NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

BORSETTA

 amiche

Aprimi, e guarda.

Sono la tua amica migliore, l’inseparabile. Siamo state insieme ovunque.

Con me, per le vie del centro, hai camminato audace come un soldato mentre andavi al colloquio di lavoro, o lenta ed emozionata mentre raggiungevi la macchina del tuo uomo.

Tendevi la mano destra verso la portiera, per aprirla – poiché mai nessuno ti ha aperto la portiera dell’auto, né l’avresti voluto, ti saresti messa a ridere, in mezzo alla strada – e io ero lì, appesa alla tua spalla quasi nuda, mentre sedevi in macchina e lo salutavi.

 

Sai, per me ogni giorno comincia quando mi prendi e frettolosamente mi porti con te, chiudendoti dietro tutte le porte. E ogni giorno finisce quando mi sistemi sulla sedia accanto alla porta, sempre lì, lo stesso posto da anni. Resto a guardarti mentre ti spogli, mentre dormi, ti risvegli, telefoni, canticchi, mangi, parli, sorridi, piangi.

Certe volte immagino che faccia faresti scoprendo – improvvisamente, come si scoprono le cose migliori – che sono sempre stata qui, testimone di ogni cosa. Che ti rappresento, conosco e sento meglio di chiunque altro al mondo.

Ti vergogneresti un po’, e ricorderesti tutto quello che hai fatto in mia presenza, i posti assurdi dove mi hai posata, i discorsi intimi che mi è capitato di ascoltare. Arrossiresti, lo scommetto, e per giustificarti balbetteresti sciocchezze. Oh, ma io… no…

Non devi, non devi vergognarti di nulla.

Sei una donna, una gran donna, che corre la vita, veloce come un ciclista, amabile come una regina, resistente come un somaro anche sulle vie più inerpicate e strette. Hai molte cose sulla schiena, ma non crolli. Hai molta strada da fare, ma non riposi.

Io so tutto di te, è vero.

So, ad esempio, che se contengo un giocattolo, è perché ci sarà un bambino che te lo chiederà – una locomotiva? un dinosauro? – e lo farà scivolare in verticale sulla tua pancia mentre aspetterete l’autobus.

So che se mi butti dentro un libro sottile è perché sei serena, hai la mente sgombra, e oggi speri di leggere un po’, magari seduta su una bitta, felice e concentrata in te.

So che se rinnovi il set di cipria rimmel e rossetto, è perché senti la primavera del corpo, e vuoi essere bella in ogni occasione – hai un nuovo amore?

So che se mi riempi di frutta, di bottigliette d’acqua e crackers, forse insieme faremo un lungo tratto, prenderemo un treno, chissà per dove.

Io so, è vero, ma non è un male questo. Ci dev’essere sempre qualcuno – o qualcosa – che sa tutto di te, che ti comprende, ti segue e tace. È importante: è una bolla in cui respirare, lo specchio segreto in cui ritrovarsi. Perciò ti dico: aprimi e guarda.

Fallo tutte le volte in cui non ti riconosci. Fallo quando sei nervosa, smarrita, foglia al vento. Trova una panchina in un giardino, siediti, guarda dentro di me, e così dentro te stessa. Guarda cosa sei oggi e, senza timore, chiamati per nome.

Apri – come per un gioco della verità – ogni mio scomparto. Afferra con due dita il ciondolino di ogni cerniera e tira. Ascolta il rumore bizzarro di una zip che rivela una tasca in più, un nascondiglio, un tesoro.

Stringi le chiavi fredde in un palmo di mano: sono le chiavi di casa tua, del tuo ufficio, della tua macchina, dei tuoi imponderabili mondi.

Prendi il blocco degli appunti, qual è l’ultima cosa che hai scritto?

Tra le pieghe, negli spigoli ruvidi dei piccoli taschini, ci sono desideri: pezzetti di carta strappata (una frase da ricordare?), una caramella gommosa da mordere (con la guancia paffuta della bambina che eri), il biglietto da obliterare (andare, andare sempre…).

Ricorda, mordi, oblitera. Questa sei tu, mentre muovi gesti minimi, e fai le mille trascurabili scontate cose del giorno.

E se ti perdi, io non ti perdo. Sono qui, autentica, e in quanto tale anch’io trascurabile, anch’io scontata. Mutevole ma inespugnabilmente fedele.

Sono bianca nera marrone prugna. Sono piatta e gonfia, rettangolare e rotonda. Sono lunga, a tracolla, e ti peso sul fianco. Sono piccola, e mi porti leggera in una mano. Zaino, e si va in montagna; pochette di velluto, e si va all’opera.

Ma sono sempre io, tuo secondo cuore, contenitore di sogni e di assorbenti, soluzione all’anima e al corpo. Seguo il tuo umore, soddisfo i tuoi bisogni. E i suoi…

Ricordi l’altra sera, quando lui ti ha chiesto “Per favore, lo tieni tu nella borsa il frontalino dell’autoradio?” e più tardi “Piove. Ce l’hai un ombrellino lì dentro, vero?”… Ricordi?

In quel momento, forse per la prima volta, ho compreso che la tua condizione non è molto diversa dalla mia.

Lui ci penetra, ci chiede spazio e asilo, aiuto o protezione: è il nostro destino.

Sono soltanto una borsetta, ho la mente semplice e possiedo solo poche nozioni elementari. Non so contare i giorni. Non so cos’altro conterrò domani, o cosa mi verrà tolto. I grandi sogni non li conosco, i progetti a lungo termine non mi appartengono. No, non dirmeli, non li capirei.

Ma so che avremo sempre ombrellini pronti per una testa bagnata accanto alla nostra, e fazzolettini di carta per nasi che colano impreparati. E avremo sempre spazio sufficiente per accogliere ogni cosa sua.

Siamo belle disordinate e generose. E siamo forti perché siamo in due.

Potranno passare gli amanti, potrà cadere dal cielo l’ennesima stagione. Ma se avrai bisogno di un profumo per sedurre, di un soldo per prendere un taxi, di un documento per ricordare chi sei, di un cerotto per il dito tagliato, di una penna per scrivere un destino – io ci sarò, piena zeppa di cose, piena zeppa di te.

Mettere la mano qui dentro sarà come tornare a casa, il sollievo di un istante, quel tanto che basterà per salvarti, per nuotare in tutti i mari del mondo.

Guarda, e richiudimi.

Andiamo a fare un giro, insieme.

 

Luisella Pacco

 

(Concorso Internazionale Scrittura femminile 2006 – segnalazione)

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Un commento su “BORSETTA

  1. Rose
    24 dicembre 2012

    La borsa, compagna fedele di ogni donna. 🙂
    Molto carino questo racconto, Luisella. Mi piace sempre quando viene data voce agli oggetti, e forse davvero nessuno, meglio della nostra borsa, ci conosce.

    Non sono molto per le feste natalizie, ma volevo comunque mandarti un saluto affettuoso e ringraziarti per la buona compagnia che mi fanno sempre i tuoi scritti. Ciao. R

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Questa voce è stata pubblicata il 9 settembre 2012 da in Racconti brevi.

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