NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Maggio 2011 EMILIO SALGARI

Io, giovanotto sconosciuto a Milano, ma di qualche nome a Verona, antico cadetto della Marina Mercantile, le mando questo mio scritto onde avesse, trovandolo degno, a pubblicarlo nel suo giornale. Trattasi di un naufragio sulle coste della Nuova Guinea….”.

Vita meravigliosa, l’enciclopedia in cui tuffavo il naso da piccola (e che ancora possiedo perché mi lego ad ogni cosa) lo presentava così, spiegando che, con questa lettera al giornale milanese “La Valigia”, il ventunenne Emilio Salgari tentava per la prima volta l’avventura dello scrivere.

In questi giorni, a cent’anni dalla morte, si parla molto di lui, e ancora se ne parlerà, fino all’agosto 2012 quando ricorreranno i centocinquant’anni dalla nascita. Un biennio speciale, di studi salgariani e di omaggi alla sua memoria.

A me, molto semplicemente, per ricordarlo è venuto naturale riaprire quelle pagine, quell’enciclopedia per ragazzi dai testi un po’ sentimentali, gli aggettivi ampollosi, le verità ammorbidite. Niente fotografie, solo “illustrazioni”.

Per qualsiasi altro argomento, avrei cercato nell’infinita miniera del web. Ma Salgari vuol dire infanzia. E capitombolarsi all’indietro, è un attimo.

Come dimostra il bel saggio di Giuseppe Turcato, Viva Salgari! (ed. Aliberti)che ha raccolto le testimonianze di numerosi intellettuali su come e quando avessero cominciato a leggere Salgari e come questo li avesse influenzati,- ciascuno si è avvicinato a Salgari a suo modo.

A me, e a tutte quelle che sono state bambine negli anni ’70, Salgari venne portato in dono dallo sceneggiato di Sergio Sollima. Ancora oggi, la sigla di Sandokan è perfettamente impressa nella memoria. Ancora oggi, a ripensarci, viene una fitta di nostalgia per quelle serate davanti ad una tv bella, che ci riuniva goioisamente tutti.

L’infanzia è fatta di tante cose. Di libri che non abbiamo più riaperto. Di sogni che abbiamo sognato, di giochi a cui abbiamo giocato, di nomi di amici inesistenti a cui abbiamo consegnato il cuore, di oggetti minimi e senza valore: cose che, pure, hanno inciso più del diamante il vetro attraverso cui guardiamo il mondo. È fatta anche del velo colorato che mettevamo sul capo, di una collana nei capelli col pendente sulla fronte, e di ridicoli bracciali a ornare i piccoli polsi: perché quel pomeriggio si giocava a Lady Marianna, la Perla di Labuan…

Forse sapevamo vagamente (dipendeva dall’età, un anno di più, un anno di meno poteva fare la differenza) che quella magnifica storia d’avventura e d’amore era tratta da un romanzo di un certo Emilio Salgari – e smessi i falsi gioielli, chiedevamo di leggere altre sue storie, e di conoscere informazioni su di lui.

Aprire l’enciplopedia su questa pagina e scoprire che aveva avuto una vita grama, difficile, senza viaggi e senza avventure, era doloroso. Dava sì, la misura di quanto fosse potente il solo strumento dell’immaginazione, ma mostrava anche quanto la vita reale potesse essere diversa, misera, desolante.

Sì, Salgari conosce pubblicazione e straordinario continuo successo. “Nell’Italia fin de siècle, ancora in gran parte contadina, afflitta da un’altissima percentuale di analfabetismo […], le oltre ottantamila copie del Corsaro Nero vendute in breve termine dalla sua uscita, costituirono un evento editoriale d’eccezione” (Bruno Traversetti, Introduzione a Salgari, ed. Laterza).

Ma è un ingenuo e le condizioni contrattuali sono una trappola: sono solo gli editori a beneficiare del suo lavoro, mentre lui continua a lottare con le ristrettezze economiche, con i drammi familiari, le paure (come quella di diventare cieco, o di perdere d’un tratto la fantasia).

È costretto a scrivere tre libri l’anno. Per mantenere questi ritmi, deve scrivere tre pagine al giorno. Nessuna domenica, nessuna vacanza, nessuna pausa gli sono consentite.

All’amico Giuseppe Gamba, pittore (il più famoso dei suoi illustratori) nel 1909, rivelando l’amarezza, scrive: “La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi”.

I nervi sono allo stremo, e la miseria lo attanaglia. Quando la moglie Ida inizia a dare segni di disturbi mentali, Salgari contrae altri debiti per poter pagare le cure. Ma la salute della donna peggiora così tanto che nel 1910 deve essere internata in manicomio. Disperato perché non ha i mezzi per consentirle una degenza migliore in una clinica, Salgari si uccide il 25 aprile 1911.

Lo fa in modo orrendo, squarciandosi la gola e, alla maniera del harakiri, il ventre. Un gesto estremo, teatrale, degno di un pirata. Ma l’arma che stringe non è un prezioso pugnale, come forse lui stesso vorrebbe. È soltanto un banale rasoio da barbiere, a simboleggiare che a ucciderlo è stata proprio la mediocrità, lo squallore di una vita reale così crudelmente differente da quella agognata.

Lascia un biglietto alla famiglia e uno, sprezzante e stanco, agli editori che l’avevano sfruttato:

“A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna”

Quanto tempo è passato da quella prima lettera indirizzata al giornale “La Valigia”. A quel giovanotto di Verona, sconosciuto ed entusiasta, è scivolata via la vita, e la speranza.

Luisella Pacco

Annunci

2 commenti su “Maggio 2011 EMILIO SALGARI

  1. Leonardo
    27 maggio 2017

    Ciao Luisella,
    io sono appassionato di Salgari e ormai di suoi libri ne ho letti più di 40, e ho anche creato un blog, ti lascio il link: http://salgariforever.blogspot.it/.
    Bel post, carine le frasi che non conoscevo
    Leonardo, 14 anni

    • Luisella Pacco
      27 maggio 2017

      Bravissimo Leonardo! Complimenti per il tuo blog e grazie per il commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2011 con tag .

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Contatti

luisellapacco@yahoo.it

©LuisellaPacco

I testi e le fotografie presenti su questo blog non possono essere utilizzati senza il mio consenso. Grazie.

Visite

  • 42,805 visite
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: