NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Settembre 2013: Arnesi

ArnesiChissà cos’è che puzza così. La benzina, l’olio, le vernici vecchie, i solventi, gli pneumatici invernali riposti nell’angolo in attesa della giusta stagione. O semplicemente il chiuso, l’aria ferma e bollente dietro la porta su cui picchia il sole.

Pochi minuti fa ha attraversato il giardino ed è entrato nel garage. È rimasto per un po’ a odorare, come per fissare un ricordo. Poi ha chiuso tutto per bene, si è seduto nell’auto lasciando la portiera spalancata, e ha messo in moto.

Stringe al petto una busta bianca.

Rilassato sul poggiatesta, fissa lo sguardo su oggetti di cui non conosce né il nome né l’uso. È brutto non saper dar un nome alle cose. Fa sentire fuori dal mondo, perduti, senza speranza di potercela fare, senza difesa.

Questo dovevo fare, questo volevano da me, che avessi passioni così, da meccanico, falegname. Un bel passatempo da uomo con le dita sporche e i tendini guizzanti. Un uomo di quelli che sanno sempre cosa fare. Che problema c’è, cosa si è rotto? Lui saprà come riparare il guasto, come risollevare ciò che è caduto.

Hanno ragione i suoi genitori. Sei un inetto, perché non fai, perché non vivi, perché non ti diverti, perché giochi col computer? Scrivi? E cos’hai tanto da scrivere?

Hanno ragione i compagni che lo scherniscono. Gli passano accanto sculettando: uh, il signorino scrive.

Ieri è arrivata la lettera. Ha vinto il suo primo concorso di poesia. Una targa d’argento, soldi, e la soddisfazione di un pomeriggio in cui qualcuno gli stringerà la mano e gli dirà che è stato bravissimo.

Non ha dormito, gonfio di emozione. Oggi è andato a scuola sventolando il foglio, gli occhi scintillanti. Ho vinto. Non l’hanno ascoltato.

L’ha detto al padre. Ora sì che l’avrebbe amato. Avrebbe capito che al computer non si gioca, che scrivere è una cosa seria, che le parole sono martello cacciavite e sega, che le poesie costruiscono e distruggono, che anche le mani pulite sono degne di un ragazzo. Ma il padre ha ripiegato lentamente la lettera e gliel’ha resa senza un commento, guardandolo con tristezza, come chiedendosi dove stava lo sbaglio.

Va’ là va’ là, vai fuori a far qualcosa di utile…

Inala, piange, osserva, aspetta.

Poi, come un vizio, gli viene un’idea.

… oggetti di cui non conosco né il nome né l’uso…

Spegne il motore, tossisce. Si precipita fuori, il cigolio della porta basculante all’unisono con l’urlo dei polmoni.

Ci sono pochi validi motivi per vivere, ma questo è uno: Né il nome né l’uso sarà un buon titolo.

elle.pi

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Un commento su “Settembre 2013: Arnesi

  1. marisa
    1 settembre 2013

    A volte l’infelicità è un grumo che attorciglia le viscere, il cuore, tutto il nostro essere, ma talora, per mitigarla, basta distanziarsi col pensiero e diventare osservatori di se stessi e della realtà che ci circonda, toccare con mano gli oggetti che ne fanno parte, afferrarne l’odore e il colore e la consistenza. Ha importanza il loro nome? e il loro uso? Sì, ne ha. Perché quella è la sola realtà, perché di quella realtà facciamo parte anche noi, perché è quella realtà che ci permette di librarci, se vogliamo, con le ali della fantasia.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 agosto 2013 da in KONRAD: 50mm 2013.

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