NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Dicembre 2008 – Gennaio 2009 DIO DEL SAGITTARIO di Simone Togneri

Simone Togneri “Dio del Sagittario” Edizioni L’età dell’Acquario, 2006

È domenica, la prima di quaresima. La città, Firenze, è ammaliante e cupa.

In un teatro viene trovato assassinato un uomo. Legato ad una colonna e trafitto da frecce, proprio come San Sebastiano. Anzi, per l’esattezza, tutta la scena è studiata affinché somigli nei minimi dettagli al San Sebastiano del Mantegna.

A condurre l’indagine è il commissario Mezzanotte, che chiede subito l’aiuto dell’ex collega Simòn Renoir. Anni prima, Renoir ha lasciato la Polizia ed è diventato docente di storia dell’arte a Venezia.

È proprio lui a intuire subito che, in questa storiaccia, religione arte e morte sono unite, e che quell’omicidio non resterà il solo.

A dargli maledettamente ragione arriva la seconda vittima, la domenica successiva. Stavolta viene riprodotto, in modo spaventosamente ineccepibile, il martirio di San Lorenzo, arso vivo sulla graticola, e in particolare come è stato rappresentato in un bassorilievo in bronzo eseguito da Donatello.

La terza domenica, la terza vittima restituisce lo strazio antico di San Bartolomeo, scorticato dal mento all’inguine, proprio come lo dipinse Giovanni Da Milano nel 1353.

Se vuoi vedere il polittico, è qui vicino, a Prato, nel chiostro di San Domenico” spiega Simòn all’amico Mezzanotte. “In una delle formelle che lo compongono, è rappresentato anche il martirio di San Bartolomeo. Ti posso assicurare che nell’opera la posizione del corpo e la procedura di scorticamento sono identici”

Le indagini sono difficili, la polizia è sotto pressione.

Eppure, è l’ormai fuoriuscito Simòn a sentire di più il peso dell’orrore, ed è lui che più degli altri rivive con angoscia gli anni che si credevano passati, quelli in cui Firenze e Mostro erano un binomio inscindibile…

Della trama, non vi svelo di più…

Però vi dirò questo.

Se Simone Togneri fosse nato, ad esempio, negli Stati Uniti, e avesse scritto il suo romanzo in un appartamentino di New York o in una casa di campagna del Connecticut o dove preferite collocarlo con la vostra fantasia, sicuramente io non ne parlerei. Sarebbe inutile. A quest’ora ne avrebbero parlato già tutti, il suo romanzo avrebbe venduto milioni di copie e probabilmente un noto regista ne avrebbe tratto un film.

Ma, si sa, a ognuno il suo destino.

Simone è nato 34 anni fa a Lucca, dove lavora nel settore dell’arredamento. Col libro, parliamoci chiaro, ha guadagnato quello che un autore di best seller spende in… caramelle?

Questo però, tranne che al suo commercialista, non importa a nessuno.

Certo non a noi lettori, piccoli naviganti delle emozioni, noi sul divano di casa, noi a letto con la fronte scaldata dalla lampadina. A noi, Dio del Sagittario, sua vigorosa opera prima, piace.

Mi sento assolutamente sincera nel dirlo, proprio perché non amo il genere thriller. Tra le mie mani questi romanzi fanno quasi sempre una brutta fine. Lettrice snaturata, il vagito delle prime pagine non mi commuove e non mi persuade. Nove volte su dieci, li abbandono.

Dio del Sagittario, non l’ho lasciato. Una serie di ragioni ci sarà.

La prima, e la più importante: gli incontri. I molti personaggi sono quasi tutti verosimili, vivi, screziati nell’anima, cangianti nell’umore (non lo siamo anche noi? buoni e perversi, forti e stanchi, vittime e carnefici, tutto penosamente mescolato insieme?).

Hanno un passato alle spalle, un fantasma di dolore o di amore o di assenza che cammina loro al fianco.

Togneri lo sa, che un personaggio – per essere attendibile e profondo e non una sagoma frettolosamente ritagliata – deve esistere prima durante e dopo il libro, viverne al di fuori, conservare i suoi segreti.

La seconda ragione: il romanzo è scritto bene. Dovrebbe essere scontato per qualsiasi opera trovi pubblicazione ma, purtroppo, scontato non è…

La terza: Dio del Sagittario è, sì, raccapricciante (non lo legga chi è delicato) ma non pecca di quel gratuito gusto del macabro che lo avrebbe reso grossolano.

La quarta: chi ha ideato questo intreccio, poteva permetterselo. Non si è arrampicato sugli sdrucciolosi specchi delle cose che non sa. Togneri è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Concludo con due energiche tirate d’orecchi.

Una, a chi in casa editrice ha imposto il prezzo, a mio parere eccessivo per un libro in brossura scritto da un esordiente. Lo stesso autore voleva che fosse tenuto molto più basso, ma la sua saggia richiesta è rimasta inascoltata.

L’altra, a chi si è occupato dell’editing. Non è a errori di grammatica che mi riferisco, ci mancherebbe. Ma tenere salde le redini di un romanzo non è facile: ripetizioni o lievi incongruenze narrative possono sfuggire. Non mi spiego come mai chi per mestiere gli errori deve vederli, non li abbia visti.

Piccole pecche a parte, Dio del Sagittario merita un’appassionata lettura. Se vi piacerà, non resterete a lungo orfani dei suoi protagonisti.

Un prequel, un sequel, prima o poi arriveranno… Scommettiamo?

Luisella Pacco

 

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD Recensioni 2008 con tag .

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