NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

84, CHARING CROSS ROAD di Helene Hanff

Un giorno d’autunno del 1949 la signora Helene Hanff, che vive a New York, scrive una lettera a una vecchia libreria specializzata in libri fuori stampa, la Marks & Co., che si trova al civico 84 di Charing Cross Road, Londra. Sta cercando alcune opere e, se la libreria potrà procurarle a non più di $5 l’una, chiede che la lettera venga considerata un ordine d’acquisto…

Inizia così – grazie soprattutto alla pazienza del libraio Frank Doel – una corrispondenza che durerà vent’anni e avrà sfumature personali e di sincera amicizia.

Helene Hanff era nata a Philadelphia nel 1916. Fin dagli anni dell’Università, abbandonata per motivi economici, si era appassionata alla scrittura teatrale. Nella vita farà la lettrice di manoscritti per la Paramount Pictures, scriverà sceneggiature per la TV (The adventures of Ellery Queen), pubblicherà libri di argomento storico rivolti all’infanzia nonché saggi di carattere sociale e politico. Tuttavia, non diventerà famosa per questi…

Nemmeno lei può immaginare che a darle fama imperitura sarà proprio il rapporto epistolare con la libreria. Nel 1970, infatti, Helene Hanff pubblica tutte le lettere. Così come stanno (lacune ed errori compresi, mi sembra…). Il sottotitolo del libro potrebbe essere “Come ottenere il massimo successo col minimo sforzo”.

E le va immeritatamente bene.

84, Charing Cross Road, di Helene Hanff, a cura di Marina Premoli, ed. Rosellina Archinto (questa è una copia vecchia, attualmente lo trovate in vendita a €10 con una diversa copertina)

84, Charing Cross Road diventa niente-popò-di-meno-che un “libro di culto”, da cui verrà tratto persino un bel film (con la brava Ann Bancroft nel ruolo di Helene e Anthony Hopkins in quello di Frank).

Non posso dire che il libriccino, smilzo quanto una cartolina, sia sgradevole. Certo che no, si legge velocemente e con discreto trastullo. È proprio Helene Hanff che – mi perdoni da lassù (è morta nel 1997) – mi dà un po’ di orticaria. Se dovessi spiegare a cosa lo devo, mi verrebbero in mente alcune cose.

La prima.

Nella bella postfazione di Marina Premoli (che ha curato anche la traduzione), Helene è definita “incompatibile per carattere a qualsiasi normale lavoro d’ufficio”. La mia stima vacilla di già… Cos’è, il lavoro ti puzza? Lo consideri troppo banale per te, bell’anima d’artista? Temi che maneggiare scartoffie ti sciupi le manine destinate a ben altri capolavori?

La seconda.

Col gentile e operoso Frank Doel, che le risponde sempre con garbo, Helene è capricciosa ed esigente al limite dell’arroganza. Lo fa senza malizia, per scherzo, per fare la simpaticona, perché così le viene. È il suo sense of humour americano, così drasticamente diverso da quello inglese. Tuttavia, al pover’uomo va tutta la mia compassione.

La terza.

Nell’Inghilterra del dopoguerra non si vive bene, c’è il razionamento a 2 once di carne settimanali per famiglia e a un uovo al mese per persona, e in una delle prime lettere Helene scrive di averlo saputo e di esserne semplicemente inorridita. […] così ho pensato di inviare un piccolo dono natalizio… Dentro c’è ogni prelibatezza che possa viaggiare: prosciutto, scatolette, uova in polvere e molto altro.

Nel corso del tempo Helene invierà altri pacchi. È generosa, non lo nego. Ma che io sappia, è buona regola mantenere un po’ di riserbo sulle proprie opere di carità. Mentre la nostra furbacchiona trova il modo di farle conoscere al mondo intero! Quando si dice la modestia…

La quarta.

A pagina 44 (di questa edizione) Helene afferma qualcosa che potrebbe costarle una padellata in fronte. Non ama la narrativa, poiché non sono mai riuscita ad interessarmi a cose non avvenute a persone mai esistite.

Ci sono, sì, alcuni elementi che potrebbero farmela sentire sopportabile, forse vicina.

C’è l’inettitudine totale a calcolare il cambio tra sterlina e dollaro, operazione che riconosco di terrificante difficoltà.

C’è l’amore per i libri usati, quelli che recano qualche rigo di matita, tracciato da chissà quale anima, qualcuno che è probabilmente già morto e che pure con quel tratto torna dalle ombre suggerendoci ciò che lo aveva colpito e che forse colpirà anche noi. Un’emozione di Helene che è anche fortemente mia.

E c’è infine l’amore per Londra, il desiderio di andarci e di camminare lungo le sue strade fino a entrare – magari senza il coraggio di farsi riconoscere – nel negozio di Marks & Co.

Ma è tutto qui.

E poi, il desiderio di Helene di visitare Londra non dev’essere poi così autentico (nonostante lo giuri e spergiuri) se, nonostante tutti i dipendenti della libreria la invitino senza sosta garantendole calorosa e gratuita ospitalità, Helene finisce per non andarci mai. O meglio, sì, ci andrà in occasione della presentazione dell’edizione inglese di 84, Charing Cross Road, nel momento di gloria, quando ormai Frank Doel – di fatto inconsapevole coautore del libro – è defunto (nel 1968) e la libreria ha chiuso i battenti (nel dicembre 1970).

Tardi, Helene, tardi.

Luisella

Vecchia foto della libreria Marks&Co.

Vecchia foto della libreria Marks&Co.

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2 commenti su “84, CHARING CROSS ROAD di Helene Hanff

  1. Dario Predonzan
    5 gennaio 2014

    Ecco, questo libro – a differenza di altri che hai recensito – penso proprio che non lo leggerò mai 🙂
    Di persone antipatiche ed egocentriche ce ne sono talmente tante già intorno a noi, che non sento alcun desiderio di trovarne una in più nelle pagine di un libro. Che sarà anche gradevole, ma insomma …

    • luisellapacco
      6 gennaio 2014

      Ma è solo una mia impressione, magari potresti non essere d’accordo con me. Dopotutto hh (come ama firmarsi) ha uno stuolo d’ammiratori…
      Se non altro, per leggere il libro non impieghi più di un’ora.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 gennaio 2014 da in LETTERA ELLE con tag , , .

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