NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Maggio 2015: SIRENA (MEZZO PESANTE IN MOVIMENTO) di Barbara Garlaschelli

Mi provoca sempre un sorriso stupefatto e un po’ amaro definire qualcuno “amico/a” (virgolette d’obbligo) su Facebook. Non ci si conosce, non ci si vede, non ci si parla. Avrebbero dovuto inventare un altro termine. Amicizia, davvero no. Però, come nei rapporti reali (vedo qualcuno ogni settimana, qualcun altro decisamente di meno), è vero che anche sui social c’è una preferenza, un ritmo di frequentazione che cambia da persona a persona. Vado a sbirciare più volentieri il profilo di uno piuttosto che dell’altro, perché so che scriverà cose per me interessanti, mi racconterà qualcosa di utile e bello che mi farà riflettere e (forse) mi renderà migliore.
Una di queste persone è Barbara Garlaschelli. Nata nel 1965, milanese ma piacentina d’adozione, ha scritto tante cose ed è stata molto premiata. Ad esempio, con Sorelle ha vinto il Premio Scerbanenco nel 2004, con Non ti voglio vicino è stata tra i finalisti dello Strega nel 2010.
Solo il cielo sa come sia nata l’amicizia, seppure virtuale e virgolettata, tra me e una scrittrice famosa. Certo l’ho sollecitata io, non ricordo con quali parole, e lei generosamente ha accolto la richiesta. Così, leggo i suoi post. Mi piacciono i commenti sagaci, schietti, dissacranti, buffi quando si può, serissimi quando si deve. Sempre corretti ma mai politicamente corretti in quel modo che troppo spesso vuol dire ipocrisia.
L’anno scorso, era giugno, Barbara scrive qualcosa tipo “Salvate una sirena dal macero”, riferendosi al suo vecchio libro Sirena (mezzo pesante in movimento). Io, che lo possiedo da anni, vado a ripescarlo dalla libreria e lo rileggo con rinnovato calore.
La filosofia di Konrad la conoscete: “Da 25 anni il nostro umile giornale ha un chiodo fisso: raccontare i retroscena, scovare le notizie impossibili, entrare nelle contraddizioni, svelare i rischi ambientali, raccontare i libri dimenticati, i film archiviati, i luoghi invisibili…”
Ebbene, occuparsi di libri dimenticati non è sempre facile. Certi mesi non lo faccio proprio, ma talvolta ci provo.
La domanda è: dimenticati da chi? Dai lettori? No, molto spesso l’interesse che si spegne è proprio quello degli editori. Paradossalmente e per incomprensibili ragioni, visto che il libro viene ancora richiesto da un pubblico attento e fedele.
È appunto questa la vicenda di Sirena, libro cui Garlaschelli è legatissima perché racconta di lei, quindicenne nell’estate del 1981, dell’incidente (un tuffo in acque troppo basse), del coraggio, della forza, della paura e della pazienza, dei meravigliosi genitori e di tutti quelli che le furono accanto per dieci durissimi mesi d’ospedale, fino al giorno in cui uscì, su una sedia a rotelle che non l’ha più abbandonata.
Un racconto pulito, mai patetico, mai disperato, quasi tutto in seconda persona (la giusta distanza per poter narrare qualcosa di così intimo), persino leggero e divertente in certi tratti, comprensibilmente triste in altri. Ma senza traccia di autocommiserazione.
Sirena ha una vita editoriale piuttosto fortunata. Pubblicato nel 2001 da Mobydick, poi ripreso da Salani e TEA. Ma quando i diritti scadono, nessuno sembra avere l’intenzione di rinnovare il contratto. Barbara allora chiede quante copie siano rimaste in magazzino e decide (una decisione di pancia, impulsiva rapida e sincera) di comprarle tutte per salvarle da un orribile destino di dimenticanza e/o macero.
Davanti alle quasi seicento copie che le arrivano a casa, non sa bene che fare. Forse per un attimo si pente: ha fatto una sciocchezza? Poi scrive un post su Facebook e sul suo blog Sdiario (ora diventato sito www.sdiario.com) intitolandoli appunto con quel curioso grido d’aiuto.
La risposta è massiccia: richieste, acquisti, contatti, iniziative di privati e di librai. Un avvenimento emozionante e intenso, che restituisce vita a un libro e mette in moto pensieri e persone. Per Barbara, che – lo avrete capito – non è un tipetto indolente e arrendevole, è una nuova battaglia, da portare avanti insieme ad altri scrittori. È il sogno di rivoluzionare l’editoria com’è oggi, perché – dichiara – “è assurdo che un libro abbia due mesi di vita in libreria e poi venga dimenticato. È inaccettabile”.
Nel frattempo – meritatissimo lieto fine – Sirena ritrova un editore grazie al quale potete nuovamente acquistarlo (Laurana editore, Collana Rimmel narrativa italiana, 2014, €12). Ma lasciate che, nel mostrarvi un’immagine, io scelga la copertina dell’edizione Mobydick, la prima, quella che ho e a cui sono affezionata.

Luisella Pacco

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Questa voce è stata pubblicata il 30 aprile 2015 da in KONRAD Recensioni 2015 con tag .

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