NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Settembre 2009 BALKAN BANG! di Alberto Custerlina

Alberto Custerlina “Balkan Bang!” 2008, PerdisaPop

 

Nel mezzo dei Balcani, in una notte scura e calda come la cloaca dell’inferno, la città dormiva un sonno inquieto.

E come incipit, non c’è male. Cloaca, inferno… affinché sia subito chiaro che la città, Sarajevo, è marcia dentro. L’aria irrespirabile. Le ferite della guerra ancora purulente. Chi ci vive, ci vive male.

Uno dei personaggi più tardi dirà: Qui, dopo la guerra, il male si è radicato nelle fondamenta, come in un casa costruita sopra un cimitero sconsacrato. […] A questa città bisogna esserci abituati, bisogna saper ballare molto bene per evitare di pestare tutti i piedi che ti girano intorno. E bisogna avere lo stomaco forte, per riuscire a digerire tutta la merda che ogni giorno ti viene data in pasto. Bisogna essere molto svegli per capire in anticipo quando il tuo amico più fidato sarà costretto a girarsi dall’altra parte, all’ultimo momento, per salvare il suo culo sacrificando il tuo.

Lasciate ogni speranza, voi che aprite questo libro.

Pensate forse che la Polizia stia sempre dalla parte del bene? Che i delinquenti non siano poi così malvagi? Che esistano ancora persone né corrotte né corruttibili? Che l’amicizia sia sacra, la parola data intangibile, l’amore dolce, il sesso romantico? Dopo la lettura di Balkan Bang! non penserete più nessuna di queste stupidaggini. Sprofonderete nel mondo più guasto, negli opportunismi più spietati, nel sesso più sporco, nella criminalità più organizzata e sanguinaria che mai potevate immaginare esistessero.

E sprofonderete, credetemi, ad un ritmo narrativo incalzante, concitatissimo. Vietato distrarsi, vietato abbandonare la lettura per dedicarsi ad altro. Tornati al libro, non ci capireste più niente.

I criminali Cedomir Dragović, Karel Banfić, Anton Karadić, i poliziotti Emir Osmanović, Lovro Handanović, Bekta, e poi il Segretario, Jagoda la zingara, i tre gemelli fuori di testa Joze Jurij e Janez, il killer Lars Torq, la crudele Zorka, Ljuba, Dijana, Jako, la Zarina, l’Inquisitore, Dani l’Alligatore, l’Ombra e… Era dai tempi di Guerra e pace che non prendevo appunti sui personaggi di un romanzo per timore di confonderli. Qui mi è stato necessario: segno che, o Balkan Bang! è complicato febbrile e trascinante, o io sono rimbambita (opterei per la prima…)

La verità è che questo notevole esordio di Alberto Custerlina è un noir bizzarro, esagerato, fumettistico, spericolato, divertente, desolante. Difficilmente collocabile.

Ma siamo fortunati. Custerlina, classe 1965, è nato e vive a Trieste. Perciò, i nostri dubbi possiamo chiarirli direttamente con lui.

Balkan bang! è molto particolare. Come è nato?

Dapprima, è nato con un’ambientazione sui generis, ma ispirata alle grandi storie criminali statunitensi. Poi, finita la prima stesura, mi sono accorto di aver prodotto una buona storia con una pessima ambientazione. Allora, ho maturato l’idea che una storia criminale, in fondo, potrebbe funzionare bene dappertutto. Ho pensato che, se esiste un ambiente sul quale la globalizzazione ha impresso fortemente la sua impronta uniformante, quello è proprio l’ambiente criminale. Così ho deciso di riscrivere il romanzo da cima a fondo, adottando un’ambientazione balcanica. Bosniaca, per l’esattezza. È stato un lavoro molto lungo, ma ne è valsa la pena.

