NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Dicembre 2014 – Gennaio 2015: Ritratti

Ritratti

Un cinque e poi una parola che, suppongo, sia il nome della valuta attuale. Forse è un bene che io non sia in grado di capire. Se si trattasse di un prezzo modesto, ne sarei umiliato. Se fosse una cifra importante, dopotutto lo sarei ugualmente. Trovo indecoroso che ogni terza domenica del mese io debba esser scaraventato su un marciapiede, all’esterno di un negozietto di robivecchi, per questa bizzarra manifestazione. Rigattieri e antiquari tirano fuori tutte le loro carabattole e le sistemano nella strada, su bancarelle e tavolini.
L’atmosfera è festosa, la gente si accalca, e i raggi di sole si frangono in mille colori sui cristalli di vasi e bicchieri. Sembrano tutti assai lieti e curiosi. Le donne allungano la mano valutando con grazia pendenti e bracciali e gli uomini osservano cartoline ed elmetti militari, simulando una certa competenza. I bambini smuovono i cavallini a dondolo come se non avessero mai visti.
Non lo nego, la soffusa allegria di queste mattinate prende anche me. Respirare un po’ d’aria non può che rinfrancarmi. Solo una cosa mi infastidisce: dover stare accanto a questi due, una donna dal viso duro e con osceno cappello, e un bambino, che nulla hanno a che fare con me. Siamo stati mischiati senza criterio. Dove sia finita la mia famiglia, non lo so. Ho perso di vista il ritratto di mia moglie molto tempo fa. Lei, così dolce nel ritratto di fidanzamento, in un abito soffice che le fasciava le spalle, è stata probabilmente venduta prestissimo. Io invece sono rimasto qui: nonostante i miei baffi piuttosto belli e il ciuffo posticcio di cui il fotografo mi fornì, non piaccio. La donna al mio fianco, poi – lasciatemi dire, nient’affatto avvenente – c’è da scommetterci che non la comprerà mai nessuno.
Eppure, talvolta, come estranei che pure scambiano qualche parola cortese nell’ora della comune sofferenza, sottovoce parliamo, confidandoci la nostra imperitura speranza. Che qualcuno dei passanti, puntando il dito verso i nostri ritratti, ci riconosca come loro bisnonni, o prozii, o qualcosa di simile, e tiri fuori i cinque denari, e ci porti via sottobraccio, per restituirci infine una casa e l’affetto perduti.
Poi viene il pomeriggio. I rigattieri guardano il cielo, temono il vento, si soffiano il fiato caldo nelle mani fredde. È ora di sistemare tutto dentro il negozio. E noi comprendiamo che è finita. Nemmeno questa domenica il miracolo è accaduto. Per un altro mese, affastellati l’un l’altro nell’angolo polveroso, ci chiederemo – senza rabbia, solo con stupefatta amarezza – come capitò di venir dimenticati così.

elle.pi

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Un commento su “Dicembre 2014 – Gennaio 2015: Ritratti

  1. Dario Predonzan
    28 novembre 2014

    Che bello – e struggente – questo 50 mm.
    Mi ha fatto pensare a quelle culture (gli indiani d’America, ma non solo) che, all’opposto della nostra, temono le immagini e scansano le fotografie personali. Culture che noi irridiamo come ingenue e che invece forse sono più sagge: l’iperproduzione di immagini può aver davvero a che fare con l’essenza intima delle persone e in qualche modo la “consuma”, o la tradisce. E forse ogni immagine stacca davvero un pezzetto di questa essenza, per poi magari abbandonarla dimenticata nel magazzino di un rigattiere. O bruciarla nella stufa, o gettarla nel bidone della raccolta differenziata…

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Questa voce è stata pubblicata il 27 novembre 2014 da in KONRAD: 50mm 2014.

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