NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Giugno 2015: Rose

RoseUno dei visitatori sta uscendo.
Arrivando, neanche mezz’ora fa, portava tra le mani un vassoio di paste. Ma adesso, le braccia libere da ogni cortesia, cammina più veloce e scaltro, diverso nei modi e nel viso. Rilassato, come liberato da un peso.
Bisogna ammetterlo: non è divertente venire qui, nemmeno per chi lo fa con buona volontà e affetto. Si deve indossare una maschera, imitare una gioia quasi infantile, escogitare un dialogo ormai dissolto. Mentire su tutta la linea.
Quei nomi assurdi poi – Casa Tranquilla, Oasi di pace, La quiete, Dolce sorriso – bisogna fingere di crederci. Se almeno se ne usassero altri, con un po’ di ironia… Che so?, Al Pannolone, Residence Dentiera…
E mentre sorride si accorge che, uscito l’uomo, il portoncino automatico non si richiude. Dev’essere guasto. Rimane spalancato: una promessa, un invito.
Evelina è pronta, sufficientemente ribelle.
Indossa solo una tuta di flanella e le pantofole.
Non ho nemmeno i calzini, si cruccia. Non poteva sapere, stava solo muovendo due passi nell’atrio. Ma ora, non vorrà mica sprecare questa occasione per andare a mettersi i pedalini?!
Ora o mai più. E il portoncino è già dietro le spalle.
L’ascensore è al piano, l’uomo deve aver preso le scale. Evelina entra e preme il pulsante T con l’emozione dell’astronauta tra i suoi bottoni.
L’androne è pieno di luce, il portone è aperto, la strada brulica di rumori.
Svolta subito a sinistra e si avvia verso il vicino giardino pubblico.
Cammina a lungo, a passetti leggeri, lenti ma inesorabili.
Ritrova con meraviglia tanti angoli conosciuti. Qui leggevo, le viene in mente. Qui il primo bacio! Qui mi mettevo al fresco con la carrozzina.
Poi vede tre rose. La prima chiusa a bocciolo, la seconda aperta e fiera, l’ultima secca secca.
Cosa sono stata, cosa sono.
Oppure, cosa siamo: io, figlia, nipote. (… verranno domenica?)
Ma la bellezza del luogo le fa scordare ogni riflessione o mestizia.
Oggi è accaduto l’impensabile, oggi bisogna solo camminare, sentire il fresco, sgranare gli occhi sotto le foglie di verde acceso.
Non ci metteranno più di venti minuti a ritrovarla. Deve goderseli tutti.
Le magre scapole si alzano in un respirone profondo e beato.

elle.pi

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7 commenti su “Giugno 2015: Rose

  1. Mauro
    6 giugno 2015

    Qui una rosa rossa…
    Nell’altro articolo “La Rosa Rossa”…
    Un caso? Non credo 😉

    • Luisella Pacco
      6 giugno 2015

      Incredibilmente… sì! Me ne sono resa conto dopo aver mandato (in tempi leggermente diversi) entrambi gli articoli alla rivista. Ma alla fine, l’effetto mi piace 😊

      • Mauro
        6 giugno 2015

        Ed è anche un effetto utile… pur da istriano ho letto l’articolo su Quarantotti Gambini superficialmente… dopo aver letto l’altro articolo e vista la rosa rossa, sono tornato indietro e lo ho riletto con maggiore attenzione 🙂

  2. Dario Predonzan
    6 giugno 2015

    Non è un caso… Perché è adesso che fioriscono le rose. Fiori talmente belli e profumati, da imporsi anche contro la nostra volontà e consapevolezza.
    Qualcosa, dentro di te, “voleva” celebrare questo meraviglioso dono della natura 😉

  3. Marisa
    6 giugno 2015

    È bello ciò che hai scritto, Luisella, ed è bella la foto con le tre età della vita che essa simboleggia. Spesso, frequentando una di queste case di riposo, mi assale una profonda malinconia e penso: eppure anche loro sono stati giovani, pieni di sogni e di attese. Cosa gli rimane ormai? … forse ancora un lampo di emozione in quei pochi attimi di lucidità. Chissà se basta questo per riempire, almeno in parte, il vuoto degli affetti e della speranza che traspare dal loro sguardo.

    • Luisella Pacco
      7 giugno 2015

      Forse il vero dramma non è di chi ha solo “pochi attimi di lucidità” bensì di chi è perfettamente consapevole, intelligente, con capacità di osservazione e una buona dose di ironia, come Evelina.
      Molti anni fa andavo a far visita a una mia vicina di casa che il figlio aveva sistemato in uno di questi luoghi. Passava qualcuno che distribuiva a tutti indiscriminatamente la stessa pasticca.
      Una signora che ci sedeva accanto faceva finta di prenderla e poi la buttava. Sottovoce, strizzando l’occhio, ci disse che era un tranquillante, un blando sonnifero, ma che lei preferiva restare lucida e con un normale ritmo sonno/veglia. Era una persona piacevole e sagace, aveva tra le mani la Settimana Enigmistica che risolveva con abilità pagina dopo pagina.
      Dopo qualche tempo la vicina di casa ci disse che questa signora era stata mandata via.
      Non voglio parlar male di tutte le strutture indistintamente, però non dimenticherò mai questo episodio. Chi non si adegua al rimbambimento, probabilmente non è ben accetto.

  4. Marisa
    7 giugno 2015

    Sì, ho conosciuto anch’io delle persone così, che non potevano ovviamente “integrarsi” nella comunità della struttura e passavano il loro tempo leggendo o lavorando a maglia, preferendo isolarsi nel proprio guscio piuttosto che omologarsi alle caratteristiche e al trantran di una piccola collettività come quella. Tiravano avanti come potevano e lo sguardo rassegnato e concentrato altrove si illuminava di colpo di un dolcissimo sorriso che sapevano elargire a chi le avvicinava. In questo contesto non so per quanto tempo riuscivano a preservare intatta la propria limpidità di mente, purtroppo.
    Una grande lezione di vita, la loro.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 giugno 2015 da in KONRAD: 50mm 2015.

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