NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Giugno 2015: LA ROSA ROSSA di Pier Antonio Quarantotti Gambini

P.A. Quarantotti Gambini  Opere scelte 2015, Bompiani (collana Classici della letteratura europea) Curatore Mauro Covacich  € 35,00, XLIV-1499 p., brossura

P.A. Quarantotti Gambini
Opere scelte
2015, Bompiani (collana Classici della letteratura europea)
Curatore Mauro Covacich
€ 35,00, XLIV-1499 p., brossura

Pier Antonio Quarantotti Gambini, nato a Pisino d’Istria nel 1910, moriva troppo presto nell’aprile 1965. Nel cinquantenario della morte, Bompiani ha dato alle stampe Opere scelte. Lavoro apprezzabile: ogni cosa è gradita pur di restituire attenzione a un autore eccezionale che scivola fin troppo spesso nell’oblio. Tuttavia, il massiccio volume pecca di un difetto grave, mancando di un romanzo a mio avviso bellissimo e prezioso: La rosa rossa.
Di sicuro non è possibile che sia stato “dimenticato”. Qualcuno (il curatore Mauro Covacich? il direttore della collana Nuccio Ordine?) deve aver deciso di lasciarlo fuori. Ci sarà senz’altro una spiegazione ragionevole che però io non conosco. Come lettrice e nulla di più, me ne sento irritata, e basta.
Nello stesso volume Bompiani, che riporta una bella intervista del 1964 di Gian Antonio Cibotto allo scrittore, vediamo come Quarantotti Gambini rispondesse a una domanda con affettuoso attaccamento al suo romanzo: “Quest’anno” diceva con un certo orgoglio “Einaudi ristampa La rosa rossa, ch’è apparsa la prima volta nel ’35 a puntate sulla rivista Pan e che da allora è stata pubblicata da Treves nel ’37, da Garzanti, riveduta e aumentata, nel ’47, e da Einaudi, nuovamente riveduta e aumentata, nel ’60. Quanti libri di trent’anni fa vengono oggi letti e stampati?”
Nel fitto scambio epistolare tra Saba e Quarantotti Gambini (egregiamente inserito in Opere scelte) leggiamo che, in una lettera del novembre 1937, Saba a proposito di questo romanzo scriveva all’amico: “La novità del racconto è che esso aggiunge, per la prima volta, l’Istria alle altre province della letteratura italiana. Non solo il carattere dei personaggi ma tutti quei minuti particolari […] ogni cosa respira del paese a te caro. […] L’altro polo del libro è il tuo disperato amore alle cose che stanno per morire. […] Non dico nulla del tuo stile; mi è sembrato perfetto, di una limpidità signorile.”
Dunque, perché lasciare in disparte La rosa rossa?

P.A. Quarantotti Gambini  La rosa rossa 1960, Einaudi

P.A. Quarantotti Gambini
La rosa rossa
1960, Einaudi

Ricordo di quando, qualche anno fa, questo libro (edizione Einaudi del 1960) mi è arrivato nelle mani. Apparteneva a una persona che non c’è più, un parente di cui ereditavo i pochi libri.
Di Quarantotti Gambini fino a quel momento avevo letto solo L’onda dell’incrociatore, libro assolato, irruente, carnale, da leggere e da sentire d’estate, preferibilmente ancora da ragazzi, con la testa accaldata, le spalle bruciate e, attorno, l’odore del mare e il cigolio delle imbarcazioni.
La lettura de La rosa rossa fu una sorpresa diametralmente opposta. Per comprenderlo bisogna essere maturi, essere stati qualche volta alla finestra a veder svolgersi la vita degli altri, bisogna aver inventato nascondigli casalinghi dove ripararsi quando l’umore è cupo, bisogna aver provato o almeno essere stati testimoni di un amore coniugale di cinquant’anni, con i brontolii e le noie, le abitudini snervanti eppure necessarie e care, i giorni uguali che si ripetono l’uno dopo l’altro dentro stanze antiche.
Sebbene non fosse tardi, la stanza era quasi al buio. Nelle vecchie città di provincia la sera scende presto; il sole gira alto sopra le case addossate le une alle altre senza respiro, e, appena comincia a declinare, le ombre di allungano e le viuzze restano squallide. Nella camera gialla […] entrava ancora un raggio di sole, ma di sbieco.
È l’incipit, scuro e silenzioso. E in questa stanza qualcosa si muove: uno sferruzzare di ferri da calza e due piccole mani grinzose, una voce femminile, poi un’ombra maschile. Sono Ines e Piero, che vivono così, i pomeriggi lunghi e di poche parole.
Ma sta per arrivare il cugino Paolo, ex generale austriacante che ora – finita la guerra, andate come sono andate le cose – per evitare imbarazzi non dovrà essere chiamato né generale né eccellenza bensì conte (il conte Paolo, hai capito?, si raccomandano ansiosi con la domestica Basilia).
L’ospite – che in realtà è proprietario della casa, anche se ha il garbo di non farlo pesare – è un gentiluomo dagli occhi vividissimi e i candidi baffetti, allegro e gioviale (tutto il contrario di Piero, umbratile e chiuso). La sua permanenza e la sua morte, che avviene discretamente proprio in quei giorni, scatenano una serie di nostalgie, gelosie e sentimenti che sembravano essersi raggelati e invece covavano ancora ardenti sotto la cenere. Pagine lievissime piene di amorevoli dettagli, lo studio appassionato dei gesti più piccoli, lo struggimento segreto dei cuori.
No, La rosa rossa è un libro che non deve essere dimenticato.

Luisella Pacco

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Un commento su “Giugno 2015: LA ROSA ROSSA di Pier Antonio Quarantotti Gambini

  1. Walter Chiereghin
    6 agosto 2015

    Hai ragione Luisella: lo considero una delle grandi prove della narrativa triestina e anche parte del patrimonio letterario nazionale nel secolo appena passato.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 giugno 2015 da in KONRAD Recensioni 2015 con tag , , , , .

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