NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Maggio 2010 Wisława Szymborska

Qualche anno fa sono stata in Giappone, ospite di un caro amico. La sua casa si trova in montagna, ben lontana da Tokyo, Kyoto e qualsiasi altra meta nota agli occidentali. Un angolo perduto: il bosco, il silenzio, e poco altro in giro. Entrando nel suo salotto, notai delle fotografie appese alla parete. Intensi primi piani in bianco e nero, ben sistemati ciascuno nella sua cornice, davano alla stanza un’incantevole sensazione di calore umano. Non poteva trattarsi di parenti poiché nessuno dei volti aveva tratti orientali.

“Chi sono queste persone?” gli chiesi. E lui rispose “Sono persone che mi hanno salvato la vita”, spiegandomi poi che si trattava di poeti narratori registi musicisti, che in momenti molto bui gli avevano fatto intravedere la bellezza e il senso stesso dell’esistenza.

Tra i ritratti, c’era quello di una vecchia signora dal dolce sorriso. “E lei, chi è?”

“Wisława Szymborska” mi rispose lui, “la poetessa polacca!”

Conoscevo la sua opera ma non avevo ancora mai visto il suo viso. Trovarla lì, all’altro capo del mondo, in una casa in mezzo al niente, mi sembrò un segno del destino. Da quel momento, Wisława Szymborska per me divenne qualcosa di più che non “la poetessa preferita”. Se è consentito provare affetto per una persona mai incontrata, direi che le voglio bene.

Nata nel 1923 a Bnin, nei pressi di Poznan, Szymborska è diventata nota al grande pubblico solo dopo il premio Nobel che le è stato conferito nel 1996. Come spesso succede (è quasi una buffa regola del Nobel) molti strabuzzarono gli occhi chiedendosi chi fosse questa donna dal nome impronunciabile.

Come ricorda Pietro Marchesani, a distanza di qualche anno “la posizione di Wisława Szymborska nel panorama culturale italiano è completamente mutata, e ciò grazie al successo della sua opera poetica. […] La sua opera travalica i normali circuiti – spesso ristretti – della poesia, espandendoli in più vasti, imprevedibili territori. Così, se dalla borsa della piccola ladra del film Cuore sacro di Ferzan Ozpetek cade a terra un volumetto di poesie della scrittrice polacca, in Italia, e in altri paesi, sue poesie o citazioni dei suoi versi compaiono in riviste femminili di grande tiratura, nella pubblicistica, nei necrologi, nei discorsi di politici, nella narrativa o nelle canzoni […]. Wisława Szymborska si è così trasformata, suo malgrado, in una scrittrice di culto, come dimostra la straordinaria affluenza di pubblico alle serate di letture poetiche che ha tenuto negli ultimi anni in Italia”.

Wisława Szymborska “Opere” 2008, Editore Adelphi collana La nave Argo (Curatore Pietro Marchesani)

I due libri che vi segnalo sono autentici gioielli.

Soprattutto Opere uscito nel 2008, che ci offre tutte le raccolte poetiche (tranne Qui, poiché uscita dopo) e le meno note prose, Letture facoltative e Posta letteraria.

Wisława Szymborska “La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009)” 2009, Editore Adelphi collana Gli Adelphi (Curatore Pietro Marchesani)

La gioia di scrivere, uscito nel 2009 (e che, va detto, ha l’apprezzabilissimo merito di essere economicamente più accessibile) ci priva delle prose ma in compenso ci regala anche la più recente raccolta.

Per chi non la conoscesse ancora, un primo e delizioso approccio a Szymborska potrebbe essere la lettura del discorso che tenne a Stoccolma. Ne emerge tanta parte della sua personalità, e di cosa significhi per lei fare poesia.

Fondamentale è la saggia umiltà di saper dire “non so”. Importante in ogni professione, l’ammissione di non sapere è il requisito principe per potersi avventurare nella conoscenza. Se Isaak Newton non si fosse detto “non so”, le mele nel giardino sarebbero potute cadere davanti ai suoi occhi come grandine e lui, nel migliore dei casi, si sarebbe chinato a raccoglierle, mangiandole con gusto. […] Ma anche il poeta, se è un vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso “non so”. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo assale il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta di una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta e un’altra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme con un grande fermaglio queste successive prove della sua insoddisfazione, chiamandole “patrimonio artistico”…

Tra le altre cose, nel discorso, Szymborska descrive con ironia il lavoro stesso del poeta.

È significativo che si girino di continuo molti film sulla biografia di grandi scienziati e grandi artisti. […] Possono essere spettacolari i film sui pittori […] I film sui compositori sono colmi di musica […]. Le cose vanno assai peggio per i poeti. Il loro lavoro non è per nulla fotogenico. Una persona seduta al tavolino o sdraiata sul divano fissa con lo sguardo immobile la parete o il soffitto, di tanto in tanto scrive sette versi, dopo un quarto d’ora ne cancella uno, e passa un’altra ora in cui non accade nulla… Quale spettatore riuscirebbe a reggere un simile spettacolo?

Mi sono chiesta a lungo se in questo mio umile articolo io dovessi o potessi citare qualche poesia. E scorrendole tutte ho iniziato a prendere nota di quelle che avrei amato riportare. La chiave, Nulla due volte, Piccoli annunci, Natura morta con palloncino, Le quattro del mattino, Atlantide, Progetto un mondo, Museo, Elegia di viaggio… Ma la lista diventava sempre più lunga, come una lettera d’amore di cui si perde il controllo, dicendo troppo, annoiando l’amante, diventando ridicoli. Eppure, come fare a trattenersi? … Un incontro inatteso, Nozze d’oro, Campo di fame presso Jaslo, Poesia in onore, Conversazione con una pietra, La memoria finalmente, Riso, La stazione

I titoli delle poesie predilette si moltiplicavano sulla carta. Proprio non riuscivo a sceglierne una o due soltanto…  Così ho scelto di non citarne alcuna.

Del resto, la poesia è una faccenda molto intima: solo al lettore spetta di percepire un verso più intensamente significativo dell’altro.

Io non posso dirvi proprio niente. Solo questo: che il mio amico aveva ragione. Sulla parete, tra gli artisti che ci salvano la vita rendendocene il senso, Wisława Szymborska sta a pieno diritto.

Luisella Pacco

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2010 con tag , .

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