NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Ottobre 2014: LA CAMERA AZZURRA di Georges Simenon

La camera azzurra di Georges Simenon, 2003, Adelphi  (collana Biblioteca Adelphi), € 15,00.  Traduzione di Marina Di Leo

La camera azzurra di Georges Simenon, 2003, Adelphi (collana Biblioteca Adelphi), € 15,00.
Traduzione di Marina Di Leo

Se io mi ritrovassi libera, faresti in modo di renderti libero anche tu?

Tony è nudo, davanti allo specchio. Sta tamponandosi il labbro che la ardente e selvaggia Andrée gli ha morso mentre facevano l’amore. Lei, ancora distesa sul letto, si mostra completamente, rilassata, impudicamente felice. Negli occhi un guizzo, quello che viene a certe donne quando progettano il futuro. Andrée vuole molto di più di questi pomeriggi rubati.
Se io mi ritrovassi libera… fa riferimento al marito Nicolas, malaticcio e inetto, il colorito livido, l’espressione triste. Un fardello che non tollera più. L’ha mai amato? Perché l’ha sposato? Non sopporta la vita uggiosa che conduce insieme a lui, dietro al bancone della drogheria del paese.
… faresti in modo di renderti libero anche tu?, invece, si riferisce alla moglie di Tony, la dolce e fedele Gisèle.
Due amanti, un dialogo sfilacciato, una stanza d’albergo dalle pareti azzurrine, mentre fuori la cittadina di provincia brulica di vita.
Inizia così La camera azzurra, uno dei tanti noir (ma com’è dura mettere un’etichetta di genere) di Georges Simenon.
Tra i miei scrittori preferiti, avrei voluto parlarne tante volte, in questi anni di collaborazione con Konrad, ma ero intimidita: come affrontare un autore così prolifico, un’opera tanto ampia e generosa?
Alla fine, ho deciso di farlo nella maniera più semplice: parlando di un libro solo, questo, che non è né il mio preferito né il più recente nelle letture. È solo quello che casualmente ho riletto in questo periodo, per il puro piacere di farlo.
Già, perché anche questo c’è da dire: Simenon si può rileggere.
Che il suo romanzo-tipo sia in un certo senso un poliziesco, non limita affatto la possibilità di goderne una seconda volta. Non è Agatha Christie, dove il delitto è giochino da quiz che una volta risolto perde di gusto, dove i personaggi sono piatti e finti, funzionali solo all’enigma da raccontare.
Simenon è altro: è vita, frustrazione, rivincita, noia, follia, passioni prima mortificate e poi esplodenti, binari di vita borghese e improvviso deragliamento dei sensi.
Sì, rileggerlo è quasi ovvio, com’è ovvio di ripensare alla propria vita, agli errori, alle volte che abbiamo perso la testa.
Come la perde Andrée per Tony, lungamente desiderato e poi addirittura preteso, in un’esaltazione senza più vergogna (Sei così bello, gli dice, che mi piacerebbe fare l’amore con te davanti a tutti, in mezzo alla piazza della stazione).
Come la perde Tony, che tuttavia non pensa di mettere a repentaglio famiglia e vita. Consuma il suo tradimento banalmente – da uomo lusingato, da maschio contento – senza intuirne il rischio e le conseguenze. Dopotutto, ama la moglie, la mite Gisèle che si alza alle sei e scivola fuori dal letto senza far rumore, accende il fuoco, e ancora in vestaglia va a dar da mangiare ai polli. Gisèle, la madre della loro piccola Marianne, il grembiule a quadretti e quell’infinita dolcezza di quando gli dice “papi” guardandolo negli occhi.
Tony vuol bene a entrambe, un affetto che in certi momenti gli fa traboccare il cuore di tenerezza, e in altri è come un imbarazzo, un carico sulle spalle… Un affetto che è tutto e non è niente, che non serve – non serve mai – a tenere a bada le attrazioni sbagliate e sconvolgenti.
Nella camera azzurra dei loro incontri clandestini, la domanda di Andrée è il primo passo verso l’inferno. Ma Tony non ne coglie il pericolo.
Dopo la morte di Nicolas e di Gisèle, glielo chiederanno in molti – investigatori, procuratore, psicologo – obbligandolo a ripercorrere ogni dettaglio, ogni sfumatura, ogni curva della sua vita. Ricorda? Ricorda, sì o no?
Lo chiederanno con ostinazione, come se la memoria fosse un pozzo dal quale senza difficoltà, solo calandoci il secchio, si può recuperare ogni cosa. Ma Tony non sa, non rammenta, non aveva capito… Non ricorda nemmeno se quella maledetta frase sia stata davvero pronunciata. Forse aveva risposto (e come?… non saprebbe dirlo), forse aveva solo annuito mentre si premeva la bocca con l’angolo dell’asciugamano? Forse gli era sembrato niente di più che un parlottìo da amanti. Si dicono tante sciocchezze dopo l’amore, parole inutili tirate su come lenzuola, sul silenzio come sul corpo, quando si comincia a provare freddo.
Forse non aveva neanche sentito, o aveva sentito ma non davvero ascoltato. Era ottusamente distratto dall’immagine di se stesso allo specchio, o chissà da che altro. Il rumore che saliva dalla piazzetta, le voci della gente, il passaggio delle automobili, il tintinnare dei bicchieri sui tavolini del bar…
Povero Tony, troppo ingenuo, troppo disattento, troppo stupido – e infine dunque colpevole? – per vedere l’evidenza diabolica di quella domanda:
Se io mi ritrovassi libera, faresti in modo di renderti libero anche tu?

