NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Dicembre 2009 – Gennaio 2010 STUPORI E TREMORI di Amélie Nothomb

Amélie Nothomb “Stupore e tremori” 2006, ed. Guanda (trad. Bruno B.)

Cercando informazioni su di lei, ascoltando commenti e leggendo blog che la riguardano, vi imbatterete spesso in una frase, tanto stupida quanto abusata. La frase (anzi, la sentenza) è “O la si ama o la si odia!”. L’oggetto di tanta lapidarietà è Amélie Nothomb.

Personalmente ritengo molto raro che un autore possa essere oggetto di solo odio o di solo amore. C’è del bello e c’è del brutto in tutti (o quasi). Le opinioni così nette sono figlie della pigrizia. Come diceva Henri Poincaré, “Dubitare di tutto o credere in tutto sono due soluzioni egualmente comode che ci dispensano, l’una come l’altra, dal riflettere”.

Eppure viene da chiedersi perché Nothomb risvegli sentimenti tanto estremi.

I suoi detrattori solitamente la accusano di scrivere libri smilzi, dall’interlinea troppo generosa e ampi spazi bianchi nel bel mezzo delle pagine; insomma, libri furbi in cui un racconto viene gonfiato per essere venduto col nome (e col prezzo) di romanzo. Viene accusata anche di aver costruito attorno a sé, con l’abilità del più scaltro esperto di marketing, un personaggio bizzarro e stravagante: pallore accentuato, sguardo un po’ folle, aria vagamente vampiresca, abiti neri, enormi e buffi cappelli. Come se non bastasse, la leggenda dice si cibi solo una sola volta al giorno, esclusivamente di banane sfatte e cioccolato bianco… Ce n’è abbastanza per un fumetto vivente che poco ha a che fare con la letteratura.

I suoi estimatori, d’altro lato, la amano per la disciplina ferrea, che la porta a scrivere tutti i giorni – ma proprio tutti – dalle quattro alle otto del mattino; per la puntualità con cui, anno dopo anno (il fatidico primo di settembre) dà alle stampe un nuovo romanzo; per la fedeltà al suo primo e unico editore, Albin Michel, di cui ha fatto la fortuna; e infine (ma è la ragione più importante) per la sua umiltà. Chiunque l’abbia incontrata, vista ed ascoltata alle presentazioni dei suoi libri, si è trovato di fronte ad una donna garbata che risponde alle domande con disponibilità e cortesia. Vi sembra poco? Al giorno d’oggi diventa spocchioso persino lo pseudoscrittore che pubblichi di tasca sua la  lista della spesa, ritenendola un capolavoro. Mentre lei, Amélie – una vera star in Francia, milioni di copie vendute in quaranta paesi diversi, premiatissima – è modesta e rispettosa. Basterebbe questo a far pendere subito e per sempre la bilancia dalla parte dell’amore.

Visto che Amélie è ormai giunta a diciassette romanzi e molto altro (novelle, racconti, pièces teatrali), dubito che, liberamente pensandone bene o male, qualcuno di voi non la conosca ancora. Ma se così è e se vi viene voglia di addentrarvi nel suo strano mondo, vi consiglierei di iniziare da Stupore e tremori. Pubblicato nel 1999 e giustamente premiato con il Gran Prix du Roman de l’Academie Française, deve il suo curioso titolo ad una norma dell’antico protocollo imperiale nipponico, che prevedeva ci si rivolgesse all’imperatore con stupore e tremore, appunto.

Sfacciatamente e deliziosamente autobiografico, persino nel nome scelto per la protagonista, il romanzo racconta l’infelice esperienza lavorativa che Amélie Nothomb ha patito in Giappone nel 1990. Perfettamente bilingue (“parlo il fraponese”, dice di sé, per sottolineare quanto francese e giapponese siano per lei egualmente naturali), Amélie viene assunta come traduttrice in una grande azienda di Tokyo, la spaventosamente potente Yumimoto. Ma poi, non solo le viene impedito di fare la traduttrice (anzi, in un crescendo di paradossi le viene ordinato di dimenticare il giapponese!) ma viene svilita nei compiti più inutili e degradanti fino ad arrivare al “traguardo” di addetta alle toilettes… A salvarla saranno la fantasia e un molto nipponico senso dell’onore.

Gioiellino di prosa asciutta e ironia tagliente, Stupore e tremori vi conquisterà.

Attenzione però. Se siete sempre stati dirigenti di qualcosa, direttori, funzionari, capi e o capetti, insomma, se c’è qualcuno al di sotto di voi che potete far tremare con un sol cenno, questo libro non fa per voi. Non lo capireste. Ma se vivete (o avete vissuto, e siete abbastanza intelligenti da non averla dimenticata) l’esperienza tragicomica ed emozionante di non contare assolutamente n-i-e-n-t-e, il surreale privilegio di essere l’ultimo degli ultimi, se vi siete impegnati con scrupolo in incombenze che vi erano state affidate e che pure non avevano alcuna logica, se avete fatto migliaia di fotocopie tanto da carezzare la fotocopiatrice con tenerezza di sorella, se siete stati almeno un po’ vittime di mobbing (non quello gravissimo, un mobbing gentile, quel tanto che basta per dubitare di esistere), allora… allora sì, Stupore e tremori vi sarà caro per sempre!

Luisella Pacco

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2009 con tag , .

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