NASCONDERE QUALCOSA

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto" (Calvino)

Febbraio 2012: Portone

portone2015Quest’uomo, la nostalgia addosso come fosse un abito. Quest’uomo, le mani in tasca, prende la stessa strada ogni giorno, prima di andare in ufficio. Passa davanti a una casa fatiscente, la casa dove i genitori sono stati bambini, e poi sposi, e adulti e vecchi. E dove lui stesso è nato. E gli zii, e i nonni. Tutti, tutti sono vissuti in quella casa. Tre generazioni esistite, tre generazioni scomparse. Da non crederci.

Passa. Si ferma. Non può evitare di farlo. Per inventarsi un gesto normale tra la gente che corre, finge di accendersi una sigaretta, aspirando il vento. Fissa quel portone chiuso da un catenaccio, intravvede il buio profondo dell’androne. Un’immagine che gli toglie il respiro.

Motivi di sicurezza, ma a lui hanno spezzato il cuore.

Quando il catenaccio ancora non c’era, qualche volta si concedeva di entrare, sostare un minuto nell’ombra, ascoltare il silenzio, e nel silenzio risate lontane, schiocco di baci e rumore di posate nei piatti.

Se fosse abbastanza scaltro, se non temesse di avere guai con la polizia o di fare brutte figure,  lo farebbe ancora. Potrebbe divellere quel lucchetto, introdursi in quella casa che sente ancora profondamente sua, con una torcia in mano salire le scale che conosce così bene, buttar giù le porte ormai fragili di tutti gli appartamenti, accarezzare gli angoli con il fascio di luce, scendere in cantina, salire in soffitta, recuperare le vecchie cose che nessuno ha sgomberato, soppesarle, odorarle. Trovare un vecchio giocattolo, ridiventare bambino. L’illusione di una carezza sulla nuca.

E se l’intero edificio crollasse proprio in quel momento, sarebbe una bella fine. Tornare in famiglia.

Osserva ancora un po’ il portone serrato, ma è tardi. Deve andare a lavorare, vivere.

Ripasserà domani. Lui lo sa che lì dentro, c’è qualcuno – ci deve essere per forza ancora qualcuno –  che lo aspetta.

elle.pi

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4 commenti su “Febbraio 2012: Portone

  1. Dario
    2 settembre 2012

    Questo è uno dei tuoi 50 mm che mi piacciono di più (mi piacciono tutti, sia chiaro). Forse perché anch’io ho provato sensazioni simili a quelle descritte nel testo. Ma anche perché il tuo testo me le ha fatte riemergere dalla memoria. E appena l’ho letto, mi sono riconosciuto, mi sono visto, in una certa via, davanti ad un certo portone che conosco bene, che non ho potuto aprire, ma che prima o poi si aprirà e mi lascerà entrare nel flusso intricato dei miei ricordi antichi.
    E poi ci sono altri portoni, in altre vie, che dovrò (ma vorrò?) varcare, per recuperare altri grovigli di ricordi.

  2. marisa
    11 novembre 2012

    Come descrivere la sensazione di recuperare l’infanzia trascorsa dietro quel portone che racchiudeva il mio mondo, i miei giochi, e le sembianze di quel prigioniero di guerra, mio padre, che libero poteva ora abbracciare tremante sua figlia, me? L’incontro, un flash, è collegato a un portone ora fatiscente come la casa intravista tra le sue fessure. Ma quanta dolcezza in questi ricordi!
    Ecco, tutti questi squarci di vita che qui si leggono sono altrettante pennellate di colore ed ogni colore è un’ intensa emozione.

  3. Rose
    25 dicembre 2012

    Vedo che stai cambiando il look del tuo sito, Luisella. Adesso sembra più… professionale, ecco. 🙂
    Per venire a questo racconto, che dire? La scrittura è la tua, sempre nitida e bella. Il contenuto mi ha messo tristezza, perchè mi sono accorta di invidiare il protagonista, per la ricchezza dei ricordi e la nostalgia che prova, per il senso di famiglia che la vecchia casa ancora gli trasmette.
    Dovrebbe essere così per tutti e invece a volte la vecchia casa è stata teatro di conflitti irrisolti, di paure, inadeguatezze, e su tutto, uno squallore che si spacciava per sobrietà. Bisognerebbe buttarle giù certe vecchie case.

    • luisellapacco
      26 dicembre 2012

      Certo, esistono sensazioni diverse riguardo alle vecchie case, edifici morenti che, come le persone, possono lasciare in chi le ha conosciute sentimenti d’affetto o meno. Non avevo mai considerato la possibilità di un senso di sollievo/liberazione/vendetta?… nel veder la casa distrutta. Potrebbe essere uno spunto per un altro racconto. Quindi, grazie 🙂
      Nel caso del mio protagonista ci sono soltanto nostalgia e amore, e lo smarrimento totale davanti a quella catena che gli preclude un intero universo prezioso.
      Riguardo al blog, sono ancora alla ricerca di un aspetto che mi soddisfi sia nell’estetica che nelle funzioni supportate. Continuerò la mia febbrile ricerca, sperando di dargli presto il suo volto definitivo.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 agosto 2012 da in KONRAD: 50mm 2012.

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