NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Dicembre 2014 – Gennaio 2015: MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA’ di Francesco Piccolo

Tutto ha inizio in un uggioso sabato pomeriggio dello scorso ottobre, nel quale per una serie di fortunate circostanze mi ritrovo insolitamente davanti a una tv (io che non la possiedo e non la amo) all’ora giusta e sul canale giusto, Rai5.
È appena iniziato uno spettacolo teatrale, registrato al Teatro Ambra Jovinelli di Roma. Si intitola Momenti di trascurabile felicità.
L’attore – da solo, e perfettamente capace di stare da solo, agile padrone di quel vuoto saturo che è il palcoscenico – è il bravo Valerio Aprea. Guardo la sua faccia, che sembra nata per il teatro: guance scavate, occhi tondi e allucinati. Osservo il modo in cui si muove, una mimica puntuale e generosa che accompagna ogni parola. E lo ascolto… così, quasi distrattamente, con un’intenzione (guardo un istante e poi vado) che si sgretola in pochi istanti.
Non mi muovo più. Rimango lì. Incantata, potrei dire, se non fosse banale. E penso anche di averlo detto troppe volte, per libri film città quadri… (è anche disdicevole incantarsi con siffatta frequenza). Quindi, no, non è semplice incanto. È più una specie di sorpresa goduriosa, quella dei bambini a bocca aperta davanti al pacco che contiene il regalo perfetto: un misto di riconoscenza e meraviglia.
Ho perso i primissimi minuti, ma il succo del monologo mi è chiaro da subito: anche se il protagonista non lo ripete ogni volta, è implicito che all’inizio di ogni sua frase ci sia un sottinteso “mi piace”, “mi rende felice”, “mi dà soddisfazione”, “mi incuriosisce”…
Può trattarsi di piccole gioie da dire in due parole, o di racconti più articolati e struggenti (quello su Roma deserta ad agosto, le passeggiate silenti e surreali, o l’episodio sulla donna della domenica mattina che ancora vaga indossando i tacchi e l’abito del sabato sera: credetemi, pura poesia).
Riemersa da un’ora e venti di felicità nient’affatto trascurabile, appena posso mi tuffo in rete per cercare informazioni e scopro (ammetto, non lo sapevo) che lo spettacolo è tratto da un libro di Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore. L’avevo sentito nominare, ovvio, se non altro perché proprio quest’anno ha vinto il Premio Strega con Il desiderio di essere come tutti. Ma di questo suo libriccino del 2010 non ricordavo nulla.

Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo 2014, Einaudi  (collana Super ET) 134 pagine, €8

Momenti di trascurabile felicità
di Francesco Piccolo
2014, Einaudi (collana Super ET)
134 pagine, €8

Veloce veloce, lo cerco e lo leggo. E inizio a nutrirmi, golosa come un’ape che sugge dal fiore, del testo che prima avevo sentito recitato. È una diversa forma di letizia, più intima e rivelatrice.
Non contenta, nei giorni seguenti vado sul sito di Rai5 dove rivedo lo spettacolo. Fatelo anche voi, tagliatevi fuori dal mondo, spegnete il telefono (e rinnegate i familiari: guardarsi allo specchio è roba che si fa in solitudine).
Cos’altro dire? È amore. Non intendo per Valerio Aprea di cui sì, ammiro moltissimo il talento, né per Francesco Piccolo di cui apprezzo la genialità e probabilmente leggerò altre cose.
Bensì, per me, tenerezza per me, per i miei momenti di trascurabile felicità, per le mie piccolezze, per le mie sfrontatezze debolezze paure che ho riconosciute in buona parte, spiattellate lì mentre cullavo la speranza che nessuno ne sapesse niente.
Ne sono grata, ma anche incredula e smarrita. Siamo dunque davvero così uguali? Tutti? Siamo tutti banali o tutti eccezionali? Certo non siamo soli. Non potremmo esserlo neanche volendo, se ad unirci ci sono le medesime candide (e straordinarie e quotidiane) “felicità” e le meschine (ma fantasiose e innocenti) “cattiverie”.
Vorrei andare per strada a dire a tutti di leggere il libretto e di guardare lo spettacolo, ed è un po’ quello che faccio visto che ho preso a regalare Momenti di trascurabile felicità agli amici che amo e a cui auguro le cose migliori. Perché credo, e spero di non sbagliare, che sia una lettura confortante e benevola.
“Si legge in un’ora” – ho letto in alcune stupide recensioni dove (non ho mai capito perché) qualcuno si sente in diritto di dire a qualcun altro quanto tempo debba impiegare per la lettura.
Non credo sia determinante né utile sapere quanti minuti primi occorrano per finire un libro, bensì per quanto tempo ci accompagnerà, se modificherà la nostra visione delle cose, se ci farà ridere, se squarcerà qualche velo, se soffierà via la banalità per restituirci il senso della vita o denunciare l’assurdo del destino, se cancellerà la stanchezza dai nostri occhi per consentirci il divertimento (divergere) che anche il giorno più scialbo può offrire.
Momenti di trascurabile felicità tutto questo lo fa. O almeno, l’ha fatto con me.

Luisella Pacco

 

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Un commento su “Dicembre 2014 – Gennaio 2015: MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA’ di Francesco Piccolo

  1. predonzand@libero.it
    27 novembre 2014

    Ovvio che dovrò leggere anche questo libro…

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Questa voce è stata pubblicata il 27 novembre 2014 da in KONRAD Recensioni 2014 con tag , .

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