NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Novembre 2008 TE LO GIURO (ANCHE SE NON E’ VERO) di Girolamo Lacquaniti

Girolamo Lacquaniti “Te lo giuro (anche se non è vero)”

Ciccio ha trent’anni, 175 cm di altezza e 105 Kg di stazza (come dice lui). Nero, con gli occhi che sono due tagli di lametta e una barba così alta da arrivargli fino alle occhiaie.

È solo un esempio, l’incipit di uno dei racconti di Te lo giuro (anche se non è vero).

Se siete ipocondriaci, non leggetela, questa raccolta. Dopo un po’ potrebbe venirvi il dubbio di essere malati, di un brutto morbo che vi confonde le idee e vi trita la memoria. Sarete convinti di aver visto un film o una fiction televisiva, e vi spaccherete la testa a cercare di rammentare il titolo, o il nome dell’attore. Chiederete alla moglie, al marito: “Ma non te lo ricordi?? Dai, che l’abbiamo visto insieme!”

Vi guarderà, suscettibile, e dirà “Tu te lo stai sognando”. Se proprio butta male, l’equivoco sfocerà in lite familiare perché la moglie, o il marito, penserà che voi quel film l’abbiate visto, sì, ma in compagnia di qualcun altro…

Poi, quando meno ve l’aspetterete, scivolando sconsolati in salotto, con la coda dell’occhio vedrete la costina del libro sistemato tra gli altri. Dannazione!, esclamerete colpendovi col palmo in fronte, non era un film. Quella scena non l’avete mai vista (men che meno con l’amante).

Era, semplicemente, un racconto di Girolamo Lacquaniti.

Perché è così che rimane dentro, Lacquaniti-autore. È così che si stampa nella testa, con l’impatto e l’impudenza dell’immagine. I personaggi ti stanno vicino, concreti quanto la gente tra cui sgomiti sull’autobus. I dialoghi sono veri, palpitanti, li riconosci perché li hai già sentiti e ancora li sentirai.

Infatti, secondo me, quest’uomo è nato per scrivere sceneggiature, che finalmente – a differenza di molte, farraginose e finte – suonerebbero genuine e credibili, ricche di ogni nostra miseria.

Lacquaniti-autore, dicevo poco fa…

Sì, perché esiste anche un Lacquaniti-qualcos’altro. Per l’esattezza, vice questore aggiunto della Polizia di Stato, attualmente Capo di Gabinetto della Questura di Piacenza, dopo essere stato dirigente della Squadra Mobile e ancora prima delle Volanti.

Il suo modo di raccontare attinge inevitabilmente moltissimo all’esperienza del fare il poliziotto. Attenzione – ché lui a questa differenza ci tiene – fare, non essere

Io non sono un poliziotto, io faccio il poliziotto” precisa “Per tutte le volte che quando sanno il tuo mestiere ti chiedono Hai mai sparato a qualcuno? Ho detto il poliziotto, non il killer! Per tutti quelli che sospirano Certo, rischiare la vita per poco più di mille euro al mese… Ho detto il poliziotto, non il mercenario! I soldi retribuiscono quello che si fa. La vita la si rischia per qualcosa in cui si crede. Per tutti questi motivi io faccio il poliziotto”

Si sa, nella vita gli incontri più interessanti avvengono per caso. Un paio d’anni fa, mi capitò in mano l’antologia “Narratori in divisa”, un librettino blu abbastanza anonimo che anonimo sarebbe rimasto se tra i racconti non ci fosse stato il suo.

Si intitolava Il turno del piantone (presente anche in questa raccolta) e raccontava di un assistente capo, in servizio al corpo di guardia, che lascia tesserino e pistola e – nonostante il perentorio e vuoto “Le proibisco di andarsene, rientri, è un ordine” del dirigente – se ne va. Improvvisamente.

Anzi no, perché queste decisioni non sono mai improvvise, anche se possono sembrarlo allo sguardo superficiale di chi non le vuol capire. Maturano come frutti indolenti e amarissimi, che pendono dal ramo per innumerevoli stagioni prima di decidersi a cadere.

Il racconto era profondamente diverso dagli altri presenti nell’antologia. Spiccava per l’autenticità, la sensibilità, l’angoscia minima di ogni giorno perduto, e per alcune frasi che rimanevano scolpite, alle quali non ho più smesso di pensare.

Ma quel che penso io, conta poco. Molto più importante è il parere di Tecla Dozio (titolare della Libreria del giallo di Milano) che ammira e appoggia la scrittura di Lacquaniti. Innanzitutto perché non è ingabbiata in un unico genere letterario, bensì spazia tra una sponda e l’altra, tra uno stile e l’altro, seguendo versatilmente il filo delle storie. E poi perché in questi racconti, sì, qualche volta c’è la trama classica, il reato, l’indagine, ma soprattutto e sempre c’è il poliziotto, quello vero, messo davanti ad una realtà per cui i corsi non lo hanno preparato. E allora, per scendere in strada, per capire, per andare oltre, deve arrangiarsi con il buon senso, con l’attenzione, la tenerezza. Insomma, con le buone armi di ogni uomo.

Cosa mi piacerebbe? Che questo libro (ed altri che spero verranno) trovasse altro spazio, altro destino. Con tutto il rispetto per Autocircuito, affascinante progetto editoriale (potete saperne di più visitando il sito www.autocircuito.it, dove potete acquistare il libro), vorrei vedere Lacquaniti pubblicato da un editore vero, che curi meglio l’editing e amplifichi la distribuzione.

Mi piacerebbe che questo libro lo leggessero quelli a cui la Polizia non sta simpatica. Come è scritto in quarta di copertina, questi racconti “rendono più giustizia all’attività quotidiana della polizia italiana che cento discorsi o mille fanfare”.

E infine, mi piacerebbe che mi venisse in mente…. Dove cavolo l’ho incontrato, Ciccio??

Luisella Pacco

 

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2008 con tag .

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