NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Marzo 2013: 2012, UN ANNO DI ANAGRAMMI di Giorgio Dendi

In questi ultimi giorni, gremendo sormonto… Ops, volevo dire che mentre dormo sogno. E faccio sonni gratis. No, ehm, faccio sogni strani. Sogno parole e sogno delle alberate flotte… Ma no! Volevo dire che sogno lettere dell’alfabeto. Vedo lettere che si alzano dalla loro posizione corretta come foglioline nel vento e cominciano a roteare confusamente coagulando neri linoleum…   Scusate, volevo dire creando un gaio mulinello. Insomma, faccio sogni assai particolari.

E non solo: anche da sveglia ho le visioni! L’altra sera, mentre condivo l’insalata, mi è parso che racchiuse nella saliera al posto dei grani di sale ci fossero lettere che si spargevano di qua e di là senza alcun noioso pio recrudescente… ehm, senza alcun ordine consueto e preciso.

Veder cadere grafemi sulla lattuga non è mica cosa di tutti i giorni… Dopo il primo istante di panico, mi sono ricordata che la colpa (o il merito) di così bizzarri disturbi può essere senz’altro attribuita al libro che sto leggendo: 2012, un anno di anagrammi di Giorgio Dendi, brillante collaboratore di Konrad con la rubrica Siamo tutti intelligenti (nel nostro venticinquennale, non è mica un male se ci autoincensiamo un po’, vero?).

Un anno di anagrammi

Giorgio Dendi “2012, un anno di anagrammi”
Luglio editore, Trieste, 2013
pagg. 132, €13

Nato nel 1958, bancario di professione, appassionato di matematica fin dall’infanzia, Dendi nel 2000 ha vinto il Campionato Internazionale di Giochi Matematici a Parigi. Ora allena i finalisti della squadra italiana, collabora con la Settimana Enigmistica ed altre riviste, fa divulgazione scientifica nelle scuole. Per saperne di più, vi rimando al suo sito ufficiale (www.giorgiodendi.it).

Negli ultimi anni si è appassionato agli anagrammi ed ecco uscito ora, per Luglio editore, il primo eccellente risultato: un libro che, attraverso gli anagrammi, ripercorre notizie e notiziuole di tutto il 2012.

L’anagramma già di per sé non è cosa semplice, ma finché si tratta di rovesciare una parolina in un’altra parolina, con un po’ di impegno forse ci arriverei anch’io. Sarebbero però anagrammi vuoti di senso. Se modifico orsa in rosa, ad esempio, non metto in evidenza connessioni divertenti o rivelatrici tra l’orsa e la rosa, poiché non ce ne sono.

Mentre se anagrammo “Elena Sofia Ricci” in “Ce li fa, i Cesaroni?” l’anagramma è geniale e veritiero. Per non dire di Luca Cordero di Montezemolo che diventa “Zac, creo un modello di motore”. Ecco, in questo libro ce ne sono ben 366 di questi anagrammi rivelatori, uno per ogni giorno dell’anno scorso.

Nella prefazione, Enrico Parodi ci spiega che l’anagramma (gioco risalente al 280 a.C.) è stato spesso considerato magico, in grado di svelare verità nascoste. Ed è così! Mi sono molto divertita nel giocare col mio nome e scoprire che sono Accusa pillole (ove possibile io aborro l’uso dei farmaci), Celia sul palco (effettivamente ho fatto un po’ di teatro), Lup’e Sciacallo (che sveli la mia vera – dolcissima – indole?), Scuola capelli (mi sarebbe piaciuto fare la parrucchiera), Scalo pali luce (le mie note abilità acrobatiche…).

Giorgio, posso farti alcune domande? Prima però, devo confessare a te e ai lettori il mio vile misfatto! Gli anagrammi con cui ho scherzato all’inizio non sono farina del mio sacco, bensì del “Motore anagrammatico del Gaunt” (cercatelo su Google e giocateci anche voi). Da sola non avrei saputo far niente. Ma chi lo sa, col tempo e con un po’ di esercizio… Che dici, tutti ce la possiamo fare? E come è nata in te questa passione che, correggimi se sbaglio, è ben lontana dalla matematica? (O esiste la formula matematica per gli anagrammi?)

La mia passione per l’enigmistica è nata quando andavo al liceo, e in una giornata riuscivo a comporre una cinquantina di giochi, quasi tutti privi di valore, ma che sono serviti a farmi fare un bell’allenamento. Soprattutto ho capito da solo quali sono i meccanismi dei giochi enigmistici. Quando ho composto a “Scommettiamo che…?” un cruciverba a partire dalle parole che mi sono state assegnate al momento, io già vedevo cadere nelle varie caselle vocali oppure consonanti, e poi… bastava scrivere le parole! Così anche nel comporre anagrammi, in automatico, conto se ci sono più vocali o consonanti da sistemare, e cerco una parola che mi pareggi questi esuberi di vocali o di consonanti, e poi… viene tutto da solo. Ma tutti, ognuno nel proprio mestiere, con la pratica, riescono a fare cose che possono sembrare straordinarie a chi non è esperto, e così succede anche per i miei anagrammi.

