NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Marzo 2014: La parola

ParolaEra tempo di chiudere. Si erano detti tutto il consentito, non troppo e non poco. Si erano chiesti reciprocamente Come stai senza darsi una risposta, ritenendo sufficiente dire all’unisono Mah, si tira avanti… con un sorriso nervoso soffiato nel telefono.

Poi avevano parlato del tempo bizzarro, dell’inverno troppo caldo, dello smog. Si erano raccontati le piccole esperienze della mattinata (per fingere una quotidianità che invece era irrimediabilmente perduta): l’esasperante fila all’ufficio postale e la revisione dell’auto, in un’officina davvero ottima. Te li consiglio, sono bravi e veloci. Con una svolta improvvisa, erano passati a commentare allegramente le incredibili virtù delle bacche di goji. Sarà vero che fanno tanto bene?

Infine – ma proprio all’ultimo -, un sospiro, un silenzio, un’onda del mare che riempie la bocca. L’urgenza di dire una verità che però non emerge.

Ok, allora ci aggiorniamo… ed entrambi sapevano quanto fosse brutto e puerile questo modo di dire, e quanto ancora ci sarebbe stato da confidarsi se soltanto – se soltanto.

Bene… , fu ripetuto goffamente. Era tempo di chiudere, sì. Ciascuno custodiva un tormento, una nostalgia, un leggero ma ostinato rancore verso l’altro. E una traccia d’amore. Uno dei due a mo’ di saluto aggiunse: Un abbraccio… quasi fosse sinonimo di ciao, arrivederci, stammi bene.

La parola restò tra loro, posticcia e stolta come può esserlo qualcosa che non corrisponde al vero, una bugia, un’intenzione già destinata al fallimento. Entrambi ricordarono, che cos’era l’abbraccio. Era fiato, carne, fiducia, abbandono. Tranquillità, sostegno, rifugio nel vento, ombrello nella pioggia. Non era una parola. Non sarebbe mai dovuto diventare parola.

Ciao.

E dopo pochi istanti, lo schermo del cellulare si fece buio nel palmo della mano, come un sasso piatto raccolto nella notte.

elle.pi

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Un commento su “Marzo 2014: La parola

  1. marisa
    1 marzo 2014

    Sì, è proprio così. Le parole non escono. Si vorrebbe, ma non escono. C’è un muro invalicabile al di là del quale tutto potrebbe succedere, anche la cosa più semplice: rivelare il proprio animo, finalmente. E invece rimane tutto nel non detto, nell’apnea ottusa dell’arroccamento.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 marzo 2014 da in KONRAD: 50mm 2014.

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