Per quanto riguarda l’ideazione prima della fase di scrittura, devo confessarti che ci ho impiegato pochissimo tempo, perché io non sono uno di quegli scrittori che pianificano. All’inizio, traccio soltanto alcune linee guida, ho in mente qualche scena che mi piacerebbe utilizzare e poi parto in quarta. In un certo qual modo, poi, la storia si costruisce da sola, via via che procedo con la scrittura e con le revisioni.

In Balkan bang! ci s’interroga sulla questione morale, sulla natura di certe istituzioni, sulla realtà come prodotto delle nostre interpretazioni personali, sui conflitti etnici e religiosi. Il lettore può trovare diversi livelli di approfondimento…

Balkan bang! di base è un romanzo d’intrattenimento, con elementi di suspense, di divertimento e di avventura. Però questo non mi bastava. Non volevo scrivere soltanto la narrazione di una serie di fatti, perché la vita non è questa. Per esempio, un criminale che pianifica e mette in atto una rapina, non lo fa solo per una questione economica. Dietro all’atto criminoso in sé, c’è sempre una storia umana, un punto di vista, un’aspirazione di vita. E questo vale anche per i poliziotti e per la gente in generale. Per questo motivo, a me interessa dare spessore ai personaggi inserendo, all’interno della storia, le loro aspirazioni, le loro paure, i loro dubbi e le loro convinzioni.

I personaggi sono sempre eccessivi. Volutamente?

Sì, i personaggi sono volutamente eccessivi perché volevo dare un tono pulp al romanzo. A me non interessava scrivere un romanzo verista o naturalista, e non volevo scrivere una cronaca dei fatti criminosi attenendomi letteralmente alla realtà balcanica. Questi sono i compiti di un giornalista, non di uno scrittore. Io ho voluto prendere una storia plausibile, calarla dentro un ambiente realistico e dare al tutto un tono vagamente cinematografico e, a tratti, fumettistico. Insomma, ho ritenuto necessario adottare un certo equilibrio tra drammaticità e divertimento, tra impegno e leggerezza. Le mie fonti d’ispirazione principali per il mood del romanzo, direi che sono state Quentin Tarantino, Elmore Leonard e il grande fumettista americano Frank Miller.

Balkan bang! è ambientato a Sarajevo, ai giorni nostri. Come mai hai scelto questa città?

Come ti dicevo prima, a un certo punto ho avuto la necessità di rivedere l’ambientazione. Le strade percorribili erano due: trasportare tutto in un’ambientazione italiana, oppure rivolgermi ancora all’estero, ma verso lidi più familiari rispetto a quelli americani. La prima ipotesi l’ho scartata subito: non m’interessava infilarmi in una tipologia di noir ben consolidata come quello italiano, un noir che a dire il vero raramente mi piace e non sento per niente mio. Rimaneva, quindi, la seconda ipotesi e com’è successo spesso nella mia vita, mi è venuto spontaneo rivolgermi a est. Nello specifico, ho scelto Sarajevo perché è una città che racchiude in sé molti archetipi sui quali si basa la storia del mondo: conflitti e confronti etnici e religiosi, posizione geografica privilegiata per i traffici criminosi e una storia ricchissima e molto tormentata.

Dialoghi serrati e ambientazione minuziosissima. Il romanzo sembra già bell’e pronto per una sceneggiatura! La tua scrittura è molto “cinematografica”.

Io adoro il cinema e i serial televisivi. In più, la mia immaginazione è molto visuale. Per farti un esempio, la scena della sparatoria nella pizzeria l’ho esplorata da cima a fondo come se avessi la possibilità di aggirarmi dentro l’ambiente con un software, tipo un gioco 3D. Ho esplorato il locale, le persone e gli oggetti. Ho visto alcuni dettagli che poi ho inserito nella narrazione e molti altri che ho scartato. Finito il set, ho fatto entrare gli attori e li ho animati. Quando tutto è quadrato “visivamente”, allora ho scritto la scena.