La cosa ingegnosa del tuo libro è che, nell’anagrammare il nome di una persona, ne riveli un tratto importante. Ovvero, ti sei mosso nel campo dell’onomanzia. Prima ho parlato dei motori anagrammatici, i quali però non danno alcun risultato sensato. Mancano di arguzia, di ragionamento e di sensibilità umana. Mentre il tuo lavoro doveva tener conto di destino, carriera, carattere delle persone citate. Quanto è difficile realizzare un anagramma mettendo questi paletti?

Ti dicevo che ci vuole del tempo da dedicare al gioco, e poi… qualcosa viene di sicuro fuori. Io studio sempre un po’ la biografia di un personaggio, prima di anagrammarlo. Ci sono parole che gli anagrammatori del computer non potranno mai comporre, così come un computer per il momento non riesce a creare una barzelletta. Per capirci, una volta ho fatto un anagramma di SILVIO BERLUSCONI, partendo da un personaggio che sicuramente nessun computer potrebbe prevedere. Le prime persone che Berlusconi ha preso nelle sue tv commerciali sono state Mike, Vianello e la Mondaini, che all’epoca impersonava SBIRULINO. Ecco allora che SILVIO BERLUSCONI = CI SVELO’ SBIRULINO. Non credo che un computer potrebbe realizzare una cosa simile, però una volta sistemate le nove lettere di SBIRULINO, nelle sette lettere rimaste c’erano tre vocali e quattro consonanti, quindi ero quasi sicuro che qualcosa sarebbe venuto fuori.

Posso farti un appunto? Talvolta l’anagramma non rende onore al personaggio. Ad esempio Giorgio Perlasca (AGISCO PER GLORIA), il quale certamente non agì per la gloria ma per nobiltà d’animo e senso di giustizia. Quel che è stampato è stampato, ma qui sulle pagine di Konrad ti sfido a trovare un anagramma più consono. Ci riesci? (che domanda sciocca, certo che ci riuscirai, mi sto rivolgendo a Giorgio Dendi… GENIO DI GRIDO!)

Eccomi che ti smentisco: non mi viene nulla di meglio. È ovvio che Perlasca (e tanti altri eroi come lui) hanno agito spinti da nobili sentimenti, e solo alla fine hanno raggiunto la gloria, che non era il loro obiettivo. Tra i miei appunti di quel giorno, avevo ottenuto anche GIORGIO PERLASCA = S’AGGIRA: PERICOLO, che poi ho scartato. E quasi tutti gli anagrammi pubblicati sono quelli rimasti dopo che i miei amici Alan e Snoopy mi hanno scartato i peggiori a loro giudizio. Ad esempio, FRANCESCO SCHETTINO = SECCHE TI FAN SCONTRO = CHE FARCI? SO’ SCONTENT’ = CHE CRAC? NON SI SFOTTE! = SECCHE SCONFORTANTI = SONNECCHI FRA SCOTTE, e solo quest’ultima frase ha visto la luce sul mio libro. Ora su Perlasca non saprei davvero fare di più, perché ho già lavorato il lavorabile e ritengo di non poter ricavare nulla di meglio.

Nelle tue lezioni in giro per l’Italia, cerchi di divulgare anche l’anagramma? E se sì, con successo?

Come hai potuto vedere, non c’è limite alla creazione degli anagrammi, e non è detto che il mio sia esatto e un altro sbagliato, o viceversa: ognuno ha diritto a dire la sua, interpretando a modo suo la frase. Si può notare dall’esempio LICEO GINNASIO = LI’ C’E’ OGNI ASINO = LA’ CI SONO I GENI, che nessuno è depositario della verità e tutti hanno ragione. Per questo l’anagramma piace e diverte. Poi nessuno si offende, perché noi giochiamo solo con le parole: non con le persone ma solo con i loro nomi. E così rispondo alla tua precedente domanda sulla matematica: con gli anagrammi insegno ai ragazzi la combinatoria, e a contare tutti gli anagrammi possibili di una parola. Un esempio? Se scrivo tutti i 24 anagrammi possibili di ROMA, quale sarà il 19-esimo? (non perdo occasione per proporre un problema…).Adesso scusami, ma devo lasciarti, perché sto lavorando a 2013, un anno di anagrammi, dove ho già inserito BENEDETTO SEDICESIMO = ODO BEN? ESCE? SI DIMETTE?

 Luisella Pacco

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Un commento su “Marzo 2013: 2012, UN ANNO DI ANAGRAMMI di Giorgio Dendi

  1. Dario Predonzan
    4 marzo 2013

    Recensione divertentissima! Come dev’essere divertente anche il libro di Dendi (mi sa che lo regalerò a parecchi amici). L’onomanzia, del resto, è un’arte arcana e affascinante, che mi ricorda – mutatis mutandis – il concetto michelangiolesco di colui che estrae dalla pietra (o da un nome, in questo caso) quello che già c’è lì dentro: si tratta solo di saperlo tirar fuori. Naturalmente bisogna essere Michelangelo, o Dendi, per trarne qualcosa di bello e suggestivo… Peccato che toccherà aspettare tanti mesi per leggere il volume del 2013 😦

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Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2013 da in KONRAD Recensioni 2013 con tag .

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