Luisella Pacco

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3 commenti su “Ottobre 2014: LA CAMERA AZZURRA di Georges Simenon

  1. Dario Predonzan
    29 settembre 2014

    Quale miglior modo di cominciare la giornata, prima di andare in ufficio, se non leggere una tua recensione? Di Simenon, poi…
    Scherzi a parte, condivido totalmente il tuo giudizio su questo incredibile (per la qualità non meno che per la quantità della sua produzione) scrittore.
    Perché in effetti, come accade con tutti i grandi, vale sempre la pena di rileggerlo … se non ci fosse la sterminata serie dei suoi altri romanzi da leggere prima 🙂

  2. Amfortas
    9 dicembre 2014

    Ciao, mi soffermo su questo tuo testo perché sono anch’io un grande fan di Simenon, autore che conosco – ah, l’età 🙂 – grazie agli ormai preistorici sceneggiati con Gino Cervi. Quando uscì La camera azzurra per Adelphi mi precipitai a comprarlo perché – correggimi se sbaglio, vado a memoria – faceva parte di un pacchetto di romanzi inediti sino a quel momento e cioè il 2002 o 2003.
    Ne fui colpito per il grande e sano erotismo che grondava da ogni pagina e per lo stile che rende Simenon quasi inconfondibile. Da quella volta credo sia il libro che ho regalato di più (oddio, forse non tanto quanto La Montagna incantata, uno dei miei 5 libri da isola deserta). Fai un ottimo lavoro e vedo che anche tu hai la passione (anche il talento, tu) per quella trappola che è il racconto breve.
    Ciao
    P.S.
    Lo sai, immagino, che ne hanno recentemente tratto un film – Le chambre bleue, appunto – e che probabilmente non lo vedremo in Italia per i consueti problemi di distribuzione?

    • luisellapacco
      9 dicembre 2014

      Grazie per aver letto l’articolo e per questo commento. Non sapevo che ci fosse il film. Ora che me l’hai detto ho cercato notizie, e vedo che curiosamente hanno modificato tutti i nomi dei protagonisti. Julien anziché Tony, Delphine anziché Gisele, Esther anziché Andrée… Chissà poi perché. Forse è meglio non vederlo 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 29 settembre 2014 da in KONRAD Recensioni 2014 con tag , .

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