NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Maggio 2012: Steccato

img_0001Stringe lo steccato con entrambe le mani. Guarda avanti, commosso dalla bellezza, dal calore intenso della terra. Vengo da qui e qui voglio tornare. Non sa quando, non sa nemmeno come. Non ha la più pallida idea di quale sarà la via per ribaltare così il destino. Ma sa che ce la farà.

Ci volessero anni, sacrifici immensi, litigi e follie. No, la moglie non lo capirà. Né quella figlia viziata che non riconosce più per sua. Tutt’e due così pigre, così schiave di tutto. È bastato un guasto all’automobile per farle uscire di senno. Hanno cominciato ad agitarsi, a dire che era tardi. Non dovevamo andare al nuovo centro commerciale? Che ca… ci facciamo qui, persi in questo buco di campagna? L’ipocrisia di non dire nemmeno la parolaccia per intero, ma di pensarla sempre, il sibilo rabbioso in ogni frase del giorno. Sono rimaste lì ad imprecare, ruotando intorno alla macchina come mosche impazzite, rimproverandolo come il più sciocco degli uomini. Cosa intendi fare, adesso? Che bisogno c’era di svoltare, di fare questa deviazione cretina??

Doveva essere una sorpresa, vorrebbe rispondere. Era la terra di mio nonno, avrebbe indicato col dito una volta arrivati sul posto. Vorrei ricomprarla, ne ho bisogno come dell’ossigeno.

Non è mai stato molto bravo con i motori, non sa arrangiarsi. State calme, telefoneremo a qualcuno. Intanto – ha aggiunto con un sorriso di bambino – abbiamo qualcosa da mangiare e un plaid, potremmo fare un picnic…

L’hanno massacrato di insulti. Un picnic? Ma sei deficiente?

E allora, davanti a quelle due donne deliranti e sconosciute, ha cominciato a fare qualche passo. Allontanandosi di un metro, due, venti, sempre di più. L’hanno lasciato fare, senza badargli. Ma sono passate ore e lui non è più tornato indietro. Gli è squillato più volte il cellulare, ma non ha risposto.

Ha camminato per chilometri, chilometri benedetti. La camicia zuppa appiccicata alla schiena, la scarpe inzaccherate, ogni tanto il suono di un’ape nel silenzio.

È arrivato a piedi dove voleva arrivare, alla terra che voleva mostrare loro, a quei pochi ettari di infanzia, di zolle rosse e dolci, di odore puro. Stringe lo steccato un po’ più forte. Alza la testa, chiude gli occhi, porge il viso sereno all’ultimo sole di questo pomeriggio perfetto. Respira a pieni polmoni, come non ha respirato mai.

elle.pi

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD: 50mm 2012.

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