NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Maggio 2012 L’INVENZIONE DI MOREL di Adolfo Bioy Casares

Immaginate quelle volte in cui ci assale un ricordo, di qualcosa che fu significativo, dolce, a suo modo perfetto. Ma subito dopo, il ricordo sfugge, scappa come un’anguilla, ci sberleffa con la sua inconsistenza. Non mi riavrai mai, sembra dirci.

Ci prende allora una voglia morbosa di poterlo riafferrare. Anzi no, di poterlo – davvero – rivivere. Essere di nuovo in quel luogo, con quella persona, a muovere l’identico gesto, a pronunciare la stessa parola. Tutto uguale, tutto ripetibile, all’infinito. Annusare il passato come una droga, lasciarsi stordire da ciò che siamo stati e non siamo più, da una situazione che, per motivi diversi, avevamo percepito idilliaca, e che la vita ci ha crudelmente strappato via.

Se solo premendo un tasto, potessimo farlo – tornare, tornare, tornare all’infinito – chi di noi avrebbe la forza, l’integrità morale, di negarsi questa gioia? Sapremmo dire di no a ciò che è palesemente artificiale?

Lo scrittore argentino Adolfo Bioy Casares nel 1940 scrisse L’invenzione di Morel, uno straordinario breve romanzo (di fantascienza, viene definito…) che indagava proprio questo sogno dell’uomo: rendere eternamente disponibile, fruibile, uno spicchio di vita.

Jorge Luis Borges, suo amico di una vita, curò l’introduzione che si chiudeva con queste parole: Ho discusso con l’autore i particolari della sua trama, l’ho riletta; non mi sembra un’imprecisione o un’iperbole qualificarla di perfetta.

Il protagonista, voce narrante, per sfuggire alla giustizia si rifugia su un’isola deserta. Un luogo sconosciuto, vuoto, inospitale. L’ideale. Chi mai verrà a cercarlo? Eppure, nonostante non si siano visti arrivare né aerei né navi, un giorno dal nulla compare una gaia comitiva di turisti, un po’ bizzarri, vestiti secondo la moda di un decennio prima.

Il protagonista ne è spaventato e affascinato insieme. Li osserva, pur attento a non farsi scorgere. Comincia a tenere un diario per tener nota di tutte le stranezze a cui assiste. La più singolare di tutte: nel cielo, ci sono due soli e due lune.

Al primo timore di vedersi scoperto e denunciato da queste “persone”, si sostituisce ben presto il desiderio di essere visto. Nessuno sembra infatti avvertire la sua presenza. Teme di impazzire.

Tra i vacanzieri, c’è una donna, Faustine, di cui si innamora, in un modo che lui stesso non esita a definire ridicolo visto che non si sono mai parlati.

Il fuggitivo scoprirà piano piano la ragione di questa distanza, di questa sorta di vetro che gli impedisce ogni contatto.

Faustine, come tutti gli altri, è una creatura “virtuale”. Esiste come (non) esiste l’oggetto ritratto in una fotografia, come (non) esiste il suono registrato in una registrazione. Esiste in quanto riproduzione, tonda, assoluta (tridimensionalità, odori, capacità del corpo e della mente) ma pur sempre una riproduzione.

Si tratta appunto dell’invenzione di Morel, uno del gruppo, quello che ne sembra il capo. Scienziato, ha concepito una macchina (azionata dalle maree) che ha registrato la realtà che lui e i suoi amici hanno vissuto in una bella settimana del 1929 e che regolarmente continua a riprodurla, anche dopo anni, garantendo così ai partecipanti di rivivere ciclicamente quei giorni felici.

Si tratta forse dell’immortalità?

La speranza di Morel era certamente questa. Ma il risultato somiglia piuttosto ad un nuovo, più triste, tipo di morte: uno spazio/tempo fasullo in cui la coscienza rimane intrappolata in un’eterna goffa ripetizione, non permettendo che di riprovare le stesse sensazioni, ogni volta, senza alcun cambiamento, progresso o sentimento nuovo.

Risolto l’enigma, il fuggitivo, per amore di Faustine (e questo punto, come non notarlo?… Faustine, Faust…?) o per banale fuga dalla vita, sceglie di entrare lui stesso nella macchina. Impara ad azionarla e a “registrarsi” (consapevole che questo determinerà la sua morte fisica) nella speranza che la sua riproduzione vada ad incontrare in qualche modo quella della donna, permettendo finalmente un loro incontro, anche se su un piano di pallida irrealtà.

Nelle ultime righe del suo diario disperato, scrive: All’uomo che, prendendo spunto da questa relazione, inventerà una macchina capace di riunire le presenze disgregate, rivolgo una supplica. Cerchi Faustine e me, e mi faccia entrare nel cielo della coscienza di Faustine. Sarà un atto pietoso.

Dal romanzo, nel 1974 è stato tratto un film per la regia di Emidio Greco. Lo trovate presso la Cappella Underground, e anche su YouTube, grazie ad un utente che lo ha caricato per intero.

Vi consiglio con calore la visione. È un film ambiguo e lento ai limiti del tollerabile (qualcuno dirà “noioso”), ma – superato l’ostacolo di un tempo che sembra non passare e di un significato che sembra non voler emergere – si rivela affascinante e di fortissimo, stregante impatto. Come poche volte succede, film e romanzo si arricchiscono l’un l’altro.

Alla fine, è con maggiore potenza che ci viene rivolta la domanda: se ti fosse possibile scegliere, tra il normale corso del vivere una volta e poi morire, e il ripetere all’infinito alcune ore liete, con le persone che ami, nel luogo che preferisci – cosa sceglieresti?

Che la scienza non lo abbia reso (ancora) possibile, non ci salva dall’obbligo morale di darci una risposta. È bene essere pronti.

Luisella Pacco

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3 commenti su “Maggio 2012 L’INVENZIONE DI MOREL di Adolfo Bioy Casares

  1. Mariarosa
    19 marzo 2013

    L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:
    Luisella Pacco – che ringrazio – ci illustra il libro di cui abbiamo parlato ieri sera.

  2. Mariarosa
    19 marzo 2013

    spero non le spiaccia se ho ripostato il suo articolo sul nostro blog del gruppo di lettura di Rovereto. L’ho trovata molto interessante ed esaustiva.
    Buone letture.
    Mariarosa

    • luisellapacco
      19 marzo 2013

      Anzi, mi fa molto piacere. Scopro con gioia il vostro gruppo di lettura e il vostro bellissimo blog che aggiungo subito tra i miei preferiti. Grazie mille e buone letture anche a voi!

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2012 con tag .

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