NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

LA BELLEZZA DELLE ANIME (SOLE). Mostra di Giuseppe Ravizzotti

InvitoIeri sera sono stata all’inaugurazione della mostra “La bellezza delle anime (sole)” di Giuseppe Ravizzotti, presso lo Spazio espositivo Econtemporary di Via Crispi 28 a Trieste (galleria che, lasciatemelo dire, mi piace sempre di più!).
Quando, alcuni giorni fa, ho ricevuto l’invito da parte della curatrice Elena Cantori, il fatto che l’artista citasse Che tu sia per me il coltello di David Grossman e quasi lo stabilisse come spina dorsale della sua opera pittorica, non deponeva a suo favore…
Devo ammetterlo: è un libro che decisamente non ho amato. Nel corso degli anni ho fatto numerosi tentativi di lettura. Non volevo arrendermi troppo facilmente. Ma l’ho sempre trovato inverosimile lentissimo logorroico. La storia-non storia di Yair e Myriam mi era insostenibile.
Forse la colpa era mia, o del momento sbagliato, o forse semplicemente non è una colpa. Un libro piace o non piace, entra o non entra. Come una persona. Esistono le antipatie, anche quelle irragionevoli; esiste la drastica mancanza d’empatia, senza soluzione possibile.
Che tu sia per me il coltelloLa splendida copertina – un ritratto dolce e severo, opera della fotografa triestina Wanda Wulz – e il superbo titolo (tratto da una lettera di Franz Kafka all’amata Milena) sono state le sole emozioni belle che il libro di Grossman mi abbia mai dato.

Insomma, sono andata alla mostra d’arte con un leggero timore.
E invece…

E invece la serie di dipinti è delicatissima, di rarefatta e struggente bellezza. E se l’opera è legata in qualche modo al romanzo (legame che Ravizzotti sente molto) per me è soltanto perché le figure dei quadri sono figure profondamente sole (come sono soli Yair e Myriam; anzi, parliamo della sola Myriam giacché l’artista ha dipinto solo figure femminili).
Ma in questi quadri, rispetto a Grossman c’è tutt’altra storia, tutt’altra sapienza.
Alla solitudine Ravizzotti si avvicina, la spiega e la svolge con i giusti mezzi: cioè, discrezione, vuoto, silenzio. Anche le dimensioni delle opere, quasi tutte piccole e quadrate tranne pochissime eccezioni, sottolineano che questo è un discorso intimo, un sussurro, una cicatrice.
Ed è allo stesso tempo un discorso universale. Donne dal volto appena abbozzato oppure dipinto e poi scalfito via. Volti aperti, dunque, come specchi in cui potersi riconoscere, noi tutte.
Se ho capito bene (non me ne intendo e non fingo il contrario), Ravizzotti ha realizzato ogni quadro su legno (materia vibrante) passandolo con uno strato di una specie di stucco morbido che può esser lavorato, steso ed offeso, preso a ditate, di polpastrello e d’unghia, graffiato, ferito.
Una volta pronta questa base – irregolare e sincera quanto la vita, quasi un sentiero di sassi dove le figure poseranno con cautela il piede – ecco che viene il disegno e poi la pittura con colori acrilici molto densi e corposi. Due. Il bianco ed il nero. Verranno poi, come figlie, le infinite sfumature.

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Ebbene, mentre guardavo queste opere, mi è venuta l’illuminazione sul libro: ecco perché non mi andava giù, ecco dove Grossman secondo me sbagliava. Ridondanza, eccesso. L’esatto contrario di quello che serve per lavorare la materia solitudine.
Che di per sé è una cosa non prolissa, non ripetitiva, non dialogica, non narrabile, non viva; è una cavità, un eterno presente senza storia, un’aria ferma senza la consolazione di un vento. E dunque, non può essere descritta con verbosità perché questo sarebbe ossimorico, paradossale.
Grossman aggiungeva, aggiungeva compulsivamente, parola a parola, gesto a gesto, illusione a illusione, pagina a pagina (più di trecento!…). Un tormento mentale (e solo mentale, che non mi toccava il cuore) senza fine, che nel voler dire tutto non diceva più niente, stancava e basta. Il troppo stroppia.
La solitudine non è trama, non è romanzo. Non si analizza, non si dice. Si mostra, oppure niente.
In letteratura, col miracolo di un disvelamento improvviso, il lampo di luce nel buio (poesia e racconto breve, forse, possono, e già è difficile).
Nelle arti figurative, si mostra con ombre modeste mute e assenti su panorami grezzi e desolati.

Giuseppe Ravizzotti

Come queste, appunto, le ombre dolenti di donna di Giuseppe Ravizzotti.

Forse, alla luce della sua mostra e della sua interpretazione, proverò un’ennesima rilettura di Grossman. Ma dubito che mi riuscirà d’amarlo.
Ci sono sentimenti – meglio ancora, stati dell’essere – che necessitano della saggezza dello scavare, non della vanità del sovrapporre.
Ravizzotti lo comprende, è saggio e misurato, non gli preme di ammassare indizi bensì toglie toglie toglie, e quel che resta è ciò che doveva restare.
Niente di più, niente di meno.

Luisella Pacco

Spazio espositivo E Contemporary di Elena Cantori
Via Crispi, 28
Trieste

(fino al 27 giugno… ma andateci prima! 😉 )

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4 commenti su “LA BELLEZZA DELLE ANIME (SOLE). Mostra di Giuseppe Ravizzotti

  1. Giuseppe Ravizzotti
    10 maggio 2015

    Meraviglia. Che dire… Grossman cerca una via, forse eccede, il suo coltello e’ stato x me efficace nel mettermi sottosopra lo stomaco per cercare le anime. Tolgo, perché sono gli occhi delle anime che guardano (tutte) a riempire quei graffi. Meraviglia. Luisella. Meraviglia.

  2. Dario Predonzan
    12 maggio 2015

    Ci andrò prima, puoi giurarci!
    Come potrei fare altrimenti, con una recensione così?

  3. Dario Predonzan
    23 maggio 2015

    Sono andato a vedere oggi la mostra di Ravizzotti … pentendomi di non aver seguito il tuo consiglio di farlo subito. Perché parecchi dipinti non c’erano più! Venduti, immagino. Al loro posto, i chiodi che spuntano dal muro.
    Rimangono per fortuna le tue foto 🙂
    Mi ha colpito l’effetto della tecnica di Ravizzotti: quelle scalfitture, i graffi e le ditate sullo stucco, che moltiplicano le ombre ed i riflessi e aggiungono – ebbene sì, secondo me si tratta di aggiunte! – sensazioni e significati alle figure femminili. Quasi metafore figurate delle ferite, delle minacce, dei colpi inevitabili che la vita riserva alle fragili persone rappresentate. Fin quasi a sopraffarle.

    • Luisella Pacco
      23 maggio 2015

      Un po’ mi sorprende. Pensavo che in caso di vendita l’acquirente dovesse comunque attendere la fine della mostra per portarsi a casa l’opera. Ma non lo so, non me ne intendo (purtroppo!). Forse Giuseppe vorrà illuminarci.
      Sono contenta che i dipinti che hai visto ti siano piaciuti. Del resto, non poteva essere altrimenti 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 10 maggio 2015 da in SEGNALAZIONI con tag , , , , .

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