NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Giugno 2014: LA GIORNATA D’UNO SCRUTATORE di Italo Calvino

A chi gli chiedeva se La giornata d’uno scrutatore (1963) fosse un libro di svolta rispetto ai precedenti (le storie fantasiose come Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente), Italo Calvino rispondeva di no: il suo lavoro di rappresentazione della realtà era già iniziato con La speculazione edilizia del 1957 e con La nuvola di smog del 1958. Aveva in animo di realizzare una serie di racconti sull’epoca di trapasso e trasformazione che erano gli anni ’50. La giornata d’uno scrutatore era uno di questi.
“Ogni storia nasce da una specie di groppo lirico-morale che si forma a poco a poco, e matura e s’impone. […] è un elemento che bisogna che si formi da sé; le intenzioni e la volontà contano poco”.
Il groppo di questo libro, in effetti, ci aveva messo un bel po’ a formarsi. Pur trattandosi di un racconto non lungo in cui non accadono che pochi fatti, Calvino aveva dovuto portarselo dentro a lungo prima di trovare la chiave.

La giornata d'uno scrutatore di Italo Calvino 2011, Oscar Mondadori  € 9,00  XLV-83 p.

La giornata d’uno scrutatore
di Italo Calvino
2011, Oscar Mondadori
€ 9,00
XLV-83 p.

La prima idea gli viene nel 1953, quando è candidato del Partito Comunista e in questa veste fa il giro dei seggi. Gli capita così, nella sezione del Cottolengo di Torino, di assistere a una discussione tra democristiani e comunisti che somiglia a quella riportata nel libro. Non ce la fa però a scrivere un’intera storia: è rimasto nella struttura solo per pochi minuti, gli occorrono più informazioni, immagini più vivide.

L’occasione per farsi nominare scrutatore al Cottolengo arriva con le amministrative del 1961. Vi trascorre due giorni. Ma nemmeno adesso riesce a scrivere: se prima mancavano le sensazioni, adesso ce ne sono fin troppe, incisive da fare male.
“Le immagini che avevo negli occhi, di infelici senza capacità di intendere, né di parlare né di muoversi, per i quali si allestiva la commedia di un voto delegato attraverso il prete o la monaca, erano così infernali che avrebbero potuto ispirarmi solo un pamphlet violentissimo, un manifesto antidemocristiano, un seguito di anatemi contro un partito il cui potere si sostiene su voti ottenuti in questo modo”.
Calvino deve attendere che l’emozione e la rabbia si stemperino e lascino spazio a lucidità e riflessione. E nel 1963 dà finalmente alle stampe questo breve racconto, ambientato durante le consultazioni del 1953.
Il comunista Amerigo Ormea, nominato scrutatore al Cottolengo, si avvia di mattina presto, le strade vuote, a fare il suo dovere. La sezione è allestita in quello che in altri giorni è un parlatorio e a lui sembra di udire il sussurro dei dialoghi gravi, infarciti di silenzio, tra parenti e ricoverati. Le alte finestre danno su un cortile un po’ da caserma.
In un primo momento Amerigo è pieno di speranza, commosso davanti alle semplici suppellettili che trasformano qualsiasi luogo in uno strumento di democrazia: quei paraventi di legno piallato senza vernice, che fanno da cabina; quella cassa di legno pure grezzo che è l’urna; quel materiale (i registri, i sacchi di schede, le matite, le penne a sfera, un bastone di ceralacca […]).
Prima che entrino i primi votanti, c’è un momento, quando quelli del seggio sono soli, e stanno lì a contare le matite, un momento che ci si sente stringere il cuore.
È bello, pensa Amerigo, che la giovane democrazia si presenti ai cittadini sotto queste spoglie dimesse, grigie, disadorne; tutto ciò pare sublime, una rivincita silenziosa e modesta, leale e pulita, sui fasti e sulla pompa fascista.
Ma i votanti cominciano a sfilare: più o meno idioti, più o meno incapaci di esprimere una qualsiasi volontà. Sono eccitati, festosi, impacciati, impreparati a recitare una parte di protagonisti, a mostrarsi, persino ad avere un nome. Entrano inconsapevoli di quanto stanno facendo: devono solo fare una crocetta nel modo e nel posto che è stato loro indicato, da bravi.
Le suorine dal canto loro hanno l’ossessione delle schede macchiate, escono dalla cabina protestando (Me la cambi!) e a nulla serve dire che la carta è d’una pasta granulosa, piena d’impurità, e che una macchiolina non vuol dir nulla, non farà invalidare il voto. Amerigo le osserva, e si chiede che cosa mai abbiano potuto dir loro per spaventarle così (la vittoria comunista incombente per un solo voto perduto?).
Un bagliore di guerra di religione investiva il seggio per un momento, poi si spegneva in nulla: e il disbrigo delle operazioni riprendeva il suo corso normale, sonnacchioso…

Sconvolgente e penoso è il compito di andar per le corsie a raccogliere il voto di chi non può muoversi. Infelici il cui volto tumido emerge confusamente dalle lenzuola. Ragazzi dall’enorme testa rapata, la bocca maldentata, aperta d’uno sghignazzare che poteva essere anche un piangere, legati ad un seggiolone, la padella di sotto ormai traboccante.
Dinnanzi al prete e alla madre superiora lì pronti a prender la matita per votare in vece del primo poveretto sulla lista (Qui c’è il certificato – disse il prete – impedimento motorio agli arti), Amerigo protesta.
Basta con questa commedia. Non può esprimere la sua volontà, cioè non può votare. È chiaro? Un po’ più di rispetto. Non c’è bisogno di far altre parole.
(Voleva dire “un po’ più di rispetto” verso le elezioni o “un po’ più di rispetto” verso la carne che soffre? Non lo specificò.)

In questo luogo di assurdo dolore, Amerigo riflette su cosa sia l’uomo: fino a che punto si è uomini, quando si smette di esserlo?

Costernato, senza risposte, mentre guarda donne nane passare per il cortile spingendo una carriola, e un’altra, gigantessa, passare di là e spingere a sua volta (e rise e tutte risero), Amerigo pensa che anche l’ultima città dell’imperfezione ha la sua ora perfetta, […] l’ora, l’attimo, in cui in ogni città c’è la Città.

Luisella Pacco

 

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2 commenti su “Giugno 2014: LA GIORNATA D’UNO SCRUTATORE di Italo Calvino

  1. Dario Predonzan
    31 maggio 2014

    Una domanda mi sorge spontanea: per chi mai voteranno, oggi, in vece altrui, le suorine ed i preti del Cottolengo?

    • luisellapacco
      31 maggio 2014

      Chi lo sa…
      Tuttavia non voglio in alcun modo parlare del Cottolengo di oggi, di cui non so niente e che probabilmente presenta delle condizioni (umane, igieniche…) molto diverse da quelle terribili viste da Calvino.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 maggio 2014 da in KONRAD Recensioni 2014 con tag .

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