NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Marzo 2014: IL SILENZIO DEL MARE di Vercors

Nella vita di ciascuno c’è un momento in cui decidere del proprio destino – ma decidere davvero, senza più tornare indietro sulla scelta fatta, sulla morale che la sottende, sull’identità nuova che ne prende forma, sulle conseguenze che ne verranno. Anche nella vita più comune – quella senza speranza di riconoscimenti, senza mai una medaglia da appuntare al petto – a saperlo vedere, c’è questo momento.

Nella vita di un intellettuale, l’opzione è ancora più marcata e sofferta: stare dalla parte del bene, stare dalla parte del male, vendersi o non vendersi, significa decidere quale uso fare di se stessi, del proprio nome, della propria missione, della propria arma – parola, immagine o musica che sia.

Quando i tedeschi occupano la Francia, molti scrittori scelgono il silenzio come forma di resistenza. Jean Bruller (1902-1991) è un disegnatore satirico e anche lui per un po’ vuole tacere, ovvero smettere di disegnare. Poi pensa che sia più utile una resistenza attiva: se la lotta è fatta di silenzio, ebbene, questo silenzio deve paradossalmente essere detto per acquisire senso e forza. E scrive un racconto, la breve storia di una parola rifiutata.

È la prima volta che scrive, ed egli stesso si stupisce della disinvoltura e della velocità con cui le frasi gli zampillano dalla penna. Il racconto è pronto. Per il titolo si ispira a Cimetière Marin di Paul Valéry, in cui la superficie calma e liscia del mare nasconde forze travolgenti e tumultuose. Da qui l’enigmatico titolo.

Occorre uno pseudonimo. Jean Bruller sceglie Vercors, come il Massiccio del Vercors, nel sud-est della Francia. Il nome gli piace, suona grave e imperioso, e inoltre è lì tra le montagne che si nasconderebbe con i compagni in caso di pericolo. Vercors suona come libertà.

Ecco, Bruller è davanti al suo momento, quello in cui decidere del destino. Molti anni dopo, dirà: “Entrai in Vercors come in una religione, per non uscirne più. Jean Bruller cessò per sempre di esistere”.

Il silenzio del mare di Vercors. 2006, Einaudi (collana Einaudi tascabili. Scrittori)
XXIV-51 p., € 8,00. Traduzione di Natalia Ginzburg. Introduzione di Gabriella Bosco

Il racconto, che esce clandestinamente grazie a una rete di amici nel ramo della tipografia e che costituisce di fatto la prima opera delle prestigiose Éditions de Minuit, ha un successo straordinario. Lo stesso De Gaulle lo legge e ne vuole la consegna in Inghilterra per quei francesi che l’hanno seguito dopo l’appello del 18 giugno.

Eppure, questo racconto a prima vista non ha nulla a che fare con la guerra, la resistenza, il rischio, gli eroismi. Si svolge davanti a un focolare acceso, in una sola stanza di una tranquilla e modesta dimora francese dove vivono un uomo (il narratore) e sua nipote. Nella Francia invasa, un ufficiale tedesco, Werner von Ebrennac, arriva ad occupare la loro dimora. Subito dopo essersi presentato, aggiunge desolato Mi spiace moltissimo. Non vuole disturbare, è rispettoso, educato. Parla un buon francese.

Quasi in ogni pagina, emergono dettagli che – se le circostanze fossero diverse – potrebbero farlo amare. Il volto era bello. Virile e segnato da due grandi incavi lungo le gote… I capelli erano biondi e morbidi… Il profilo vigoroso, il naso prominente e sottile… i suoi occhi dorati…

La prima mattina, l’ufficiale scende in cucina dove l’uomo e la nipote prendono il caffè, e tenta una conversazione. Ho dormito molto bene. Spero sia stato così anche per voi… E la sera: Vi auguro la buonanotte…

Ma loro non rispondono mai. Lo trattano come fosse un fantasma. L’indifferenza smaccata è la loro forma di resistenza. Non è semplice. Lo sarebbe di più se il tedesco fosse crudele, prepotente, arrogante. Molto più difficile è restare freddi e fermi davanti a un uomo che sembra soltanto un uomo, gradevole e garbato.

Per molto tempo – per più di un mese – la medesima scena si ripeté ogni giorno. L’ufficiale bussava ed entrava. Pronunciava alcune parole sul tempo, sulla temperatura, o su qualche altro argomento della stessa importanza, che tutte avevano come proprietà comune il non presupporre risposta.

Una sera, dopo essersi bagnato nella pioggia, l’ufficiale preferisce cambiarsi prima di passare in cucina. L’avevano sempre veduto in uniforme: ora anche l’abbigliamento borghese contribuisce ad esaltarne l’umanità genuina ed uguale per tutti. S’accovaccia accanto al fuoco per riscaldarsi. E confessa di aver sempre amato la Francia, parla della propria famiglia, delle passioni, della musica. È un compositore, e gli fa un effetto strano vedersi trasformato in guerriero.

Per l’uomo, che lo osserva e lo ascolta dalla sua poltrona, diventa sempre più imbarazzante il silenzio al quale si è votato. È forse inumano rifiutargli l’obolo di una parola, confessa alla nipote dopo che l’ufficiale ha dato loro l’ennesima buonanotte uscendo dalla stanza.

Mia nipote alzò il volto. Levava alte le sopracciglia, su degli occhi brillanti e indignati. Lo sguardo severo della giovane donna rimprovera allo zio quel moto umano: non si deve cadere nella trappola, non si devono accettare le lusinghe, i sorrisi, la gentilezza. Non bisogna lasciarsi sedurre. Un gesto, una cortesia, sarebbero come una falla in una diga, un cedimento tragico e immorale. Quello è il nemico, anche se in queste sere dolci è difficile riconoscerlo come tale.

Chissà cosa sta accadendo nel cuore della ragazza, sotto la superficie della sua fronte, liscia come quel mare di Valéry (come non pensare a Suite francese di Irène Nemirovsky, all’affetto che nasce tra Lucile e l’ufficiale tedesco Bruno von Falk, acquartierato in casa Angellier…). Eppure, resiste. E solo una parola pronuncerà, alla fine, quando von Ebrennac parte: “Addio”.

Bisognava averla attesa all’erta quella parola per poterla udire, ma infine la udii. Von Ebrennac pure la udì, e si raddrizzò, e il suo volto e tutto il suo corpo parvero distendersi come dopo un bagno riposante.

Il giorno dopo la vita riprende uguale, la tazza di latte è pronta, zio e nipote fanno colazione in silenzio, come svigoriti, mentre dietro la nebbia si alza un pallido sole.

Hanno combattuto la loro battaglia.

Luisella Pacco

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Questa voce è stata pubblicata il 1 marzo 2014 da in KONRAD Recensioni 2014 con tag , .

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