NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

ANITA PITTONI Un ricordo

La poesia in dialetto a Trieste, di Claudio Grisancich e Roberto Damiani, 1989, edizioni Svevo

La poesia in dialetto a Trieste, di Claudio Grisancich e Roberto Damiani, 1989, edizioni Svevo

 

 

 

Dopo l’intensa lettura dei giorni scorsi di Album di Claudio Grisancich, e dopo la presentazione del libro Robe de no creder di Roberto Pagan di cui prima o poi vi parlerò,  non potevo non pensare ad Anita Pittoni (1901-1982) il cui laboratorio (non voleva che si dicesse “salotto”) di Via Cassa di Risparmio 1 vide tra gli altri anche Grisancich  e Pagan giovanissimi ospiti.

Pagan un po’ più grande di Grisancich (il primo del 1934, il secondo del 1939) ma in ogni caso entrambi ragazzi intimoriti in una grande stanza in cui, durante i famosi martedì, su delle curiose seggiole basse sedevano fior fiore di intellettuali e di poeti. Sulle due poltrone, le uniche, stavano Giotti e Stuparich. Anita era l’affascinante ed eclettica padrona di casa.

Visto che in questi giorni ci penso molto, voglio ricordarla con una sua poesia che è ironico autoritratto.

Il titolo è Mi.

La traggo dal volume La poesia in dialetto a Trieste, curata da Grisancich e Roberto Damiani (1989), che sto leggendo con gusto.

 

I me ciamava pianzota anca de picia,

pianzevo sempre

frignavo ore

volevo i cocolezi

e no magnavo.

Me se strenzeva el cuor.

Infelice iero, pòvera mi,

tormentada, comediante, assassina

anca de picia,

e per gnente.

E per castigo

pìcola

son restada, ridicola e pianzota.

El passeto di Anita Pittoni, 1977, Marino Bolaffio Editore (collana Città amica)

El passeto di Anita Pittoni, 1977, Marino Bolaffio Editore (collana Città amica)

E desidero ricordarla anche con il libro El passeto racconto in dialetto triestino con tre disegni di Livio Rosignano, lettura breve e tenera tenera, in cui Anita ricorda il suo papà che lavorava oltra l’uficio ai Magazini Generali, de note fin matina su i progeti de l’àqua che nissun ghe li domandava, un Novo Progeto, una rivoluzion…. che avrebbe fatto risparmiare molto denaro al Comune e avrebbe portato l’acqua ne le conduture de in tute le case, anca in quele povarete, rampigade qua e là, a San Giacomo, el rion dii operai…

Traboccante di idee, infaticabile ed entusiasta, come un inventore folle che nessuno comprende, il papà a volte si comporta in modo bizzarro, e un po’ la piccola Anita se ne vergogna. Ma il tempo passa e tinge di nostalgia tante cose.

Ma iera bel, come che iera bel con un papà cussì orginal, che in gita de domenica, con sempre in scarsela el su’ passeto, el se cuciava de improviso par le strade de zità, el se cuciava in tera (…) e el se meteva a misurar le sine del tran (…) e el diseva: “Go dito mi! vedè fioi? No le camina paralele…! (…) tre milimetri le sgara!”

Luisella Pacco

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2 commenti su “ANITA PITTONI Un ricordo

  1. Dario Predonzan
    11 maggio 2014

    Carina anche questa. Si trova ancora in giro il volume antologico da cui è tratta?
    Forse nelle rivendite di libri usati (visto che l’editore è fallito, purtroppo…)?

  2. luisellapacco
    18 maggio 2014

    Temo che in commercio non si trovino più, né l’antologia né l’altro libriccino. Io sono fortunata ad averli.
    Ma in biblioteca sì, ci sono entrambi! 🙂
    http://opac.units.it/SebinaOpac/Opac

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Questa voce è stata pubblicata il 10 maggio 2014 da in LETTERA ELLE con tag , , , , .

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