NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Giugno 2009 PERDAS DE FOGU di Massimo Carlotto

Massimo Carlotto e Mama Sabot “Perdas de fogu” 2008, edizioni E/O (collana Noir Mediterraneo)

 

Com’erano rassicuranti i gialli e i noir in cui la demarcazione buoni/cattivi era ancora possibile. Il lettore chiudeva il libro sollevato da un peso: la legalità trionfava e la giustizia si stendeva luminosa sul mondo…

Oggi quei teatrini in cui il colpevole è uno solo, fanno soltanto ridere.

Oggi uno scrittore noir che si rispetti non deve cullare il suo lettore con la favola che il male stia tutto da una parte. No, deve levargli la terra da sotto i piedi, deve minargli tutte le certezze. Perché soltanto così, forse, il lettore diventerà un cittadino meno ingenuo, meno complice – e il cielo sa quanto bisogno ci sia di cittadini meno ingenui e meno complici…

Massimo Carlotto assolve a questo compito.

Perdas de fogu – (letteralmente Pietre di fuoco), dal nome del paesino sardo che ospita la base militare dove vengono svolte pericolose esercitazioni di guerra – è un romanzo d’inchiesta sull’inquinamento da nanoparticelle. Sentite spesso nominare, e altrettanto spesso rimaste sconosciute…

È la protagonista femminile, Nina, a spiegarci esattamente il problema.

L’uranio impoverito di per sé non è così radioattivo da essere dannoso per la salute. Il problema nasce quando viene sparato (…) I proiettili all’uranio raggiungono temperature elevatissime e per questo hanno una capacità perforante straordinaria. (…) raggiunge i tremila gradi e non ha difficoltà a penetrare corazze di carri armati e autoblindo. A quelle temperature però il materiale si polverizza, trasformandosi in un composto di veleni che una volta respirati si depositano nelle ossa, nei reni, nel fegato, nei polmoni, nel grasso e nei muscoli delle persone. Il termine corretto è sublimazione. I bersagli passano direttamente dallo stato solido a quello gassoso senza prima diventare liquidi. Goccioline finissime, che agiscono come un vero aerosol, si diffondono nell’ambiente e, una volta respirate, impiegano sessanta secondi a raggiungere il sangue superando come niente la barriera dei polmoni. Dopo sessanta minuti hanno già invaso il fegato”. Queste nanoparticelle “sono fonti eterne di malattie perché il corpo non è in grado di eliminarle. Intorno a ognuna si crea una granulomatosi, una minuscola infiammazione che può rimanere così per sempre oppure degenerare in una forma tumorale”.

Il protagonista maschile, Pierre Nazzari, un disertore ricattato e costretto a fare il lavoro sporco per servizi segreti o altre forze più o meno oscure, viene obbligato a spiare Nina che si è spinta troppo in là con le sue ricerche… Sullo sfondo, loschi faccendieri e un mondo politico da brividi…

Perdas de fogu è anche fiction, ma non solo fiction: è la denuncia coraggiosa di un problema che in Sardegna esiste davvero. Troppe e troppo strane, le malattie, nella zona del poligono di Salto di Quirra…

Un romanzo d’inchiesta difficile e delicato, che Carlotto ha realizzato con pazienza certosina insieme ai suoi collaboratori riuniti sotto il nome di Mama Sabot.

In un’intervista concessa qualche mese fa a MilanoNera (firmata Alessandra Anzivino), Carlotto spiegava così lo strano nome del gruppo. “Sabot era lo zoccolo degli operai che veniva gettato negli ingranaggi per bloccare le macchine agli albori della rivoluzione industriale, e per noi ha il significato di sabotare gli ingranaggi della macchina delle menzogne che ci vengono propinate ogni giorno. Sabot viene chiamato anche il bossolo dei proiettili all’uranio impoverito e questo ha stretta attinenza con la nostra inchiesta e il nostro romanzo”

Mentirei se dicessi di conoscere tutta l’opera di Carlotto, che è abbastanza vasta.

Prima di Perdas de fogu ho letto soltanto Niente, più niente al mondo (drammatico e folle monologo di una madre che ha appena ucciso la figlia), Arrivederci amore, ciao (una dannata redenzione, se è consentito l’ossimoro; storia un amorale, una carogna, che intrallazzando e uccidendo riesce paradossalmente a ricostruirsi una verginità sociale e una buona reputazione) e L’oscura immensità della morte.

Quest’ultimo in particolare è un noir agile, essenziale, crudo: una puzzle dell’ossessione dove al fine ogni pezzettino s’incastra. E soprattutto è spietatamente vero per quel che attiene l’ambiente del carcere (Carlotto, in gioventù accusato di omicidio e al centro del più controverso e lungo caso giudiziario mai capitato in Italia, ha subito undici processi ed è stato in carcere sei anni; se vi interessa, tutta la storia è narrata ne Il fuggiasco).

Ne L’ oscusa immensità della morte ci si chiede chi sia la vera vittima, e chi il vero colpevole. Silvano Contin ha perduto moglie e figlio in una rapina. Medita vendetta contro Raffaello Beggiato, condannato all’ergastolo. La galera per Silvano non basta, non lo soddisfa. L’occasione arriva quindici anni dopo, quando Beggiato si ammala di tumore e chiede la grazia. Silvano viene contattato dall’avvocato, come vuole la prassi, affinché dica se è favorevole o meno al perdono. Inizia per lui, già chiuso in se stesso e pazzo di dolore, un’ulteriore discesa nella follia. Un vendetta crudelissima si abbatterà su Beggiato, sul suo complice, sulla moglie del complice…

E dunque? È da considerarsi più grave aver ucciso involontariamente una donna e un bambino nei momenti concitatissimi di una rapina, o la vendetta e l’omicidio perpetrati freddamente, dopo anni, con premeditazione, godimento, senza un briciolo di rimorso né pietà alcuna?

Queste opere di “narrativa pura” di Carlotto sono infinitamente superiori, da un punto di vista letterario, rispetto a Perdas de fogu.

Ma forse lo stile più grossolano è un prezzo che Carlotto paga volentieri alla soddisfazione di lavorare in gruppo, di raccogliere informazioni (1500 pagine di dati, tutti da verificare, incrociare e poi, solo poi, trasformare in materia narrativa), di denunciare gli oltraggi alla nostra salute da parte di chi dovrebbe invece difenderla.

Perdas de fogu lancia un grido: attenti, la guerra uccide anche molto prima e anche molto dopo il conflitto, e anche molto lontano da dove il conflitto si consuma.

La guerra uccide anche dove e quando non c’è.

Un’ultima precisazione. La recensione non inganni: Perdas de fogu non è il più recente romanzo di Carlotto. L’ultimo (anche questo romanzo d’inchiesta) è L’albero dei microchip, scritto a quattro mani con Francesco Abate (com’era stato per Mi fido di te) e uscito per Edizioni Ambiente, collana Verdenero. Un noir di ecomafia che denuncia come l’Africa venga indecentemente utilizzata come discarica.

Ancora una volta Massimo Carlotto si mette tra noi e il mondo, quasi fosse una lente di ingrandimento e di verità. E quello che si vede attraverso, non è bello per niente.

Luisella Pacco

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2009 con tag .

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