NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Ottobre 2014: Tazze

TazzeL’abitudine di apparecchiare per la colazione sin dalla sera prima. Le due tazze, allegre e capienti, quella di lui per il caffellatte, quella di lei per il tè. La moka già pronta sui fornelli, e sul tavolo la scatoletta dei filtri English Breakfast, e i cereali, i biscotti, le fette, lo zucchero. La mattina, solo tre cose da prendere dal frigo: la marmellata, quasi sempre di lamponi, lo yogurt e il latte. Una mano che apre e richiude lo sportello, gesti automatici, un bacino di buongiorno ad occhi mezzi chiusi, grugniti buffi in luogo delle parole. La tapparella tirata su, il sole o la pioggia, il giornale-radio in sottofondo, l’ora esatta, il notiziario autostradale, fila sulla A4, un incidente sulla A32 Torino-Bardonecchia, un sorriso, come si chiamano gli abitanti di Bardonecchia?, lavori in corso sulla Lainate-Como-Chiasso, attenzione alla nebbia prevista per tutto il giorno su alcuni tratti della A28.
E viene su il caffè, e ci si siede e ci si guarda, il viso di lui ancora bagnato per la vigorosa risciacquata, il viso di lei lucido di cremina da giorno, un nuovo prodotto che le hanno regalato ieri in profumeria, e i campionicini vanno usati subito, si sa, con l’ansiosa curiosità dei bambini.
E intanto bolle anche l’acqua per il tè e si alza lui a prendere il pentolino perché lei sta spalmando la marmellata sulle fette biscottate che regolarmente si rompono e cadono nel piattino. Grazie. Ci mette dentro il filtro, giusto pochi istanti che sennò si fa subito troppo scuro e amaro, e non le piace. E i cucchiaini girano nelle tazze, din din din, lui più veloce e frettoloso, lei lenta e paziente. Lui trangugia, lei soffia, il vapore sul naso.
Stanno così, quasi in silenzio, contenti della giornata che comincia, felici, se non fosse che la felicità fa paura. Se lo sentono addosso che non può durare, che succederà qualcosa, che verrà una telefonata, un’incrinatura, un guaio, una morte, perché succede sempre che la fortuna giri.
Di solito gira di notte. Qualcuno si sente male di notte. Il telefono squilla di notte. Si esce di notte, la preoccupazione che gonfia il cuore, le chiavi della macchina strette nel pugno, corri, fai presto, hanno detto che.
Il marciapiede lustro, la strada sgombra delle tre, il motore avviato come se fosse l’unico rumore del mondo.
E lei per un attimo pensa alle tazze rimaste sul tavolo, alla moka già pronta, i cereali, lo zucchero, e tutta quella serenità in una scatola di latta, da mangiarsela come i biscotti, da spalmarla come i lamponi, i semini che restano fra i denti.
L’abitudine di apparecchiare per la colazione sin dalla sera prima le sembra all’improvviso stupida, colpevole, blasfema, perché nessuno sa che cosa ci riserva la notte.
Eppure, mentre fissa il guard-rail dei curvoni che portano all’ospedale, la luna rotonda, la bellezza flaccida e scura degli alberi, il blu elettrico di un’insegna di benzinaio – mentre pezzettini di mondo, tranquillo e uguale, le vengono incontro a confortarla – cambia idea. No, non è sbagliato. È giusto apparecchiare di sera, è giusto che tutto sia colorato, lieto, pronto per la vita. Perché il mattino torna, e torna l’appetito, e tornano il sole la nebbia la pioggia. Un lontano giorno, un incredibile giorno, funzioneranno anche la radio e l’orecchio per ascoltarla. E l’ora sarà esatta, sarà esatta di nuovo.

elle.pi

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Un commento su “Ottobre 2014: Tazze

  1. predonzand@libero.it
    29 settembre 2014

    Grazie Luisella. Anche per la conclusione ottimistica…un bacioDario

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Questa voce è stata pubblicata il 29 settembre 2014 da in KONRAD: 50mm 2014.

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