NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Luglio – Agosto 2011 UNA DONNA VIRTUOSA di Kaye Gibbons

Kaye Gibbons “Una donna virtuosa” 1996, Universale economica Feltrinelli (trad. Bruscella E.)

È mia abitudine intitolare l’articolo esattamente come il libro di cui sto parlando, ma questa volta avrei voluto fare diversamente. Avrei voluto scrivere qualcosa che riguardasse l’amore, quello muto invisibile ma vero, che senti anche sulle pareti, come se i mattoni stessi ne fossero intrisi; quello che resta in una casa anche dopo che la morte ne ha travolto la famiglia.

In questo terribile periodo (ho perduto mio padre), mentre cercavo un’idea per Konrad, un’idea che fosse coerente con quello che provo e proverò, mi è venuto in mente questo romanzo, letto qualche anno fa e mai dimenticato.

L’autrice è Kaye Gibbons. Nata nel 1960 nella Carolina del Nord, orfana di padre e madre a nove anni, viene allevata da parenti poverissimi e a ventun anni le viene diagnosticata una sindrome maniaco-depressiva con la previsione di non guarire mai più…

Eppure, entra nell’olimpo dei grandi narratori americani southern (tra William Faulkner, Eudora Welty, Flannery O’Connor) con il primo romanzo, Ellen Foster (1987), protagonista una ragazzina undicenne, che ne passa di tutti i colori e mette a nudo col suo linguaggio cinico e saggio la società razzista, ottusa e ipocrita del Sud. Un esordio folgorante, premiatissimo.

Ma gli esordi, si sa, sono difficili da misurare. La sapienza che sembra uscire dalla penna di Kaye potrebbe essere solo un caso: dopotutto, in Ellen, la scrittrice descrive se stessa, l’infanzia triste, il dovere di crescere e di capire anzitempo.

Occorre una conferma. E la conferma arriva, col secondo romanzo, che è quello di cui vi parlo: Una donna virtuosa (1989).

I protagonisti sono Jack, quarant’ anni, e Ruby, venti, che si sposano e vivono insieme venticinque anni finché Ruby, a quarantacinque, è condannata da un cancro al polmone.

Lei, più che del proprio destino, inizia a preoccuparsi di quello del marito. Dopo che sarà rimasto solo, il suo Jack non saprà arrangiarsi in nulla. Già se lo immagina, sconvolto affamato arruffato e depresso, bussare alla porta di amici per intrufolarsi da loro a cena.

Così, Ruby riempie il freezer di cibo. Porzioni che possano durare a Jack per almeno tre mesi dopo che lei sarà morta.

Ho impacchettato insieme carne di maiale e granturco, manzo e fagioli e altre cose del genere, così Jack non dovrà far altro che metter mano al congelatore per tirar fuori un pasto semplice e gustoso. Credo che questo lo aiuterà. Stamattina, mentre ero in veranda, sul retro, e preparavo quei pacchetti, mi è venuto in mente che qualcuno, specialmente chi non ci conosce bene, potrebbe dire: “È pazzesco, è l’idea più malsana che abbia mai sentito”. Altri, però direbbero: “Certo che è davvero in gamba, quella Ruby, a fare in modo che il marito mangi anche quando lei non ci sarà più”. Mah! Non posso fare un granché, ma qualcosa sì. Certo, una donna non può fare molto, una volta sottoterra.”

A capitoli alterni – voce di lui, voce di lei – si dipana ai nostri occhi la loro storia, fatta di piccole cose buone, gesti semplici , tenerezza.

Prima di Jack, giovanissima, Ruby aveva sposato John, attaccabrighe, violento e rozzo. E come spesso accade, è forse grazie a questo errore madornale che poi Ruby può riconoscere il valore di Jack, tanto più grande lei, non bello, non brillante, timido ma dall’animo gentile, e con uno sconfinato e rispettoso amore per lei. Jack la proteggerà: cosa chiedere di più?

Senza sentimentalismo, senza sdolcinatezze, con pennellate di sola verità, Kaye Gibbons compie il miracolo di raccontare ciò che è umile e quotidiano, e per questo prezioso.

Chiunque abbia perduto una persona cara, non potrà non commuoversi…

Probabilmente chi abbiamo perso non riempiva il congelatore con l’arrosto. Ma non importa: il dono – in altre forme, altri sapori – ci è stato preparato ugualmente, e con moltissima cura. Non debba mai arrivare il giorno in cui non riusciremo più ad aprire la memoria, proprio come fosse il congelatore di Jack, per recuperare i nostri pacchetti . Porzioni d’amore e di insegnamento, senza alcuna scadenza.

Luisella Pacco

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2011 con tag , .

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