Per quanto riguarda la storia nella sua interezza, procedo ancora una volta con un metodo cinematografico. Appena finita la stesura completa del romanzo, riordino scene e capitoli dando loro la sequenza temporale che ritengo giusta (e apportando le opportune modifiche, naturalmente). In pratica, opero una specie di montaggio cinematografico, tagliando, spostando e integrando. Questo è il mio metodo.

Usi un linguaggio molto forte, la volgarità abbonda…

Nella vita di tutti i giorni, la volgarità abbonda dappertutto. È diventata parte della nostra “cultura popolare”. Sta a noi decidere quando e come usarla. Nel caso specifico, m’interessava modulare il linguaggio in relazione al personaggio che si trovava in scena, e m’interessava farlo non soltanto con i dialoghi, ma anche nelle descrizioni, che infatti diventano più volgari quando in scena c’è un personaggio volgare e viceversa. Tieni presente che uno dei paletti che ho cercato di fissare nella mia scrittura è relativo proprio alla presenza dell’autore nel romanzo. Io preferisco essere invisibile: quando c’è una descrizione, il tono utilizzato è quello del personaggio che si trova a vivere quella situazione e non quello dell’autore, esattamente come succede nei dialoghi.

Nemo propheta in patria: a Trieste Balkan Bang! non è stato molto considerato…

Ci sono due motivi che hanno frenato la diffusione di Balkan bang! a Trieste.

Il primo è dovuto alla distribuzione libraria che avvantaggia le grandi case editrici e ai nostri librai che, con qualche eccezione, tendono a valorizzare poco gli autori triestini esordienti, riservando loro un posto solo nello scaffale delle pubblicazioni locali (quando va bene). Tra l’altro, su questo punto voglio togliermi un sassolino dalla scarpa: se il mio romanzo è un noir, perché lo devi mettere nello scaffale delle pubblicazioni legate a Trieste, che in linea di massima sono di carattere storico, turistico o etnografico?

Poi c’è il secondo fattore, che si lega strettamente al primo: le librerie sono degli esercizi commerciali e quindi capisco bene che, per vendere, debbano far notare autori che il pubblico conosce e apprezza oppure sono pompatissimi a livello pubblicitario. Purtroppo, in questo senso, io sono rimasto nell’ombra perché la stampa locale non si è minimamente occupata di Balkan bang! e quindi, essendo rimasto l’esimio sconosciuto pubblicato da una piccola casa editrice, (quasi) nessun libraio si è azzardato ad espormi in prima fila.

Cosa c’è nel tuo futuro di scrittore?

Balkan bang! ha avuto fin da subito un ottimo successo di critica, che mi ha fruttato l’elogio di scrittori come Giuseppe Genna, Alan D. Altieri, Stefano Di Marino, Alfredo Colitto e molti altri.

Questo entusiasmo degli addetti ai lavori, mi ha permesso di ricevere una proposta di contratto per due nuovi romanzi dalla casa editrice che pubblica Giorgio Faletti (Baldini Castoldi Dalai editore), mi ha permesso di vendere Balkan bang! a Mondadori per una futura ripubblicazione e mi ha fruttato un posto fra i tre finalisti per il Premio Letteratura Gialla di Camaiore (assieme a Donato Carrisi e Gianfranco Nerozzi).

Riguardo alle uscite letterarie, la prima sarà a maggio 2010 per Baldini Castoldi Dalai editore, con una nuova storia meno pulp e più noir rispetto a Balkan bang!, ma sempre ambientata a Sarajevo.

La seconda vedrà la luce verso novembre per PerdisaPop e sarà il sequel di Balkan bang!, una storia che partirà dalla Bosnia ma approderà a Trieste.

Luisella Pacco

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2009 con tag .

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Contatti

luisellapacco@yahoo.it

©LuisellaPacco

I testi e le fotografie presenti su questo blog non possono essere utilizzati senza il mio consenso. Grazie.

Visite

  • 42,805 visite
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: