NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Settembre 2013: STORIA NATURALE DI UNA PASSIONE di Alfredo Todisco

Storia naturale di una passione

Storia naturale di una passione di Alfredo Todisco, BUR 1978, pagine 178

A Trieste potete trovarlo in biblioteca (Civica e Statale) o, se amate rimettervi al poetico e inaffidabile destino, aspettare che vi capiti tra le mani negli ombrosi angoli di un robivecchi o su una bancarella in una domenica di mercatino. 

Ma chi di voi volesse acquistarlo, avrebbe poche speranze. In libreria neanche a parlarne. Nei negozi on line, come IBS, non ce n’è l’ombra. Lo si trova, sì, ma solo sui siti di libri usati, dove per definire il libro vengono adoperate quelle espressioni buffe tipo “Presenta qualche macchia di caffè”, “Usura del tempo” o “Segni di matita”.

Chi volesse saperne di più con una ricerca in rete, resterebbe insoddisfatto. Pochissime le recensioni, imprecisi i ricordi. Mi sono imbattuta, ad esempio, in una vecchia pagina del blog vibrisse.wordpress.com dello scrittore Giulio Mozzi il quale, citando gli autori che vinsero il premio Selezione Campiello nel 1976, chiedeva ai suoi lettori “Chi se li ricorda?”. Pochi quelli che rammentavano il romanzo di Todisco. Qualcuno era in confusione sullo scrittore stesso, dandolo  per “defunto da tempo”. Domande e risposte risalgono al 2009, quando Todisco era ancora vivo…

Un po’ per questo, per rendere giustizia a un romanzo e a uno scrittore che pure meriterebbero maggior memoria, ho deciso di parlarvi di Storia naturale di una passione.

Alfredo Todisco, nato in Basilicata nel 1920 e morto a Milano nel 2010, ma triestino d’adozione (qui cresce, qui studia, qui ha un rapporto di solida stima con Umberto Saba) è stato un giornalista appassionato e un osservatore attento, uno dei primi a far proprio il tema nuovo dell’ecologia. Con le sue inchieste scoprì e denunciò molte situazioni rischiose. Raccolse alcuni suoi articoli in due libri, Animali addio e Breviario di ecologia, che però non avevano più la freschezza dei pezzi scritti al momento, trasmessi per telefono, come si usava in quei primi Anni Settanta.

Breviario ecologiaNel primo capitolo del Breviario, Todisco scriveva che la civiltà industriale  non produce soltanto beni, come si pensava al tempo della fiducia nel progresso, produce anche mali, ovvero la distruzione di beni naturali fondamentali. Oggi tutto questo ci suona noto, già sentito (eppur sempre inascoltato…), ma nel 1974, anno di pubblicazione, quella di Todisco era una delle prime voci forti a difesa dell’ambiente. 

Nei romanzi, invece, Todisco amava parlare d’amore, di passioni complicate e struggenti, di sfinimenti psicologici, di sentimenti aguzzi come il vetro.

Questo romanzo in particolare, fin dal titolo, sembra riunire le due anime e i due interessi dell’autore.

Quella di Sebastiano e Delfina infatti non è semplicemente la storia di una passione tra un uomo e una donna, bensì ne è la storia naturale, come se Todisco volesse parlarcene nello stesso modo in cui come giornalista parla della Natura gravemente offesa.

Così come nell’Uomo non c’è più amore sufficiente per l’ambiente che lo circonda, nemmeno in Sebastiano e Delfina c’è sentimento, rispetto, vera dolcezza. Si conoscono, si frequentano, sono attratti l’uno dall’altra, ma l’impeto erotico non riesce a mettere pace all’incessante e laborioso inquinamento mentale. Sospetti, domande, analisi senza tregua. Quale parola è stata detta, e come. Perché quella carezza è stata offerta, perché è stata negata. Intellettualismi glaciali, colonne del dare e dell’avere. È bravo Todisco – con la sua scrittura nobile, raffinatissima, cerebrale – a comunicare la forma cava dell’amore svuotata di ogni spontaneità e di sana sostanza.

Nel Breviario di ecologia, Todisco scriveva che piccoli segni possono indicare l’oscuro travaglio di una malattia letale in un organismo ancora apparentemente sano, riferendosi alla salute del pianeta, ma sono parole valide anche per questa storia d’amore che solo apparentemente è d’amore e dove invece una malattia letale è già in corso e condanna i protagonisti alla solitudine peggiore.

L’allusione alla Natura è presente quasi in ogni pagina, in ogni descrizione di colore, in ogni sensazione fisica, nelle curve del corpo di lei, negli scatti d’animale di lui. Ma è una Natura che via via si ammala, si intorpidisce.

Nelle ultime pagine, il riferimento a una Natura sfatta e morente è ormai dichiarato.

Durante una passeggiata, i due amanti vedono un falco roteare sul nido, non per difenderlo bensì per attaccarlo, a colpi di rostro. Sebastiano raccoglie le uova per osservarle. […] per un fenomeno anomalo, esse mancavano del guscio: o per meglio dire, rivelavano un guscio sottile come un velo […]. Mentre Delfina, accanto a lui, osservava sconcertata le placente umidicce che egli reggeva sul palmo della mano, Sebastiano credette di capire il senso e spiega a Delfina ciò che ha sentito dire riguardo all’avvelenamento progressivo di certi predatori che, cibandosi continuamente di piccoli volatili che becchettano sui campi impregnati di insetticidi, accumulano in sé tutte le tossine. Quelle uova di falco sono un segno della tragedia, il prodotto finale e mostruoso di una catena del male. Sebastiano ne è scosso nell’intimo.

Proseguendo il cammino, sentì con la serenità dolorosa dell’ineluttabile che sulla vetta, in un istante, era maturato il tempo dell’ultimo distacco tra lui e Delfina.

Quando arrivarono a riva, trafelati, lei si voltò alla cima lontana a misurare soddisfatta il cammino che aveva percorso.

Chiese a Sebastiano: “Dove sarà andato il falco?”

Il cielo era vuoto.

Per concludere, vi invito a notare la copertina, con la bellissima immagine di John Alcorn (1935-1992), il grande illustratore americano che collaborò intensamente con l’editoria italiana. Sul sito www.alcorngallery.com, cliccando sulla sezione a lui dedicata, potete vedere i suoi lavori e tutte le copertine da lui curate. Vien voglia di cercare nella libreria di casa, in una silenziosa caccia al tesoro, per verificare quanto Alcorn, con i suoi disegni suggestivi e inquieti, ci abbia accompagnati – anche quando non lo sapevamo – nelle letture della nostra vita.

 Luisella Pacco

 

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Questa voce è stata pubblicata il 30 agosto 2013 da in KONRAD Recensioni 2013 con tag .

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