edizione Garzanti del 1966 (traduzione di Adriana dell’Orto), con la sua quarta di copertina che spiega “Richard Yates ha quarant’anni, è americano, vive e lavora a New York, dove insegna creative writing”. Ormai gli anni sono trascorsi, Yates è morto nel 1992 e non c’è più alcun bisogno di dire chi fosse o cosa facesse, perché ormai è considerato uno dei più grandi autori del Novecento.
Come Undici solitudini (o Easter Parade, Una buona scuola, Sotto una buona stella o uno qualsiasi degli altri suoi libri) anche I non conformisti è pieno di quei gesti minimi e rivelatori che io amo, di stanchezze e nervosismi appena accennati, di una sfiducia e di una rabbia che crescono ineluttabili lente e rovinose, fino alla tragedia.
April e Frank erano giovani, sognatori, liberi. Desideravano tante cose e sentivano di poterle avere tutte. Il loro amore odorava di ribellione, di bellezza, di mondo in pugno. Ma succede quello che succede a tutti: la vita li cambia. Arrivano due figli, i doveri, l’abitudine. Arrivano un lavoro stupido per lui e le incombenze di casalinga per lei, arrivano le cene con amici insulsi e le banalità da dire e ridire all’infinito. Arriva l’ennesima lite furibonda seguita da giorni di freddezza.
April e Frank sono delusi e profondamente soli anche nei momenti più intimi, congelati nei loro movimenti come figure in un quadro di Edward Hopper. Come uscire dalla cornice, come liberarsi?
Quello che volevano evitare sta accadendo: si stanno conformando a quel mondo, alla bianca provincia americana, alle casette col vialetto da sistemare, alle donne e agli uomini che ogni giorno ronzano come api in un alveare, senza alcun progetto personale, senza alcuna ambizione.

Come apparivano piccoli e ammodo e ridicolmente seri gli altri uomini, coi loro abiti grigi tagliati in serie e il colletto della camicia fermato da due bottoncini, e i piedini frettolosi! Ve n’erano frotte interminabili, disperate, che s’affrettavano per la stazione e lungo le strade, e tra un’ora sarebbero stati tutti immobili ai loro posti: i palazzi di uffici che li attendevano in centro li avrebbero inghiottiti e racchiusi […]

C’è un sogno che possa salvarli da questo inferno? Sì, c’è.
C’è la possibilità di realizzarlo? No, non ci sarà.

Luisella Pacco

 

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2 commenti su “Ottobre 2015: I NON CONFORMISTI di Richard Yates

  1. Dario Predonzan
    30 settembre 2015

    Bisogna quindi smettere di sognare? Certo che no. Altrimenti tanto vale smettere di vivere … E magari sognando si scopre qualche frammento di felicità nelle piccole cose di ogni giorno, anche – forse soprattutto – quelle casuali e fortuite: un bel tramonto goduto assieme alla persona amata, il riso di un bimbo (non necessariamente il proprio), l’amicizia di un cane o di un gatto (non necessariamente il proprio). E poi la bellezza che è dappertutto nel mondo, basta saperla vedere.
    Senza dimenticare che ci sono tanti altri inferni, e che quello che noi consideriamo tale, può essere un paradiso, visto con gli occhi di chi può solo sperare di sopravvivere alla fame, alle persecuzioni, alla miseria disperata, alla totale mancanza di diritti, alla ferocia senza limiti dei propri simili …

    • Luisella Pacco
      1 ottobre 2015

      Grazie per il commento, ma sembra che tu debba convincere me 🙂
      Io sono un’inguaribile ottimista!
      Sarebbe bello poter dire queste cose ad April e Frank. Soprattutto April…

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Questa voce è stata pubblicata il 30 settembre 2015 da in KONRAD Recensioni 2015 con tag , , .

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