NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Giugno 2007 CURRICULUM ATIPICO di Fabrizio Buratto

Fabrizio Buratto “Curriculum atipico di un trentenne tipico” 2007 Marsilio (collana Le Maschere)

Contro il precariato, l’arma dell’ironia

Scrivere il proprio curriculum vitae lascia sempre un po’ sgomenti. Nella sua grottesca e striminzita griglia, non c’è spazio per ciò che davvero ci distingue: amicizie, amori, sorrisi, lacrime, canzoni, sogni…

Anche Wislawa Szymborska, Nobel per la letteratura nel 1996, in una sua poesia ha genialmente colto e irriso lo stile asettico dei cv.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso

e ti evitassi.

Fabrizio Buratto, nato ad Alessandria nel 1974, ha deciso di non evitarsi.

Dopo aver scritto centinaia di curricula freddi e impersonali, ai quali a malapena riceveva risposta, si è reinventato un curriculum tutto suo, dove ogni consueta voce (nome, cognome, residenza, studi…) si dilata in una testimonianza di aneddoti incontri emozioni. Un Curriculum atipico, appunto.Così atipico che è diventato un libro, recentemente presentato anche a Trieste, al Caffè San Marco.

Al di là del simpatico espediente letterario, questo è un libro meritevole perché tratta con la sapienza dello humour un problema attualissimo: il precariato.

Buratto, come molti, è passato attraverso decine di occupazioni, tutte all’insegna dell’incertezza. “Dal co.co.co, al co.co.pro, al cu.curu.cu.cu.paloma”, scherza con disincanto.

Quella dei precari è un’esistenza tutta particolare. Per loro non c’è un futuro come lo si intendeva un tempo, ma solo un eterno presente, una serenità fittizia, arraffata di giorno in giorno, senza mai costruirne una più solida. L’esempio più ovvio: niente mutuo (“… Lei che garanzie può offrirmi?”)

Attualmente Buratto è in un periodo di grande attività, svolge due lavori e corre da mane a sera. Ma cosa accadrà alla scadenza del contratto? Per dirla con le sue stesse parole: “E poi chissà quale lavoro, quale città, chissà chissà trallallero trallallà”

E Curriculum atipico non è solo questo, spiega l’autore. “Quello del lavoro è un aspetto importante ma non centrale”. Il libro è anche sfogo intimo (“scrivere per me è un bisogno fisiologico”), un continuo scavare dentro di sé. Sgorgano così desideri, malumori, frustrazioni, scelte. Uno spaccato emotivo, oltre che esperienziale, in cui può ritrovarsi tutta una generazione, accusata di non voler mai crescere, eppure defraudata della concreta possibilità per farlo.

Finché poi ci si ritrova trentenni e oltre, con alle spalle un vortice confuso di momenti fin troppo attivi e di altri fin troppo spenti: “La vita ha i suoi percorsi, disorganicamente reali. Di tanto in tanto presenta il conto e non fa sconti sui tempi morti e i giorni persi.”

Una lettura graffiante, divertente e amara.

Luisella Pacco

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Un commento su “Giugno 2007 CURRICULUM ATIPICO di Fabrizio Buratto

  1. fabrizio buratto
    20 agosto 2012

    Grazie Luisella, per avermi segnalato l’apertura del tuo blog. Dal mio Curriculum atipico è passato un lustro, e ormai le parole “precari”, “precariato”, mi escono dalle orecchie. Da allora la situazione è peggiorata, tanto che il termine “lavoratori atipici” è caduto in disuso. Ora non c’è nulla di più tipico che essere precari. Monti ora parla di una generazione “che sta pagando un prezzo troppo alto”, ma ormai le generazioni sono due: la mia e quella dei miei fratelli minori, i veri giovani di oggi.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2007 con tag .

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