NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Marzo 2009 MALINVERNO di Fabio Lubrano

Fabio Lubrano “Malinverno” Zandegù editore, 2008

Perché non esistono solo gli autori noti. Perché non contano solo le case editrici importanti. Perché non ci si deve occupare solo di libri seriosi e/o seri. Perché non si recensiscono solo i capolavori.

Per tutte queste ragioni, ho deciso di parlarvi di Malinverno, che (appunto) non è un capolavoro, è edito da una casa editrice esile come un’ombra (ma coraggiosa come un leone), è scritto da un autore sostanzialmente sconosciuto, e che (tanto per non farsi mancare niente) è anche pregevolmente dotato di una brutta copertina.

Tuttavia, questo romanzo (o favola?) è delicato, garbato, ironico, bizzarro; in certi punti fa scompisciare dalle risate, in altri commuove con disadorna semplicità.

Ci sono autentici lampi di genio che nuotano con nonchalance in pagine sciatte. Si tratta di pescarli, e di goderne. Ci sono parti che a mio modesto parere andrebbero riviste, ma in fondo, cosa conta di più? Una forma perfetta, o un personaggio adorabile?

Gianni Malinverno è un ragazzo imbranato, timido, sfigato (“oppure non si dice più, è diventato da sfigati dire sfigati?”). Parla con gli oggetti, e ha uno spiccatissimo spirito di osservazione. Nulla del mondo e delle persone sfugge alla sua analisi meticolosa e surreale. Ha pochissimi amici (tra cui un vecchio matto e un prete armato di fucile) e nessuna ragazza. Vive da solo, ma non perché abbia avuto l’intraprendenza di andarsene di casa, figuriamoci. Se ne sono andati i genitori, in campagna, alla ricerca del… loro spazio.

La vita di Gianni procede mogia mogia finché ad illuminarla arriva Venere, una ragazza che lui, a colpo d’occhio e di cuore, riconosce come “quella giusta”.

Sarà così? O forse no?

La storia si dipana, leggera ma anche drammatica, tra gli ultimi giorni di dicembre e i primi di gennaio, tra regali e panettoni, tra un innamoramento e un concorso letterario, tra feste (alle quali Malinverno ovviamente non si diverte) e passeggiate romantiche al giardinetto…

Tutto sembra accadere in un’epoca vicinissima eppure lontana anni luce, l’epoca soave delle cabine telefoniche, l’epoca del tap tap vigoroso sulla macchina per scrivere.

 Fabio, quando e come è nato Gianni Malinverno, così deliziosamente fuori moda, fuori tempo, fuori dal mondo?

 Malinverno è nato quasi quindici anni fa, in un epoca in cui era già fuori moda, fuori tempo e fuori dal mondo. È nato proprio per quello, per dare voce a un ragazzo fuori epoca. La seconda scrittura del romanzo è stata un’esperienza sanamente schizofrenica: c’ero io trentacinquenne con quindici anni di vita, di scrittura e di letture in più, e c’ero io ventenne che avevo appena terminato il libro. Mi sono ricordato del perché avevo scritto ogni singola frase del romanzo e delle sensazioni che avevo provato scrivendole. Mi sembrava rispettoso nei confronti dell’io ventenne mantenere quasi tutto ciò che aveva scritto, intervendo solo sulla forma. Quindici anni fa i cellulari esistevano ma erano ancora un oggetto per pochi, erano ancora uno status symbol, e anche i pc non erano ancora così diffusi come oggi. Malinverno è stato scritto davvero con una macchina da scrivere, la mitica Olivetti Lettera 32. In particolare la scelta della macchina da scrivere mi sembrava coerente con lo stereotipo dell’aspirante “aspirante scrittore” a cui ambisce Malinverno.

Secondo te Gianni potrebbe (soprav)vivere oggi? La mia sensazione è… no. Hai fatto benissimo a lasciarlo dove stava, fortunato lui che può…

Credo anch’io che putroppo no. Oggi Malinverno non passerebbe la notte. Ma penso anche – li vedo in giro – che ci siano dei Malinverno attuali. La mia speranza è che pur con le diversità dei tempi, si possano riconoscere.

Saresti d’accordo nel definire Malinverno un romanzo per ragazzi?

Sarei molto contento che lo fosse. Quando l’anno scorso ho ripreso a lavorare sul libro in vista della pubblicazione con Zandegù, ho avuto, verso la fine della scrittura, un attimo di sconforto pensando “Serve a qualcuno questo libro?”

Poi ho pensato che sarebbe potuto essere di conforto per qualche ragazzo simile a Malinverno, e l’ho portato a termine. Ora sono molto contento di averlo fatto.

Luisella Pacco

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2009 con tag .

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