NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Febbraio 2008 LA VERSIONE SPAGNOLA di Alberto Ongaro

Alberto Ongaro “La versione spagnola” 2007, Piemme

È un ordinario, accidioso lunedì mattina, quando Massimo Senise, scrittore un po’ in crisi ma già affermato e tradotto nel mondo, ancora in pigiama apre la porta per ricevere un pacco. Arriva da Madrid e contiene dieci copie della versione spagnola del suo ultimo romanzo.

Lo scrittore si immerge nella lettura – può farlo, conosce lo spagnolo – per gustare e verificare come sia stato reso il suo lavoro nell’altra lingua.

Ma succede qualcosa di inaspettato.

La traduttrice, tale Magdalena, si è permessa una libertà che un traduttore non dovrebbe permettersi mai. Ha cambiato le carte in tavola, ha aggiunto un personaggio, Marta, una ragazza che caminaba en la orilla triste y sin peso como una sombra.

Da dove esce questa Marta? E chi mai l’ha scritta questa frase (che pure, ammette Senise, suona magnificamente)? Non lui, ne è certo.

Ma invece di sentirsi furioso come sarebbe lecito, è quasi sedotto dalla ragazza, da questo fantasma che camminando sulla battigia entra ed esce dal suo libro.

Proseguendo nella lettura, Senise si accorge di altre incongruenze che, parola dopo parola, sembrano comporre un messaggio finale a lui diretto: Marta muere por tu culpa.

Sicuramente non è un caso. E non può trattarsi di disattenzione o scarsa professionalità da parte della traduttrice che in tutto il resto del libro dimostra stile e competenza.

La sconosciuta Magdalena quindi gli sta muovendo consapevolmente una precisa accusa personale.

C’è una Marta che muore per colpa mia?” si chiede Massimo, ormai totalmente coinvolto da questo enigma e sinceramente preoccupato. E se sì, chi è? C’è mai stata una Marta nella sua vita, una donna che lui abbia fatto soffrire a tal punto da causarne la morte? E soprattutto, è già morta o gli resta del tempo per salvarla?

La versione spagnola – ultimo romanzo di Alberto Ongaro (nato a Venezia nel 1925, sceneggiatore giornalista e scrittore, una vita piena di avvenimenti, una fantasia larga e vorticosa) – a suo modo è un giallo. Ovvero, addensa un numero sufficiente di segreti per poter, come si dice, “inchiodare” (dolce crocefissione) il lettore fino all’ultima pagina.

Ma è anche altro: per risolvere il mistero occorre non soltanto (la mossa più ovvia e concreta) contattare la casa editrice spagnola, ma anche ripercorrere labirinti del passato e lasciar emergere dall’inconscio scene mai rielaborate, ricordi mai coltivati.

Ed è così che il romanzo diventa un libro sugli affetti, sulle paure, sulle nostalgie e le meraviglie che ci portiamo dietro, sepolte.

Senise – quest’uomo maturo e ormai poco ispirato dalla vita, tanto che probabilmente non scriverà più – decide di partire. Prima ancora che per la Spagna, dove poi volerà in cerca di Magdalena, parte per un pellegrinaggio tutto suo, dolce intimo difficile.

Viaggia in angolini d’Italia che gli sono appartenuti: va in montagna, nel luogo mai più visitato delle vacanze infantili, dorme in un letto che lo aveva ospitato bambino, si arrampica di notte su un albero su cui sono incisi vecchi nomi mai più pronunciati; e poi a Murano, dove cerca un giardino che ha cambiato dimensioni e proprietario.

In questo vagabondare, smarrisce (o ritrova?) se stesso in un gioco di rimandi, nodi disciolti, convergenze.

E in questo libro ce ne sono abbastanza, di convergenze, perché persino la sottoscritta sia rimasta sconcertata quanto il protagonista.

Nel romanzo appare due volte, anche se solo per un istante, una Pallotti Pacco, signorotta della ricca borghesia, pseudoscrittrice per colmare la noia da salotto: detestabile, a dire il vero, e non aspiro a somigliarle.

Tuttavia, io – che mi chiamo Pacco e ho conosciuto dei Pallotti (tra cui la figlia di nome… Maddalena) proprio in un luogo di vacanza simile a quello visitato da Senise nel suo viaggio a ritroso, e spesso ho scherzato sull’imprescindibile requisito di avere un doppio cognome come questo per far bella figura negli ambienti letterari di questa buffa città – ebbene, io sono rimasta senza fiato…

Chiedo scusa ai lettori di Konrad per questa parentesi tutta privata ma è suggestivo, efficace e in qualche maniera determinante, che si sia verificata questa coincidenza.

Perché proprio quello della coincidenza è un argomento carissimo ad Alberto Ongaro, insieme all’altro (altro? o sono forse due facce dello stesso mistero?): quello pirandelliano dei personaggi che prendono vita; o della persona che si scopre personaggio nelle mani di qualcun altro, con un senso di terrore e poesia insieme.

Temi che Ongaro ha già indagato, superbamente, nel suo libro più famoso, La taverna del Doge Loredan, e un po’ anche negli altri.

Un filo di domande che questo autore non smette mai di ricamare.

Ma ne La versione spagnola c’è una domanda in più, una riflessione sulla scrittura; anzi, sull’etica della scrittura.

Fermo restando che ogni romanziere è un ladro di vite altrui (concetto non nuovo), fino a dove può spingersi questo furto prima che qualcuno ne paghi le conseguenze?

 Luisella Pacco

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2008 con tag .

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