NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Novembre 2009 NOI di Evgenij Zamjàtin

– La nostra rivoluzione […] è stata l’ultima. E non ci può essere nessun’altra rivoluzione. Lo sanno tutti.

L’aguzzo, ironico triangolo delle sopracciglia: – Mio caro: tu sei un matematico. E in più sei un filosofo matematico: dimmi l’ultimo numero.

– Cioè? Io… io non capisco: quale ultimo numero? […] questo è assurdo. Dal momento che il numero dei numeri è infinito, quale ultimo numero vuoi da me?

– E tu quale ultima rivoluzione vuoi? Non c’è un’ultima rivoluzione, le rivoluzioni sono senza fine.

Ogni romanzo ha il suo “pezzo da antologia”, breve ma rivelatore, quello che più degli altri brani mette il luce l’essenza stessa dell’opera. Questo è il pezzo da antologia di Noi, capolavoro di Evgenij Zamjàtin, uno degli scrittori più interessanti della letteratura russa contemporanea eppure uno dei meno noti.

Se le rivoluzioni sono senza fine, non stupisce che, scritto tra il 1920 e il 1922, il romanzo sia stato osteggiato e censurato dal regime bolscevico, e infine quasi dimenticato.

Il risultato è che, ancora oggi, chiedendo a qualcuno di citare un romanzo distopico di feroce satira al totalitarismo, tutti citino Il mondo nuovo (1932) di Aldus Huxley, La fattoria degli animali (1945) e 1984 (1949) di George Orwell, Fahrenheit 451 (1953) di Ray Bradbury, ma quasi nessuno ricordi Noi che pure è stato concepito molto prima e forse meglio, con uno stile particolare, ellittico, con frasi mozze che suggeriscono e non descrivono mai del tutto. Uno stile, ha detto qualcuno, mutuato dal cubismo.

Forse la ragione di questa disparità di successo è così banale da risultare, se ci riflettiamo un momento, terribile: la maggior parte di noi non attribuisce valore (o comunque non ne attribuisce abbastanza) alla verità che venga espressa con troppo anticipo…

Quando Zamjàtin scriveva, il totalitarismo, il controllo delle masse, l’uso della censura, la mannaia calata sulla cultura e sull’arte, non si erano ancora delineati né mostrati in tutta la loro tragica potenza. La gente, diciamo così, non era ancora spaventata a dovere.

Fin troppo facile leggere, entusiasmarsi e decretare la fama dei libri che vennero dopo, quando il Male si stava compiendo o si era già compiuto; quando lo si toccava.

Noi era stato scritto troppo presto. E questo, se da un lato ha negato a Zamjàtin la fortuna, dall’altro ne sancisce l’eccezionale merito.

Nel romanzo, Zamjàtin immagina uno Stato Unico, che ormai esiste da mille anni, governato dal cosiddetto Benefattore e controllato dai Guardiani che reprimono qualsiasi tentativo dissidente. Gli uomini, che non hanno più un nome ma vengono designati solo con numeri, devono seguire una Tavola delle Ore che impone a tutti di compiere ogni gesto nello stesso istante. Persino all’amore ci si deve accostare solo nei modi e nei momenti stabiliti. Ciascuno è provvisto di una “cella”, e le celle costituiscono un enorme alveare umano.

Il protagonista di è D-503, un matematico incaricato di costruire l’Integrale, un razzo che porterà nell’intero universo i principi dello Stato Unico ormai così ben consolidato sulla Terra.

D-503 però si innamora di I-330, una giovane rivoluzionaria che fa parte di una associazione segreta che vorrebbe sovvertire lo Stato Unico. Grazie ai Guardiani, il Benefattore sventa il complotto. E non solo.

Decide di sottoporre l’intera popolazione mondiale alla Grande Operazione: a ciascuno verrà rimosso il pezzettino di cervello dove ha sede l’immaginazione. Soltanto quando saranno privati della fantasia (elemento così pericoloso…), gli uomini potranno dirsi perfetti, ovvero perfettamente adatti al sistema.

L’angosciante trama di Noi è la rappresentazione estrema e satirica di qualcosa che il regime bolscevico voleva veramente realizzare. Aleksej Gastev, il più famoso degli intellettuali della Proletkult, sognava di applicare alla vita quotidiana i metodi di produzione industriale di Taylor. Gastev creò la Lega del Tempo, i cui membri dovevano tenere delle cronotabelle sulle quali segnare l’esatto utilizzo di ogni minuto della giornata. Gastev scriveva: “In futuro non esisteranno più milioni di teste, ma una singola testa globale”.

Evgenij Zamjàtin, nato nel 1884, aveva partecipato alla rivoluzione russa del 1905 e aveva salutato entusiasticamente quella d’Ottobre del 1917.

Ma si rende subito conto che le cose non procedono come lui e altri avevano sognato. Si oppone con vigore al sistema di censura introdotto dal regime e i suoi lavori sono sempre più critici. Dichiara: “La vera letteratura può esistere solo quando è creata non da ufficiali diligenti e affidabili, ma da folli, eremiti, eretici, sognatori, ribelli e scettici“.

Noi non viene pubblicato in Unione Sovietica. Nel 1923 viene letto durante una riunione dell’Unione degli Scrittori, provocando un putiferio. Viene invece pubblicato in inglese nel 1924 e in ceco nel 1927. Sempre più inviso alle alte sfere per la sua ostinazione a non voler piegare la testa, a Zamjàtin viene impedito di pubblicare nuove opere, e quelle già esistenti diventano proibite. È a questo punto che lo scrittore, considerando se stesso alla stregua di un condannato a morte, scrive una celebre lettera a Stalin.

“Un condannato alla massima pena, l’autore di questa lettera, si rivolge a Voi con preghiera di commutargli tale pena. Il mio nome, verosimilmente, vi è noto. Per me come scrittore, è una condanna a morte la privazione della possibilità di scrivere […]. So che ho la non comoda abitudine di dire non ciò che in quel dato momento è vantaggioso, ma quel che a me sembra la verità”. Zamjàtin conclude dicendosi consapevole che nemmeno l’esilio sarà facile da sopportare. “Ma anche nelle condizioni più difficili là non sarò condannato al silenzio, là sarò in condizione di scrivere e di pubblicare”.

Anche grazie all’intercessione di Maksim Gork’ij, Stalin nel 1931 gli concede di lasciare la patria. Stabilitosi a Parigi, lo scrittore vive in condizioni misere fino alla morte, per infarto, nel 1937.

Ironia del destino: il cimitero in cui riposa si affaccia su Rue de Stalingrad.

Luisella Pacco

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2 commenti su “Novembre 2009 NOI di Evgenij Zamjàtin

  1. Claudia
    10 gennaio 2015

    Ciao Luisella, ho giusto preso oggi questo romanzo in biblioteca. Sono rimasta affascinata dalla trama e molto incuriosita del tuo articolo. In effetti, ho letto “Fahreneht 451”, “Mondo nuovo”, “1984” e “La fattoria degli animali”, ma “Noi” non lo conoscevo. Sarà una scoperta interessante, ne sono certa.
    Claudia

    • Luisella Pacco
      10 gennaio 2015

      Ciao Claudia, benvenuta, grazie per il tuo commento e buona lettura del libro 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2009 con tag .

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