NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Ottobre 2012 IL VELO DIPINTO di William Somerset Maugham

Una casa di Hong Kong, negli anni Venti. Due amanti in una stanza. Qualcuno dietro la porta. La maniglia s’è mossa. Chi è, un servitore? O piuttosto, il marito di lei? E se è lui, perché non entra furibondo? Perché resta gelido dietro la porta, e che cosa medita?

William Somerset Maugham IL VELO DIPINTO, 2011 Adelphi (collana Gli Adelphi) pagine 234 , € 10,00 Traduzione Franco Salvatorelli

Inizia così – con una donna vivace e scarmigliata, innamorata pazza del suo amante, terrorizzata all’idea che il marito, rincasato ad un’ora insolita, possa aver capito tutto – Il velo dipinto (1925), uno dei più bei romanzi di William Somerset  Maugham (1874-1965), scrittore inglese che sapeva affondare la penna nelle pieghe peggiori dell’animo, ma sapeva anche sollevarla come a voler assolvere e benedire la tenera piccolezza dell’essere umano.

Nei suoi romanzi, freddezza e struggimento, cinismo e pietà, cattiveria e compassione, sono tutt’uno, mischiati come nella vita.

Il bello dell’esistenza (e dunque delle storie che ne sono specchio) non è forse dato dal cambiamento? Cambiare se stessi e veder cambiare gli altri, riconoscere il mutamento, rendersi docili ad esso. Non c’è altro che conti: accettarsi diversi da ciò che eravamo ieri, inventarsi diversi per domani. Che non vuol dire incostanza, futilità. Vuol dire sentire le onde della vita, ed esserne grati. Il cambiamento costituisce l’essenza dello stare al mondo. Solo i morti non cambieranno più.

Per i personaggi dei romanzi, vale la medesima regola. È il cambiamento il loro sale, il loro sangue. Ciò che li renderà amabili e splendenti. Così com’è la protagonista di questo romanzo, Kitty Garstin.

Una giovane donna viziata della buona società londinese.

Come è giunta qui, in questa stanza?

I genitori le facevano pressione affinché si sposasse presto e bene. Cos’era, quel suo capriccio di rifiutare tanti spasimanti? Messa alle strette dalle regole sociali, Kitty ha sposato senza amarlo il batteriologo Walter Fane, timido, noioso, ma perdutamente innamorato di lei. Trasferiti a Hong Kong per il lavoro di lui, Kitty, frustrata, si è trovata un amante, Charlie Townsend, anche lui sposato.

Ed eccoli, Kitty e Charlie, in questa stanza davanti alla quale Walter non esplode. Anzi, implode, diviene ancora più chiuso e triste, e spietato. Più tardi, con una calma feroce propone alla moglie un ultimatum. Se Townsend  promette di lasciare sua moglie e sposarla, allora lui concederà a Kitty il privilegio di chiedere il divorzio. Una soluzione onorevole.

Altrimenti, Kitty dovrà partire con lui verso l’interno della Cina dove è in corso una terribile epidemia di colera. Se non accetterà di partire, Walter chiederà il divorzio per adulterio.

Com’era prevedibile, Kitty da Charlie non ottiene alcun impegno. L’amatissimo, fascinoso amante, non è disposto a rinunciare a nulla per lei, e le consiglia anzi di partire con il marito e di cercare la riconciliazione.

Affranta per il rifiuto ricevuto dall’uomo che per lei contava così tanto, Kitty parte. Un’atmosfera gravida di disprezzo avvolge marito e moglie. Si scambiano appena poche parole. Kitty detesta Walter per averle imposto questo viaggio tremendo. Walter detesta Kitty per averlo tradito.

Giunti al villaggio dopo estenuanti giorni di viaggio, si sistemano in un bungalow senza alcuna comodità. Lui passa le giornate lavorando in ospedale, mangia e dorme pochissimo. Si consuma di lavoro e di rabbia. Kitty è completamente sola, disperata, spaventata dal colera.

Ma un giorno, in visita all’orfanotrofio gestito da suore francesi, Kitty ha l’illuminazione: aiuterà le suore, si renderà utile, darà un senso a questo tempo maledetto. È la svolta. La fatica, la vicinanza delle religiose, la visione della morte per le strade, producono in lei una maturazione profonda. E la stima assoluta, l’ammirazione sincera che le suore nutrono per Walter, le fanno vedere il marito sotto una nuova luce.

Con il passare del tempo anche Walter resta ben impressionato dalla moglie. La cura che presta alle bambine orfane, il rischio che corre quotidianamente, la pazienza e l’ostinata dolcezza con cui cerca un dialogo rinnovato con lui, gli aprono un varco il cuore. Entrambi capiscono di aver sbagliato a giudicarsi. Sono pagine commoventi e delicate, nelle quali accade il miracolo del ri-conoscersi, dell’andare oltre. Oltre la lite, l’equivoco, il muso, il silenzio; oltre l’orgoglio. Disancorati dalle posizioni prese, saper dire ancora una parola gentile.

Tra Kitty (che è incinta e con onestà ammette di non sapere chi sia il padre) e Walter non era stato colpo di fulmine e non lo sarà mai. Ma potrebbe essere un buona unione, ora, migliore di quella immediata e frivola dettata dall’attrazione, tra persone che hanno passato l’inferno, che si sono conosciute e perdonate.

Ma Walter resta vittima del colera. Quando Kitty corre al suo capezzale, è tardi. Tardi anche quando gli sussurra  la parola mai detta, “amore”. Walter ha lo sguardo fisso e le risposte disarticolate di chi sta morendo.

In Kitty si muovono mille emozioni contrastanti, che Maugham sa indagare tutte. È vera quando piange Walter, ma è altrettanto vera quando, ripercorrendo indietro il percorso che l’aveva portata al villaggio disgraziato, assapora (è brutto dirlo?) l’indipendenza che non ha mai avuto. Prima la famiglia, poi il matrimonio, poi l’amante dal cui fascino era soggiogata. Tutte catene. Adesso, mentre traballa nella portantina nel lungo viaggio tra i colori accesi della Cina, si sente diversa e forte, libera da condizionamenti. Non mente nemmeno per recitare un lutto più grande di ciò che è. Sente (deve pur essere onesta con se stessa) che la morte del marito l’ha sollevata da un peso.

Rientrata a Hong Kong, cede ancora una volta – per quell’attrazione maligna che rende deboli – alle lusinghe di Charlie, sempre più stolto eppure seducente, per poi vergognarsene. Il rientro a Londra, la morte della madre, nuovi progetti, segnano forse un po’ frettolosamente la fine del romanzo.

Per chi ha visto o vedrà il bellissimo film che ne è stato tratto nel 2006 (regia di Jonh Curran, interpretato da Naomi Watts e Edward Norton, talentuosissimi e misurati), vale un avvertimento.

La sceneggiatura, che pure è una perla, tradisce la storia originale. Vi si immagina il riaccendersi della passione tra marito e moglie (che film sarebbe senza una scena d’amore?) e soprattutto si vuole che Kitty non si abbandoni mai più a Charlie. Hollywoodianamente parlando, era necessario e romantico che la protagonista arrivasse redenta al THE END.

Il romanzo è più cinico ma più onesto, la penna di Maugham più franca. Kitty non è un’eroina, Kitty è tutti noi. È corretta, sleale, giusta, sbagliata, coraggiosa, vigliacca, pura, sgualdrina. Kitty Garstin è semplicemente viva.

Luisella Pacco

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2 commenti su “Ottobre 2012 IL VELO DIPINTO di William Somerset Maugham

  1. Dario Predonzan
    2 ottobre 2012

    Un’altra recensione delle tue che, al solito, invoglia a leggere il libro recensito (e anche a vedere il film che ne è stato tratto)!

  2. Rose
    2 dicembre 2012

    Ho visto il film, molto bello. Non sapevo avessero cambiato il finale. Di Maugham ho letto, anni fa, La luna e sei soldi e Il filo del rasoio. Un grande autore.
    Mi piace molto quando, nella tua recensione, dici: “Cambiare se stessi e veder cambiare gli altri, riconoscere il mutamento, rendersi docili ad esso. Non c’è altro che conti: accettarsi diversi da ciò che eravamo ieri, inventarsi diversi per domani.” E’ molto vero. Grazie di queste belle letture, Luisella.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 settembre 2012 da in KONRAD Recensioni 2012 con tag , .

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