NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Luglio-Agosto 2008 LA PARETE di Marlen Haushofer

Marlen Haushofer “La parete” Tascabili e/o, 1992

Se mi chiedeste il perché di questo articolo, non saprei rispondervi. Non è frequente, forse nemmeno utile, scrivere di un libro scivolato nell’oblio. In alcune librerie ve lo procureranno. In altre non si prenderanno nemmeno la briga dell’ordinazione. Una commessa, con gli occhioni abbacinati dallo schermo del suo computer, vi dirà che è fuori catalogo e passerà al cliente successivo. Voi resterete da parte un attimo, smarriti, come derubati di qualcosa.

Nata nel 1920, Marlen Haushofer ebbe una vita normale e una prematura morte. Per lei la scrittura era sul tavolo di cucina prima che marito e figli si alzassero. Nel 1963 pubblica il suo libro più noto, La parete, che conquista il Premio Arthur Schnitzler ma non il successo di pubblico. Per Marlen almeno è una vittoria domestica (“Adesso a casa mi lasciano un po’ più di pace per lavorare”)

Il romanzo viene clamorosamente riscoperto solo con la ristampa del 1983, diventando addirittura di culto. La critica lo avvicina al Robinson Crusoe. Ma Marlen non lo saprà mai. È già morta, di cancro, nel 1970.

L’ultima bellissima pagina del suo diario (la troverete nella postfazione) è dedicata al non sense della vita, eppure le parole non sono tristi: “Non ti preoccupare: tutto sarà stato invano, come per tutti gli uomini prima di te. Una storia del tutto normale

A leggerlo bene, La parete è esattamente come la vita: nonostante il bizzarro, quasi fantascientifico inizio, è una storia basata proprio sull’accettazione di quel non senso e sul suo superamento coraggioso e caparbio.

La protagonista, senza nome, è in montagna, ospite nello chalet di una coppia di cugini che un giorno scendono in paese. Lei resta in casa con il cane. Trascorrono le ore, e loro non tornano, non tornano più. Preoccupata, prende la strada per andare a cercarli. A un certo punto sbatte contro una parete liscia e trasparente che le impedisce di proseguire. È sorta dal nulla e si alza altissima –solo le nuvole possono varcarla– lungo un perimetro ampio che la protagonista passo passo scoprirà, atterrita. Oltre la parete, ogni cosa è immobile. Esseri umani e bestie sono diventati di pietra. Sul terreno non si muove un insetto.

Le possibilità sono due. Impazzire guardando ossessivamente oltre l’infrangibile. Oppure voltarsi, annusare l’aria, aprire le mani, prendere il controllo del tanto, del bello che rimane. E viverci con l’autenticità che prima non sarebbe stata possibile. Poiché quando si è schiavi della compagnia, degli affetti, dei rancori, degli orologi, delle comodità, dell’immediatezza, si finisce per mentire continuamente: a se stessi, agli altri, alle cose.

Farsi domande angosciose o sperare di essere ritrovata, sarebbe solo un inutile spreco di energia. E la protagonista sceglie la seconda opzione. Non attenderà soluzioni esterne, si darà da fare contando solo su di sé.

La Natura, dell’ampia fetta di montagna rimasta a disposizione, le fornirà il necessario. Nella frugalità disciplinata, nel lavoro durissimo che le spezzerà le spalle, nella riscoperta del Tempo vero e nell’uso sapiente delle stagioni, la donna imparerà a sopravvivere. Vivere sopra, infinitamente sopra il livello meschino, alienante e lerciamente confortevole a cui era abituata prima. A cui siamo abituati tutti.

Credetemi: l’ho invidiata.

La invidio quando la luna le cade sul viso nell’imperfetto silenzio delle notti del bosco, quando si sveglia all’alba per affaticarsi di lavoro, quando il cane Lince le trotterella al fianco accompagnandola nelle esplorazioni; la invidio quando beve il latte appena munto della mucca Bella, grasso caldo e saporito, e quando la aiuta a far nascere il vitellino.

È un’invidia profonda e benevola, simile alla nostalgia, come se un’ancestrale parte di me ricordasse di aver già vissuto queste cose semplici, le mattine laboriose e lucenti, le notti fredde ruvide e stellate.

Quanti secoli fa è stato? Eppure ancora mi appartiene.

Metafora della solitudine, hanno detto in molti parlando di questo libro. E forse poteva essere così quarant’anni fa. Ma vale anche oggi? Cambia il mondo, cambia il clima. Cambiano anche le metafore, come i frutti.

Oggi questo libro non è (o non è soltanto) questo. È una lezione su quello che dovremmo tornare ad essere, sulle radici perdute che ancora palpitano nei nostri muscoli; una lezione sulla caccia, quando era dolorosa ma necessaria, non ancora uno sport per imbecilli annoiati e senza cuore; una lezione sulla fatica della semina e sulla gioia del raccolto. Una lezione su quanto sia bello difendere amorevolmente la terra che abitiamo.

Ma soprattutto una lezione affinché ciascuno di noi impari ad accettare la sua parete, qualunque essa sia (malattia, amore perduto, progetto fallito, sogno infranto). Non sbatterci la testa, dice Marlen, bensì datti da fare con le risorse che ti rimangono. Se al di là della parete tutto è morto, qui tutto è vivo: tu puoi, e devi, fare del tuo meglio. Anche se fosse invano, come lo è stato per tutti gli uomini prima di te.

Luisella Pacco

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4 commenti su “Luglio-Agosto 2008 LA PARETE di Marlen Haushofer

  1. Elisabetta Tomazzolli
    3 gennaio 2016

    È una bellissima recensione Luisella. A me il libro ha trasmesso gli stessi pensieri. Lo lessi qualche anno fa, scoprendolo per caso in biblioteca, perché questo non è un libro che la gente ti consiglia…è una scoperta personale.

    • Luisella Pacco
      5 gennaio 2016

      Grazie Elisabetta!

  2. christian
    3 aprile 2016

    ciao, ho appena finito questo libro, suggerito da Luca Mercalli nei suoi saggi sui cambiamenti climatici. mi aspettavo forse qualcosa di diverso, forse un libro di fantascienza vero e proprio. ma gli aspetti che hai evidenziato nella tua ottima recensione sono verissimi (in particolare mi ha colpito il finale e la tua interpretazione odierna della parete di ognuno di noi) e hai colto in pieno il messaggio che questa scrittrice ha lasciato all’umanità. o a chi saprà coglierlo. grazie di averne parlato e complimenti. Christian

    • Luisella Pacco
      6 aprile 2016

      Grazie mille per il commento. L’ho approvato e pubblicato immediatamente ma riesco a ringraziarti solo oggi per ragioni tecniche. Ciao!

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2008 con tag .

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